Al cinema: vi raccontiamo il film “Don’t worry darling”

Presentato all'ultima Mostra del Cinema di Venezia

Harry Styles protagonista del film. Foto: Glauco Fallani
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Pubblicato ore 16:00

  • di Glauco Fallani

Dopo tutta una serie di alterchi durante la lavorazione capace di attirare molta attenzione, dopo il grande successo di pubblico nelle prime settimane di programmazione negli Stati Uniti, dopo la serata di grande glamour durante la recente presentazione alla Mostra del Cinema di Venezia, è arrivato anche nelle sale della nostra città “Don’t worry darling”.

Comincio col far subito sapere che non si tratta della storia d’amore tra i due protagonisti (Florence Pugh e Harry Styles) come in molti forse si aspettavano, bensì di un tuffo in qualcosa di già visto, in un mondo impeccabile anni ‘50, fin troppo ordinato e apparentemente perfetto: vialetti impeccabili, villette rigorosamente a schiera di fronte alle quali sono parcheggiate automobili dalle perfette cromature. Mezzi di trasporto che ogni mattina vengono usati da mariti soddisfatti per recarsi al lavoro poco lontano, lasciando però le proprie mogli sorridenti da sole tutto il giorno con l’unico scopo di frequentarsi tra loro e farsi trovare perfette, loro e le proprie abitazioni, per il rientro serale degli uomini.

Florence Pugh. Foto: Glauco Fallani

Sorprendente? Assolutamente no. Situazioni di questo genere sono già state presentate al pubblico in numerose pellicole che lo hanno preceduto. Se si vuole trovare nel film qualcosa di apprezzabile si deve porre l’attenzione sul comparto estetico appositamente creato grazie alla scenografia e alla fotografia: un’affascinante, forse (spero di no) nostalgica iconografia statunitense degli anni ’50 nella quale ogni cosa deve rispettare delle regole di simmetria e perfezione.

La maniacale attenzione che è stata messa nella forma di quest’opera, si percepisce fin dai primi fotogrammi tanto che si è forse creduto che questa sarebbe bastata a reggere il film ma, a mio avviso, non è stato così. Le vicende, infatti, si dipanano senza mai riuscire a coinvolgere del tutto lo spettatore, fino a raggiungere una conclusione fin troppo prevedibile, semplicistica e di scarso impatto emotivo.

L’ottimo livello dei dettagli su cui tanto si è stati attenti, in fatto di costruzione dell’immagine è completamente venuto a mancare per quanto riguarda la scrittura di personaggi che si sono dimostrati senza vita. Non si è risultati all’altezza di renderli qualcosa di più di uno stereotipo. Insomma, per quanto riguarda la loro credibilità si sono messi in campo tanti presupposti ma il necessario approfondimento è stato carente, per non dire addirittura mancato. Bozze, appunti di qualcosa che, studiato meglio, sarebbe potuto essere interessante, funzionale a trasmettere emozioni.

Anche le compiaciute e monocorde interpretazioni ne vengono fuori carenti, sicuramente orfane di una vera e propria direzione da parte della regista Olivia Wilde. In questo piccolo disastro spicca, però e lo fa alla grandissima, la performance di Florence Pugh (vera ed unica protagonista in questo film) che, nonostante il contesto, si dimostra capace di dare forza e spessore al proprio personaggio con inusuale forza recitativa. L’unica vera interpretazione in un mondo di marionette che, purtroppo, non fa eccezione per quella fornitaci dal pur bello Harry Styles.

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