Con “Dire tutto” Sandra Mazzinghi racconta quello che le donne non dicono

La presentazione del libro si svolgerà il 15 marzo alla TST Art Gallery

Sandra Mazzinghi con il nuovo libro
  • di Valeria Cappelletti

LIVORNO – Dietro quel sorriso così dolce Sandra Mazzinghi nasconde grinta e coraggio da vendere, nei suoi libri racconta sempre storie di donne che affrontano grandi difficoltà, ma che sanno rialzarsi e, in fondo, noi donne siamo proprio così, abbiamo una grande forza interiore con cui riusciamo a superare ogni ostacolo. “Dire tutto” (Edizioni Del Boccale 2019), terzo libro di Sandra Mazzinghi, è una raccolta di venti racconti scritti in prima persona e dedicati alle donne, che l’autrice presenterà venerdì 15 marzo ore 18 alla TST Art Gallery (Corso Amedeo 196 – ingresso gratuito).

La copertina del libro

Ad accompagnare la presentazione, la mostra fotografica di Elisabetta Cardella che raffigura donne silenziose, con gli occhi celati e la bocca sbiadita, in cui la parola è sommersa, violata, rubata, strappata via, soffocata, l’immagine cancellata dal dolore o dimenticata dal tempo.

Ho avuto l’occasione di intervistare Sandra Mazzinghi e di conoscere meglio i tratti del suo nuovo libro che ben presto presenterà a tutte le donne e perché no, anche a quegli uomini che vogliono conoscere meglio l’universo femminile.

Chi sono le protagoniste di “Dire tutto”?

Sono donne che a un certo punto della loro vita hanno scoperto che ci può essere anche altro oltre alla maternità, al lavoro, alla quotidianità, donne che hanno una passione per qualcosa, per la lettura, per la scrittura e quindi c’è un po’ di me in questi racconti, anche se non sono autobiografici. Sono donne che a un certo punto vedono accadere qualcosa nella loro vita che le fa cambiare, è come uno shock, una scintilla che muta la loro visione.

Cosa raccontano le loro storie?

Molti sono racconti onirici, e soprattutto legati al tema della maternità che non è sempre felice e spensierata. Secondo tante persone siamo donne solo se siamo madri ma non è così, la gravidanza è qualcosa di speciale, quando aspettavo i miei due figli ho vissuto il periodo più bello della mia vita, ma non sono tutte rose e fiori.

Qual è l’obiettivo di questo tuo lavoro?

Condividere, celebrare la donna anche se non è perfetta e il filo conduttore che unisce tutti i racconti può essere quella scintilla, quello shock che cambia le cose e che, in questi racconti, sembra tanto strano e imprevedibile, da spiazzare il lettore. Questa per me è un’antologia di narrazione femminile, non femminista perché noi donne non dobbiamo voler essere uguali agli uomini, noi dobbiamo apprezzare, valorizzare le esclusività, quelle cose che ci rendono uniche, come per esempio la maternità.

“Dire tutto”, che significato ha questo titolo?

All’inizio il libro doveva chiamarsi “Solo dire“, ma poi è diventato “Dire tutto”, è un modo per denunciare quello che le donne non dicono e cioè che non è vero che un figlio non ti cambia la vita, te la cambia eccome, ti priva della libertà che avevi prima e delle passioni. Con questo non voglio dire che una donna non deve avere figli, assolutamente, ma neppure dire che è tutto bellissimo solo perché bisogna apparire mamme perfette e sacrificate. Nella nostra società quando ti fidanzi, subito ti chiedono quando ti sposi; quando ti sei sposata, ti domandano quando avrai dei figli, sembra che la donna sia destinata solo a questo, ma non è così. E poi, quando ho cominciato a pensare alla copertina del libro mi sono tornate alla mente le fotografie di Elisabetta (Cardella, n.d.r.) che avevo visto in mostra a Pisa e ho pensato che potevano essere la scelta giusta per il contrasto tra quel “dire tutto” del titolo e la parola strappata e gli occhi che non vogliono vedere delle donne ritratte da Elisabetta.

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Sandra Mazzinghi. Foto: Valeria Cappelletti

Ci sono storie ambientate a Livorno?

Sì, “La tuta blu“, questo per esempio è un racconto autobiografico, è stato l’ultimo che ho scritto eppure l’ho messo per primo. È ambientato ai Magazzini Generali un tempo erano i magazzini portuali, mio babbo lavorava in porto e quindi c’è un ricordo dedicato a lui, l’altro “Semafori” è ambientato all’incrocio con i cimiteri della Misericordia.

Tra i vari racconti ce n’è uno intitolato “Pasta alle sarde e finocchietto”

È un titolo strano, lo so, è un ricetta siciliana. Questo è un racconto onirico, è la storia di una donna che deve vendere una casa dove sono state felici alcune persone e, in questa abitazione, svuotata di tutto, appare la padrona di casa, a me molto cara, e c’è un dialogo assurdo perché lei è defunta. Amo scrivere racconti in cui si parla di cibo, forse perché mi piace cucinare.

A quanti libri sei arrivata?

Come Sandra Mazzinghi sono al terzo libro, il primo che ho pubblicato è stato “L’orizzonte rubato” un epistolario fatto di email, moderno, tra me e la mia amica di scuola che era stata violentata dal babbo per undici anni, un libro che ha venduto molto perché il tema era forte, è stato un tema molto impegnativo dal punto di vista emozionale; il secondo “Ancora Ieri” è la storia delle mie radici paterne, ambientata a Livorno.

Dedichi questo libro “A quei quattro occhioni scuri”

Sì, ai miei due figli, Jacopo e Federico. Ma alla fine cito anche molte altre persone, agli amici.

Il libro sarà presentato da Eleonora Carlesi e Serafino Fasulo. Le letture saranno a cura di Emanuele Barresi. L’esposizione di Elisabetta Cardella, curata da Patrizia Tonello e Pier Luigi Levy, sarà visitabile a ingresso gratuito dal lunedì al venerdì, dalle ore 9.00 alle 12.30 e dalle ore 15.00 alle 19.00; mercoledì pomeriggio chiuso, fino al 26 aprile.

Completiamo questo articolo con un passo tratto dall’ultimo racconto di Sandra Mazzinghi dal titolo “Non è più come prima“: “Non è facile confessarlo ma non è più come prima, quando ho finito di occuparmi di te, ti ho riaddormentato, mi rimane tutto il resto, pulire la casa, fare la spesa, il bucato, stirare, prima che ti svegli di nuovo e poi si ricomincia”.

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