“Borgo Sud”, la storia struggente di Donatella Di Pietrantonio

Il libro è stato candidato al Premio Strega 2021

Particolare della copertina di "Borgo Sud"
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Pubblicato ore 16:00

  • di Patrizia Caporali

Un linguaggio scarno ed essenziale, parole che tratteggiano immagini intense come scatti fotografici, che si imprimono nella mente del lettore e incalzano in un intreccio carico di tensione emotiva fino alle ultime pagine. Borgo Sud è il romanzo che Donatella Di Pietrantonio fa seguire a L’arminuta, uno dei libri più belli degli ultimi anni e che forse sarebbe preferibile leggere prima di lasciarsi trasportare da quest’ultimo.

Una storia struggente ambientata tra la prorompente e selvaggia terra d’Abruzzo e la città di Grenoble, una realtà lontana, scelta intenzionalmente, nello sviluppo della trama, per mettere una distanza da quelle origini così confuse e imbarazzanti.

Due sorelle, tanto diverse e tanto unite: l’Arminuta, la ritornata, che nel libro non ha mai un nome e l’altra, Adriana, irruente, ingombrante, spesso causa di tanti sconvolgimenti; entrambe sono legate a uomini che le hanno dolorosamente ferite: l’una ha molto amato Piero, il marito dentista, nel quale ha creduto, ignorando la vita segreta di lui; l’altra ha una relazione contorta e morbosa con il pescatore Rafael da cui ha avuto il figlio Vicenzo.

Una telefonata improvvisa costringe la narratrice, che poi è l’Arminuta, a partire di corsa dalla città francese dove si è rifugiata per insegnare letteratura italiana all’università, dopo la fine del matrimonio. Una interminabile notte di viaggio, il ritorno a Pescara, precisamente a Borgo Sud, il quartiere marinaro della città, un microcosmo al tempo stesso impenetrabile e accogliente, abitato da pescatori, gente scontrosa ma ospitale, quasi una famiglia allargata, un luogo dove forse riuscirà a scoprire che cosa è accaduto alla sorella, caduta in circostanze misteriose dal tetto della sua casa.

E la storia si snoda in un susseguirsi di flashback, quasi un viaggio nei ricordi, negli eventi che hanno segnato la vita delle due sorelle da quando si sono ritrovate: gli anni di studi in cui si era rifugiata l’una, le intemperanze dell’altra, poi il matrimonio, gli abbandoni, le sofferenze, le rotture fino all’arrivo di Adriana con un bambino di cui la sorella nemmeno conosceva l’esistenza.

Arriva di notte, ritorna nella sua vita come un uragano, le chiede aiuto e ospitalità, le fa capire di essere in pericolo e, dopo un primo momento di silenzio, tutto ritorna come prima, il sentimento riaffiora, il legame di puro amore familiare si intensifica in una complicità che aiuta entrambe a superare tutte le disgrazie, le infelicità, le morti, che ingiustamente sconvolgono la loro realtà. Ognuna riesce a trovare la propria salvezza perché ha la forza e la certezza dell’altra.

E lei, Adriana, che era arrivata per chiedere aiuto, sarà invece lei a sostenere la sorella, a farle capire le crepe del suo matrimonio, a farla guardare in faccia la scomoda verità, facendola uscire da quel rapporto malato, curandole poi le ferite. Eppure anche Adriana sta vivendo con il bel pescatore Rafael un amore totalizzante, fatto di eccessi, di abbandoni e di guai, un rapporto travagliato che resiste forse solo per la presenza del bambino.

Le due sorelle insomma, sembrano avere un uguale tormentato destino che trova una sua origine nella maledizione della madre per Adriana, una vera maledizione arcaica, “Che tu possa essere maledetta per sempre… io ti ho dato il sangue e il latte, io ti maledico” e nella profezia che rivolge all’Arminuta “È un bel giovane, ma si vede che non è della razza nostra. Mi pare un po’ troppo per te, ti farà soffrire.”

In realtà quei genitori rimangono fortemente legati alla loro modesta esistenza, alle loro abitudini, a quei modi sbrigativi, ai continui rimproveri per quelle due strane figlie, una sempre con la testa sui libri, l’altra scapestrata e nomade che sparisce per mesi senza lasciare traccia.

La madre in particolare è una donna brusca, introversa che l’aveva abbandonata, per poi riaccoglierla, ma che resta sempre chiusa nel suo dolore per la perdita di un altro figlio. È una donna incapace di una carezza, una che sostituisce le parole con i gesti, ha solo poche piccole intermittenti premure e, anche nella malattia, rimane in un dignitoso, sconvolgente silenzio. Nemmeno in punto di morte si lascia andare ad un’ammissione di affetto come l’Arminuta avrebbe sperato e tanto aspettato.

La luce del giorno metterà fine alla lunga notte in ospedale, metterà fine al fiume di ricordi per accendere nuove speranze, lasciando immaginare nuovi percorsi da intraprendere con la consapevolezza del forte sentimento che la lega saldamente le due sorelle, al di là del tempo e degli eventi.

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