Ottavia Piccolo è Hannah Arendt: “Non esiste il male assoluto, esistono gli esseri umani che conducono al male”

L'attrice al Teatro Goldoni con “Eichmann. Dove inizia la notte”

Ottavia Piccolo è Hannah Arendt
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Pubblicato ore 07:00

  • di Patrizia Caporali

Difficile esprimere l’emozione che mi ha accompagnato durante questa intervista. Ottavia Piccolo, un’attrice dalla sobrietà raffinata che ha calcato le assi del teatro fin da bambina, segnando il panorama artistico-culturale degli ultimi sessant’anni. Se la sua dimensione è sicuramente indiscussa per quanto riguarda il teatro, non dobbiamo comunque dimenticare che ha lavorato con uguali meriti nel cinema, nella televisione ed è anche un’abile doppiatrice. Versatile, eclettica, poliedrica in ogni ruolo, incredibilmente brava, senza andare a cercare altri termini per descriverla.

Domani, 13 aprile, sarà al Teatro Goldoni (ore 21) con la sua ultima opera “Eichmann. Dove inizia la notte” (insieme a Paolo Pierobon), un atto unico di un altrettanto geniale Stefano Massini col quale Ottavia Piccolo sta collaborando da una quindicina di anni, in un rapporto simbiotico di interpretazione e di intenti.

Hannah Arendt e Adolf Eichmann due soli personaggi in scena che non hanno nulla di simile, una filosofa politologa e un efferato gerarca nazista che si fronteggiano in un dialogo feroce per indagare un percorso spietatamente rivolto allo sterminio degli ebrei. Ma Eichmann l’uomo che contribuisce a far scendere la notte sul mondo, il gerarca che apre le porte del male non è un mostro, come si potrebbe pensare, non è una mente superiore e perversa che accende il fuoco della violenza, è solo un banalmente normale che sconvolge non per la genialità quanto per il suo essere mediocre, gretto, opportunista.

Ho raggiunto Ottavia Piccolo per telefono, con una certa trepidazione che è svanita dopo pochi secondi perché la sua voce, la sua disponibilità hanno subito abbattuto ogni difficoltà emotiva, dando conferma della sua grandezza. Se, come dice Albert Einstein, il valore di una persona si misura secondo quanto dà e non in base a quanto è in grado di ricevere, la Piccolo è veramente un’attrice di grande valore e generosità.

Questa la mia intervista.

Sul palcoscenico lei è Hannah Arendt, come si è avvicinata a questa figura così significativa della storia?

Con molta umiltà, soprattutto, perché si tratta di una grande pensatrice, una filosofa e, per mia fortuna, il testo di Massini non richiede immedesimazione, pertanto sia Paolo Pierobon che io più che essere Eichmann e Arendt siamo il loro pensiero, le loro attitudini; quindi abbiamo tolto qualsiasi orpello e siamo ben poco riconoscibili anche visivamente. Perché questa non è la drammatizzazione del testo più famoso della Arendt “La banalità del Male”, questa la storia di due personaggi che in fondo non si sono mai incontrati. Lei era a Gerusalemme e ha assistito a tutte le fasi del processo (il processo di Gerusalemme si tenne nel 1961 e coinvolse Eichmann, n.d.r.), ma ciò che ha fatto Massini, ciò che vuole è porsi e porre delle domande, quelle domande che ognuno di noi potrebbe farsi. Come è potuto succedere? Dove comincia il male e perché comincia? Ma le risposte di Eichmann sono quelle vere, quelle riportate negli atti del processo e sono veramente spiazzanti, intrise solo di quel suo sfrenato desiderio di fare carriera, di arrivare al potere a qualsiasi prezzo. Lui si è occupato di ebrei, ma avrebbe potuto ugualmente occuparsi di zingari, di qualsiasi altra cosa; il suo bieco fine era quello di conquistare un posto nel mondo. Anche conoscendo la storia, è un uomo che fa impressione, per la terribile bassezza delle sue parole, dei suoi pensieri e se con il processo di Gerusalemme si voleva far apparire Eichmann come il Male assoluto, poiché eliminando il Male assoluto tutto sarebbe andato meglio, purtroppo non è così. Non esiste il male assoluto, esistono gli esseri umani che conducono al male.

Tornando a questi due personaggi, due mondi diversi, opposti, ma non c’è proprio mai un’opportunità, un punto di congiunzione tra i due?

No, impossibile, non c’è e non ci sarà mai un punto di contatto e tutto si racchiude proprio nell’intensa poesia dell’ultima battuta, che Massini fa pronunciare alla Arendt, “fin da quando sono piccola, quando il sole andava giù, io non guardavo come tutti mentre andava giù, io guardavo dalla parte opposta perché volevo capire dove e quando e in che momento il cielo diventa buio, volevo vedere quando comincia la notte”. Quindi ci lascia con questa cosa che l’essere umano è un abisso insondabile e non si potrà mai capire quando inizia la notte.

Lei. Hanna Arendt a un certo punto domanda: “qual è il momento preciso in cui si passa dal nulla al qualcosa, quel qualcosa che fa scaturire il male?”. Riusciamo ad avere una risposta?

Assolutamente no, perché io, in scena, sono completamente spiazzata dalle risposte di lui che poi sono le risposte di tutti i gerarchi: “eseguivamo gli ordini, se non l’avessi fatto io, l’avrebbero fatto altri”. Nella storia c’è solo una piccola scintilla di speranza, quando l’essere umano riconosce il male e sceglie di non tacere, e la Arendt porta l’esempio di Sophie Scholl, la giovane attivista tedesca appartenente alla Rosa Bianca che scelse la ribellione al regime, che decise di non voltarsi dall’altra parte, pur sacrificando la sua vita.

Nel lavoro di Massini si ripercorre la tragedia dell’Olocausto, mentre la cronaca delle ultime ore ci descrive un nuovo orrore che si sta consumando con la guerra tra Russia e Ucraina, che cosa ritiene che ancora non abbia compreso l’umanità?

Infatti, c’è una grande attualità nello spettacolo, sembra quasi che Massini lo abbia scritto pochi giorni fa, ma è la storia che si ripete, purtroppo oggi ci stiamo occupando di quanto accade in Ucraina e trascuriamo quanto si sta consumando in Siria, nello Yemen e da tante altre parti. Purtroppo l’essere umano non è ancora riuscito a comprendere l’assurdità della guerra, l’unico progresso che facciamo è fare armi più letali, dalla clava siamo arrivati alle testate nucleari in grado di disseminare morte, per distruggere l’umanità.

Riprendo il discorso su Eichmann, colui che contribuisce a far scendere la notte sul mondo, colui che apre le porte del male, è una figura che terrorizza e dovrebbe insegnare una lezione forse mai troppo compresa ma che attraverso l’opera teatrale riesce a far riflettere.

La forza del teatro dovrebbe essere proprio quella di aiutare capire. Questo non è un lavoro costruito dal regista per strappare applausi a scena aperta, il pubblico è attentissimo, quasi bloccato alle atrocità della vicenda e alla fine, dopo un momento di riflessione, l’applauso che arriva non è per premiare la nostra bravura, ma piuttosto per dire “grazie di aver fatto capire”. E questa per noi è la più importante gratificazione.

Passando ora a qualcosa di più personale chiedo a lei, Ottavia Piccolo che ha interpretato opere fondamentali del patrimonio letterario nazionale e internazionale, c’è un personaggio che è rimasto in lei più di altri o nel quale ha ritrovato caratteristiche simili alla sua personalità?

No, guardi, io sono un tipo di attrice che ha sempre cercato di rimanere non fredda, ma più distaccata perché dovevo, volevo raccontare e ogni volta ho avuto il privilegio di lavorare con grandi registi e attori che mi hanno aiutata a imparare tante cose per trasmetterle, nel modo in cui sono capace, al pubblico. Forse sono rimasta più legata ad alcuni spettacoli che ho fatto per tanto tempo, ma niente di più preciso. Ora da parecchio tempo ho preferito lasciare il teatro classico per dedicarmi a quello contemporaneo, in particolare con Massini che è molto bravo, è sorprendente e lo stimo tanto da voler continuare a lavorare con lui perché i suoi testi sono sempre una scoperta stimolante da diffondere attraverso la mia interpretazione.

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