Mia Pampaloni, artista giovanissima di grande talento, espone a Effetto Venezia con “Undici”

12 anni compiuti da poco, esporrà 28 opere

Foto: Facebook
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Pubblicato ore 12:00

  • di Diego Luschi

LIVORNO – La radio passa la voce di Kiskza dei Greta Van Fleet in “My way, soon” e inizio a pensare ai lavori che verranno esposti per Effetto Venezia da una “ragazzina”: si chiama Mia Pampaloni e l’evento ha come titolo proprio quel numero che ha segnato l’inizio della sua carriera artistica, “Undici” anni appunto.

Una delle opere in mostra. Foto: Diego Luschi

L’evento è la mostra che si svolgerà durante Effetto Venezia nei locali di Zaki – Creative Digital Agency (via Forte San Pietro 10) dalle ore 19 alle ore 24 (ingresso libero). Scorro le immagini piano, con un caffè nell’altra mano.

“I’ve seen many people
There are so many people
Some are much younger people
And some are so old”

“Ho visto molte persone – dice la canzone – ci sono così tante persone, alcune molto giovani e altre così vecchie” e chissà quante ne vedrà se l’arte entrerà ancor di più nelle ossa, e nello stomaco, da diventare oltreché una passione un vero e proprio mestiere. Disegnare, e dipingere, esseri umani è un fatto grande, immenso mi verrebbe da dire, perché la tecnica non basta, non può bastare, serve avere una continua e insaziabile fame per affrontare ogni impeto, serve conoscere l’empatia, la psicologia, e gli artisti che già ci lavorarono, e chissà quante altre diavolerie. Undici anni, penso, da maggio dodici in realtà, e il caffè sembra sorseggiarsi da solo.

Modigliani pare ne avesse 3/4 di più quando capì che il paesaggio non poteva essere il suo futuro artistico, il paesaggio non gli comunicava niente, e avviò così una rottura non solo con la tradizione livornese dei macchiaioli, in quel momento ai post-post-macchiaioli, ma nel giro di pochi anni col mondo intero.

“Undici”, da poco dodici, lo ripeto perché è impressionante, e nei lavori si sentono, e si vedono, tutte le strade da battere, e gli artisti da studiare, per arrivare a decidere quale sarà il proprio stile, la propria “My way”, e chissà se una sola potrà bastare alle nostre infinite contraddizioni. “Undici” in realtà, oltre a non esser più l’età anagrafica non è neanche soltanto una mostra, è un progetto, o meglio ancora, un Manifesto!

Una delle opere in mostra. Foto: Diego Luschi

Spesso si parla dell’apatia dei giovani, la filosofia addirittura si interroga sul nichilismo (Galimberti); forse la bussola non si orienta perché il Nord non è più magnetico, o perché i vecchi si ostinano a raccontare un mondo, o cercare dei valori, che non esistono più, o addirittura non sono mai esistiti; ciò che esiste, e che sempre esisterà, è l’arte, in tutte le sue forme! Ci sono dei ragazzi, e delle ragazze, al crocevia tra l’esser bambini e adolescenti, che maturano interessi diversi e si impegnano con tutte le forze per portare le loro capacità là dove l’essere umano fatica a concepirli, in luoghi così lontani che ciò che di loro rimane per noi poveri cristi è davvero poca cosa se neanche proviamo ad andare oltre. “Undici” è questo, un manifesto per i giovani talenti, un modo per trovarsi e creare energia positiva.

Cara Mia, per adesso, che tutto è in divenire, e le idee appartengono al fumo, pratica la tua capacità innata, forgiando stile e conoscenza, costruisciti il tuo bagaglio, il tuo “credo”, e verrà il momento, come dice proprio quella canzone, che avrai le tue valigie e la tua libertà.

Per maggiori informazioni visitare il sito Undici.

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