“L’Arminuta”, abbandono e dignità in terra di Abruzzo

Il libro ha vinto il Premio Campiello 2017

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L'autrice Donatella Di Pietrantonio
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  • di Patrizia Caporali:

Una storia struggente che, sbaragliando ogni previsione, ha vinto il Premio Campiello 2017. Un romanzo commovente, ambientato negli anni Settanta, in una terra ruvida, impervia e drammaticamente ferita da tante calamità, l’Abruzzo. È “L’Arminuta“, il lavoro di Donatella Di Pietrantonio che ci presenta una bambina affidata dai genitori poveri a una coppia di zii benestanti e rispedita poi ai genitori biologici all’età di 13 anni. Una ragazzina che improvvisamente, inspiegabilmente diventa orfana di due madri ancora vive. Smarrimento, sofferenza, incertezza e, nonostante tutto, la forza di suonare a una porta sconosciuta.

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La copertina del libro

Da qui il titolo, “L’Arminuta”, in dialetto abruzzese, la ritornata, perché rifiutata, restituita da chi lei ha sempre considerato genitori e costretta a cominciare una nuova vita, senza una precisa identità, in una realtà molto diversa dalla precedente, seppur vicina geograficamente. In Abruzzo, infatti, la distanza tra le località della costa e i paesi dell’interno non sta nella lontananza spaziale, ma nella differenza, nell’arretratezza mentale. Così, da una vita agiata vissuta nel calore della propria casa cittadina situata sul mare, la ragazzina si trova catapultata in un ambiente contadino, tra persone di cui ha sempre ignorato l’esistenza, in un clan familiare composto da padre, madre e cinque fratelli. Ad aprirle la porta di questa nuova abitazione è la sorella Adriana, più giovane di lei, abbastanza sgraziata ma molto spontanea, con la quale l’Arminuta riuscirà a creare un legame importante di protezione e affetto reciproco.

Da qui inizia il racconto che subito si carica di un pathos da fiaba e cattura il lettore con una storia di forte disagio, purtroppo comune a tante famiglie molto povere che, tormentate dal demone della miseria, non riescono a garantire un futuro dignitoso ai propri figli. E non importa che vivano nei contesti marginali delle grandi aree urbane. Queste situazioni riguardano anche persone che abitano in luoghi più piccoli, periferici, dove forse non immaginiamo che tutto ciò possa esistere.

La condizione in cui torna a vivere l’Arminuta è di forti ristrettezze, poco cibo, nessuna comodità, assoluta indifferenza tra genitori e figli. Il ritorno alla famiglia di origine è come l’improvvisa discesa all’inferno: una casa di paese, povera, buia e sporca dove si parla un dialetto che non conosce perché lei non l’ha mai parlato. Una insostenibile indigenza materiale e affettiva in cui il sentimento può essere rintracciato solo tra fratelli che si curano gli uni degli altri e danno quel senso di famiglia decisamente lontano dal padre e dalla madre. E la protagonista, che poi non ha un nome, che è sempre e solo l’ Arminuta, cerca di sopravvivere a tale dolorosa condizione, cerca di farsi amare da questi sconosciuti, si mette in discussione, tenta di scoprire il motivo per cui è stata abbandonata dai genitori adottivi.

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La campagna abruzzese

Tutta la sua forza sta nel non rassegnarsi, nel desiderio di riscatto, sta nel cercare la giusta energia, anche con la selvaggia complicità della sorella Adriana e sogna, spera, si impegna per ritrovare ciò che ha dovuto lasciare. L’Arminuta è un libro intenso nella sua drammaticità, dove traspare la desolazione tipica delle antiche miserie rurali delle famiglie abruzzesi, sebbene sia ambientato nel periodo di quel boom economico che ha segnato l’Italia; è un libro che fa riflettere e pone i lettori davanti a tante domande. Come può una madre cedere la figlia ad altri, nonostante le condizioni di difficoltà? Quale sentimento accompagna tale decisione? E come può una madre adottiva restituire questa figlia dopo più di dieci anni? Quali motivi sono così forti da spingere fino a tanto?

Donatella Di Pietrantonio affronta il tema della maternità, delle responsabilità, narra di figli e di genitori, di incontri e di abbandoni e lo fa da protagonista, parlando in prima persona, in modo dirompente ma sempre delicato davanti alla scabrosità della storia stessa, alleggerendo una vicenda altrimenti solo dolorosa che, invece, diventa esemplare. Non è affatto semplice trattare tematiche così scottanti, descrivere tutti gli stati d’animo dei personaggi che continuamente devono fare i conti con segreti e dolori, non è facile sottolineare le infinite sfumature legate a uno sguardo, a una lacrima, a un gesto quotidiano di chi è tristemente, ugualmente vittima e carnefice. L’Arminuta è un viaggio dentro i sentimenti, un libro amaro e incisivo che, senza nessuna retorica, racconta gli strappi della vita, ancorandosi a fatti che contengono in sé i sentimenti più profondi e una incredibile forza vitale.

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