Gino Bartali, una storia eroica ed emozionante raccontata dalla brava Federica Molteni

In occasione della Settimana Europea della Mobilità Sostenibile

Federica Molteni è GIno Bartali. Foto: Glauco Fallani
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Pubblicato ore 12:05

  • di Glauco Fallani

LIVORNO – Interessante e coinvolgente monologo della brava Federica Molteni ieri sera, 5 ottobre, al Nuovo Teatro delle Commedie in via G.M. Terreni nell’ambito delle iniziative legate alla Settimana Europea della Mobilità Sostenibile che ha visto la presenza dell’assessore all’ambiente Giovanna Cepparello.

Si è trattato dell’ennesima occasione per parlare dell’Italia e degli italiani al tempo del fascismo, ma allo stesso tempo di un uomo, Gino Bartali, che, in tempi difficilissimi e senza mai sentirsi un eroe, ha saputo scegliere la parte giusta dalla quale stare. Un atleta che, a soli ventiquattro anni, ha incarnato per tutti il ciclismo eroico degli anni ’30 seguendo un grande sogno: vincere Giro d’Italia e Tour de France nello stesso anno.

Ma arriva il terribile periodo dominato dal fascismo e tutto cambia. Anche la vita sportiva del nostro Gino viene piegata ai voleri e alle mire del Duce, che vede in lui un ambasciatore azzurro usato, come altri, per far vedere e portare nel mondo le “glorie” del regime. Bartali, però, non ci sta e dà inizio alla pagina oggi nota, ma mai abbastanza, dei suoi giorni da ribelle che, zitto zitto, lo vedono aderire come staffetta alla rete clandestina antinazista organizzata dall’arcivescovo di Firenze Elia Dalla Costa. Bartali, burbero toscanaccio ma anche uomo cattolico praticante, terziario carmelitano e devoto alla Madonna vi partecipa accantonando la paura. Solo con l’avvicinarsi della propria dipartita ha affidato, come un testamento morale, questa storia mai divulgata al figlio Andrea, perché ne custodisse la memoria e la rendesse visibile.

La brava Federica Molteni, nel calarsi nei panni del grandissimo ciclista, assume una credibilissima cadenza toscana per raccontare tutto questo e riesce a farlo in maniera appassionata toccando più volte le corde dell’emozione e in certi momenti perfino della commozione regalando agli spettatori un’ora e mezzo piacevole ma, allo stesso tempo, atta a far correre il pensiero ad azioni tragiche che non dovranno ripetersi mai più. “Gino, Gino, Gino facevan le cicale” una frase ricorrente che sa tanto di Poesia.

Insomma una storia personale che, ripeto, il campione sportivo e personaggio pubblico pur avendone avute mille occasioni, non aveva mai voluto divulgare. Così ora, dopo 70 anni, il mondo sa che Ginettaccio, ha nascosto una famiglia intera di ebrei perseguitati nella sua cantina, che ha percorso centinaia di chilometri in bicicletta nel far parte di una rete clandestina che ha salvato oltre 800 persone e che dal 2013, ben tredici anni dopo la morte avvenuta nel 2000, fa parte della ridottissima schiera dei “Giusti tra le Nazioni”. Una gran bella cosa svelata solo da poco perché, come diceva lui nel suo toscano schietto schietto: “Il bene lo si deve fare, ma non lo si deve dire, che se lo dici si sciupa”.

Sulla ribalta Federica Molteni;
regia Carmen Pellegrinelli;
scene e design Michele Eynard;
costumi di Vittoria Papaleo;
produzione Luna e GNAC Teatro;
tratto da La corsa giusta- Antonio Ferrara.
Coccole Books.

Le foto sono di Glauco Fallani

  • Federica Molteni è GIno Bartali. Foto: Glauco Fallani

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