La rubrica della Cespu: “Non esistono più i lockdown di una volta”

Terzo appuntamento con Covid and the city di Alessia Cespuglio

Grafica di Raffaele Commone
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Pubblicato ore 12:00

  • di Alessia Cespuglio

Mentre prima parlavamo di un sacco di cose, e anche di sesso, adesso parliamo solo di Covid. Ammettiamolo. Tanto vale parlarne apertamente. Uno sguardo libero e quanto possibile sorridente su quello che ahinoi sta capitando a tutti.

Per domande, contributi, stimoli ed opinioni, per un confronto divertito vecchia maniera senza che sia solo “social”, scrivete a covidandthecity2.0@gmail.com, Alessia vi risponderà.

Cari amici e care amiche

come state? Io bene tutto sommato. Mi incuriosisce molto quello che ci sta accadendo come comunità. Siamo tutti nelle stesse condizioni. Questo Covid ha unito tutti: tutti con la mascherina, tutti che si igienizzano le mani, tutti che stanno chiusi in casa.
Ah scusate, ho sbagliato. Tutti in casa no, non è vero. Quello è successo a marzo.
Quello sì che era un lockdown coi fiocchi. Ci pensate ogni tanto? Sembra assurdo ma è successo solo pochi mesi fa, poi l’estate “libera tutti”, autunno “vedrai che non riparte” e poi?
Giallo, Arancione, Rosso. E ora al contrario Rosso, Arancione e speriamo tutti nel Giallo prima delle feste.
Ma questo lockdown non è un VERO lockdown, su. Andrebbe trovato un nome migliore di “lockdown light”. Mi ricorda il famoso formaggio di Kaori. Chi non prende la citazione è perché troppo giovane, potete Googlare “formaggio di Kaori” e avrete tutte le risposte che cercate cari giovani lettori. Ma a parte Kaori, volevo parlare del fatto che a questo giro ci sono state davvero esperienze diverse in questa fase. Ho amici che per tipologia di lavoro, composizione del nucleo familiare, assenza di cani da portare a passeggio ecc… vivono una vita completamente diversa da me che, per esempio tutti i giorni c’ho da portare la bimba a scuola.
Oppure chi lavora da casa, o per esempio quelli a cui hanno chiuso l’attività. Faccio qualche esempio puramente casuale: il teatro, il ristorante, la palestra. Ecco queste persone non lavorano (ma hanno comunque una vita), mentre altre lavorano eccome. Questo lockdown da bollino rosso ha permesso un po’ la qualsiasi, diciamo la verità.

Ecco io non entro nel merito della logicità o meno della questione, della sua efficacia a livello governativo-sanitario, non scivolerò mai in quella zona grigia dove potrei essere presa per negazionista. Non succederà mai. Anzi se c’è una cosa che mi spaventa sono i negazionisti ma quello è un altro articolo “Cosa fare quando scopri di avere un amico negazionista”. Ben diverso è leggere usando senso critico quello che ci sta accadendo. Insomma, la cosa che mi ha fatto ridere è sentire di persone che davvero si sono chiuse in casa appena è scattata la zona rossa, credendo che fosse qualcosa di simile a marzo. E invece no!

Amiche e amici, non vi ha fatto strano confrontarvi con i vostri conoscenti, amici e parenti e scoprire che ognuno aveva il “suo” lockdown? Ecco, il corpifuoco quello sì non lascia dubbi: dalle 22 tutti a casa. Semplice, lineare, quasi confortante. Durante il giorno i dubbi invece sono stati tanti, pure troppi direi: ma se ANCHE il negozio di giocattoli è aperto, io che ci vado sono giustificata? Il giocattolo è un bene di prima necessità? Il concetto è stato più o meno questo: se è aperto vuol dire che ci posso andare. E se mi fermano con tre bulloni e una bambola mi faranno la multa? È stato un momento interessante filosoficamente direi: cosa è davvero importante? Se “esco” di casa devo avere un buon motivo. Ma qui si entra nella sensibilità di ognuno e delle caratteristiche specifiche della propria vita.
Prima era semplice: tutti a casa. Si capiva bene. Ora tutti a casa tranne e via con la lista delle attività aperte o delle cose “concesse” dal dpcm. E quindi? Come si fa? Semplice! Ognuno ha composto il suo pacchetto lockdown: sì figli – no cane – no runner – sì parrucchiere – no lavoro – sì shopping?
Un mio amico per esempio: no figli – no cane – smart working – runner. Mia nonna: no parenti – no runner (ahahahah) – sì badante – sì chiesa.

Le esperienze di questo nuovo lockdown sono state le più diverse. Però devo dire la verità, mi è mancato in queste settimane quel senso di condivisione che per mesi ci ha fatto sentire tutti uguali. A voi no? Dai, nel primo lockdown eravamo nella merda ma “uguali”. Credevamo che i soldi sarebbero arrivati, che lo Stato ci avrebbe pensato, che alla fine con un paio di canzoni dal balcone e sputtanando senza alcuno scrupolo le piccole evasioni del nostro vicino, avremmo superato tutto.

M’immagino già, io a 80 anni, voce roca da vecchia fumatrice: “Ho visto cose cari nipoti miei in quell’anno, l’anno del Covid. Era il 2019. No… scusate ragazzi era così: Covid-19 ma era il 2020. Dov’ero rimasta? Ah sì, io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser“.
No scusate. Questo è Blade Runner, mi piacerebbe tanto interpretarlo ma dove lo infili a teatro? Ma poi chissà quando riaprono i teatri? Ma lasciamo perdere. Ricomincio la mia fantasia. Immaginatemi un po’ come Rose invecchiata del Titanic ma più cool vi prego. Non con la cappina. Ah… quando scrivo “Ho visto gente” intendo sui social (ahahahah).
“Bene, ho visto gente che nel primo lockdown faceva del terrorismo lanciando anatemi pensando di saperne più di tutti ma senza alcun motivo, ho visto gente che continuava a dare la colpa dell’aumento dei contagi a tutti quelli che avevano un po’ più di libertà di loro, per possibilità del dpcm o per condizione. Ho visto gente postare foto di persone che tiravano due tiri di pallone in cortile infamandoli, ho visto gente che offendeva dalla tastiera chiunque li contraddicesse: parenti, amici di vecchia data, nuove generazioni, conoscenti e colleghi. Ho visto gente che postava foto di quintali di cibo e poi si lamentava. L’unica cosa bella era Rebibbia Quarantine di Zero Coso. Come si chiamava? Zero. Boh Va beh. Ragazzi erano tempi confusi, prima ci chiusero in casa tre mesi, poi diedero i numeri, Fase 1, Fase 2,  poi tutti fuori, vacanze all’estero, frontiere spalancate, discoteche aperte e poi chiuse ma  solo dopo Ferragosto. Poi tornò il freddo e i casi aumentarono di nuovo, a quel punto tirarono fuori i  colori per le regioni, tutti di nuovo in casa ma non erano proprio tutti. Alcuni. Alcuni in casa e alcuni fuori. Arrivò anche il Natale di quell’anno ragazzi. Il Natale del 2020.
– Cosa successe nonna?
– Ragazzi, quello che succedeva sempre all’epoca: pensarono a farci spendere dei soldi, ci rimbambirono di bisogni, aprirono tutto, fecero lavorare tanti. Ad un certo punto tutti sentirono la necessità di andare a sciare, e magari non c’erano mai stati ma ad un certo punto andò così, durante una Pandemia mondiale si parlò per giorni se aprire o meno le piste da sci. Ma non mi ricordo come andò a finire. I Tg dicevano che la ripresa economica ci avrebbe fatto bene.
– E poi nonna?
– Beh ragazzi, cosa volete che sia successo? Il 2 gennaio ci rinchiusero in casa un’altra volta dicendo che non eravamo stati in grado di gestire la cosa, che il virus si era diffuso ai pranzi di Natale, e non per esempio in Chiesa, o nelle file nei centri commerciali, o nelle fabbriche, sui mezzi di trasporto. Che l’economia era in ginocchio e che fummo noi, il popolo,  a non saper gestire la cosa. Che tempi ragazzi. Quelli sì che erano bei tempi.
Fine della fantasia.
Applausi.

E se davvero fra 40 anni sarà questo il tempo da rimpiangere? Ci avete mai pensato? E se il peggio dovesse ancora arrivare? E se il Covid non fosse altro che una parentesi rispetto a questioni molto più importanti da dover cominciare ad affrontare e risolvere? E se il Covid fosse un’opportunità per capire dove eravamo mancanti? Tante domande importanti.  Per esempio io a 80 anni sarò anche una bella donna? Avrò uno stile che mi permetterà di dimostrare meno degli anni che avrò? A 80 anni avrò un fidanzato? Sarà più giovane di me? La rivoluzione sarà avvenuta? Chi l’avrà fatta? Gli artisti? I ragazzi preoccupati per il riscaldamento globale? I terrapiattisti? Ditemi di no vi prego. Che se ci sarà, questa benedetta Rivoluzione, sia fatta consapevolmente, con dati concreti, prevedendo una società che non lasci indietro nessuno. Davvero nessuno.
Adesso vi lascio amici, l’immagine di me ancora bella e piacente a 80 anni mi conforta e mi esalta.
Spero che il vostro lockdown personalizzato vi soddisfi.
Fatemi sapere com’è stata la vostra zona ROSSA.
Fra qualche giorno saremo di nuovo ARANCIONI: mascherine, distanza, lavatevi le mani, non assembratevi  ma soprattutto sorridete sotto quelle mascherine che  si vede se c’avete il broncio !!!!
Scrivetemi, parliamone, condividiamo
A presto

Con amore
Una di noi

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