Soldo di Cacio: qual è il ruolo della speranza in questi tempi?

A scrivere è il personaggio del romanzo di Michele Cecchini

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Pubblicato ore 12:00

Emilio Cacini, meglio conosciuto come Soldo di Cacio, è il protagonista del romanzo di Michele Cecchini “Il cielo per ultimo”, uscito nel 2019 per Bollati Boringhieri. In questa rubrica, il Cacini risponde alle domande dei suoi e dei nostri lettori.

“Oh come stanno bene i miei poveri due figli, come stanno bene sottoterra, al riparo degli uomini.”

Signor Cacio, mestamente inizio questa mia con una frase di Fenoglio di cui il 1 marzo ricorrevano i 100 anni dalla nascita. Quanta attualità in queste parole di quello che a parer mio resta uno degli autori più misconosciuti nel nostro panorama letterario! Questo infausto anno vede occorrere incidentalmente anche il centenario di un altro che di umanità ci capiva mica poco, l’uomo dalle tre P che tanto indagò l’animo e le pulsioni della specie più sciocca che solca il pianeta con le sue zampacce rapaci, colui che Mario Verdone chiamava affettuosamente ”Pierpà”.

“La mia è una visione apocalittica. Ma se accanto ad essa e all’angoscia che la produce, non vi fosse in me anche un elemento di ottimismo, il pensiero cioè che esiste la possibilità di lottare contro tutto questo, semplicemente non sarei qui, tra voi, a parlare”. Questo appunto volevo chiederle: qual è il ruolo della speranza in questi tempi atroci? Ma poi, sono davvero così atroci o abbiamo perso quella scintilla, quella voglia di lottare che teneva in vita Pierpà?
E che ne pensa di ciò che diceva un altro centenario di questo annus horribilis, il grande e, mi perdoni, avvenente Jack Kerouac? “Nessuno sa cosa toccherà a nessun altro se non il desolato stillicidio della vecchiaia che avanza”.
Sente mai in modo inesorabile lo scorrere del tempo?

Io porto il nome dell’altra centenaria del ’22, la frizzante Doris Day, di cui mia madre era ammiratrice assoluta, era un’attrice che piaceva tanto alle donne, gli uomini preferendo all’epoca modelli più pettoruti e curvacei, e mi ha sempre divertito quella sua frase “Se è vero che gli uomini sono delle vere bestie, questo deve essere dovuto al fatto che molte donne sono amanti degli animali”. che possiede del vero, se è vero com’è vero che perfino il dittatore più in voga al momento ha delle ammiratrici che soggiacciono al fascino dei suoi occhi spietati. Mi perdoni ma qui mi va via ogni minima capacità di comprensione e mi si obnubila la ragione dalla rabbia, pensi che il mio uomo ideale è Buster Keaton, altro che un sanguinario dittatore.

La saluto, mi farebbe davvero piacere sapere che cosa ne pensa del “tempo” e della frenesia dei nostri giorni e, visto che le ho citato tutti i centenari, non posso che terminare con una frase del grande Mattatore:“Il senso delle nostre imperfezioni ci aiuta ad avere paura. Cercare di risolverle ci aiuta ad avere coraggio”.
Non cambi, me lo prometta.
Doris (La Scopaia)

Quanti spunti nella sua bellissima lettera, Doris.
Innanzitutto, su Beppe Fenoglio: parole sante.

È durissima parlare di speranza di questi tempi, Doris. Ma non vedo come si possa altrimenti. Io personalmente spero perché costretto dalle circostanze, e spero conto terzi. Come si fa a non pretendere un futuro decente per Pitore e tutti gli altri bambini?

Nel mio piccolo – molto piccolo – confido nell’amore per Pitore. Un robusto incentivo al tirare avanti. Del resto si tratta di una faccenda poetica, quindi necessaria, vitale.

Proprio un poeta contemporaneo che mi è caro, Andrea Bajani, ha pubblicato recentemente una raccolta incentrata sul rapporto tra un padre e il figlio appena nato: “L’amore viene prima”. L’autore si chiede, in versi: “Si può amare così tanto – ti chiedo / mentre dormi – un essere vivente / che non dice niente?”.
Credo di saperne qualcosa in proposito. Pitore non ha detto niente per tanto tempo, poi è esploso in una raffica di paroline che non dicono niente lo stesso. Ma anche così funziona l’amore per un figlio: per le infinite possibilità offerte dal silenzio, per un destino che non può essere perimetrato dalle parole.

Di Pitore amo i silenzi e i vuoti, le occasioni mancate, le debolezze. È un sentimento che non conosce sottrazioni, ma è un accumulo continuo. Di lui mi appassiona quel che non è stato e quel che non è ancora. L’affetto di Geppetto non distingue tra bambino e burattino, e per Pinocchio Geppetto molla tutto, piglia e parte. Un amore assurdo e a prescindere. Per dirla ancora con Andrea Bajani, un figlio è l’unico individuo che riceve amore prima ancora di essere conosciuto.

E a proposito di figli e delle infinite possibilità, Doris, vorrei raccontarle del mio amico Maurizio. L’altro giorno ci siamo visti e mi ha confidato dell’angustia, dello scoramento per suo figlio che per tanto tempo non ha voluto saperne di leggere. Proprio non c’era versi.
Ma basta un niente a cambiare tutto. Come nella novella di Pirandello: Belluca sente il treno fischiare e gli si apre un mondo. Per il figliolo di Maurizio non è stato un fischio di treno ma il suono di un metal detector. Ha cominciato infatti a bazzicare per le nostre campagne con codesto strumento, in cerca di reperti della seconda guerra mondiale. Si è appassionato all’argomento e ha iniziato a divorare libri su libri e non si è più fermato. “Mio figlio è così – mi ha detto Maurizio – senza mezze misure”.
Quanto mi garba questa espressione, Doris: “senza mezze misure”. Come i giri assurdi che fanno le cose prima di trovare il verso. Come l’amore, che viene prima, durante e dopo. Così magari da qualche parte spunta finalmente l’arcobaleno.
Ecco, l’arcobaleno e l’accenno alla seconda guerra mondiale mi permettono di chiudere un po’ come avevo cominciato: con Fenoglio. Così ci faccio anche bella figura.
Un abbraccio grande,
Cacio

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