Tanti applausi e grande commozione per il monologo sui fratelli Gigli

Una storia che ha saputo emozionare il pubblico

Alessia Cespuglio protagonista del monologo. Foto: Glauco Fallani
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Pubblicato ore 07:00

  • di Valeria Cappelletti

LIVORNO – “Li avevano uccisi, i miei vicini preferiti. Quello era l’inizio della fine”, sul palco c’era solo lei, Alessia Cespuglio, illuminata da una luce bianca che arrivava dall’alto, mentre gli occhi del pubblico la guardavano.

Un’ora e mezzo di monologo, grande recitazione, grande interpretazione quella di Alessia Cespuglio che, ieri sera, 1 dicembre, ha portato in scena davanti a un Teatro Goldoni gremito “1922. Perché non dobbiamo aprire? Siamo gente per bene“, dedicato all’assassinio dei fratelli Gigli avvenuto a Livorno cento anni. Una storia vista attraverso gli occhi di una bambina, poi diventata adulta, la vicina di casa dei fratelli Gigli e interpretata da Alessia Cespuglio.

Un testo commovente, avvincente, che Alessia ha scritto in collaborazione con il drammaturgo Francesco Niccolini, frutto di un lavoro, anche di ricerca storica, durato un anno. Una produzione Pilar Ternera – Nuovo Teatro delle Commedie.

Alessia Cespuglio ha tenuto il pubblico del Goldoni stretto in un abbraccio, cullandolo tra aneddoti divertenti e tragici, drammaticamente reali. Se già aveva dato prova di grande bravura attoriale portando in scena “Fango rosso”, con questo monologo Alessia Cespuglio ha lasciato un segno indelebile.

Sul palco, avvolta dal buio, solo una luce a illuminarne la figura e accanto una sedia, unica compagna ad affiancarla per l’intero monologo. Il racconto si snoda, piano piano, partendo da lontano e attraversa uno spazio temporale lunghissimo fino ad arrivare all’avvento del fascismo, alla camice nere che sono anche a Livorno, agli scontri e al tragico avvenimento che coinvolse Pilade e Pietro Gigli barbaramente uccisi nella notte tra il 2 e il 3 agosto 1922 da un gruppo di fascisti. E quella frase: “Perché non dobbiamo aprire? Siamo gente per bene”, che dà il titolo al monologo, fu detta dalla madre dei fratelli mentre i fascisti bussavano con prepotenza alla loro porta, intimando di farli entrare.

È il più drammatico, il momento di maggiore tensione, quello della tragedia, dell’uccisione, il pubblico ascolta con trasporto. È adesso che un palchetto si illumina e un giovane grida: “Hanno ucciso i fratelli Gigli!“, subito una luce illumina un posto in platea e una donna risponde urlando: “Hanno ucciso i fratelli Gigli!”. Alcuni spettatori si alzano dalle loro postazioni e allora il pubblico capisce che anche loro fanno parte dello spettacolo, viene intonato un canto, gli spettatori con indosso fazzoletti rossi, afferrano bandiere dello stesso colore e salgono sul palco, un giovane tra il pubblico suona la tromba.

In pochi attimi il palco del Goldoni si riempie di persone, mentre il pubblico applaude alzandosi in piedi: sono il Coro Garibaldi d’Assalto guidato da Pardo Fornaciari, il Coro Rodolfo Del Corona, i Cori Spring Time e Monday Girls, il Coro partigiano della Bassa Val di Cecina “Pietro Gori”, la compagnia A.D.D.A e poi ci sono Elena Mellino che ha intonato il canto solista, Filippo Ceccarini alla tromba, Matteo Risaliti, Matteo Ceccantini, Marika Favilla, Arianna Scartazza, Irma Pepper Commone e con la partecipazione di Gaetano Ventriglia.

Poi tutti riscendono dal palco e Alessia Cespuglio rimane di nuovo sola per raccontare l’ultima parte del monologo che si chiude con una importante riflessione su quelle donne e quegli uomini che hanno perduto la loro vita per la libertà e per far sì che noi oggi fossimo liberi, anche se troppo spesso ce ne dimentichiamo.

A monologo concluso gli applausi sono talmente tanti che Alessia non può fare altro che ripetere più volte “grazie”, commossa da quell’affetto, forse anche inaspettato. Più volte cerca di parlare ma gli applausi sovrastano la sua voce, alla fine riesce a prendere la parola ringraziando i tanti che l’hanno sostenuta in questo lavoro, prima tra tutti la So.Crem (Società di Cremazione) che quest’anno celebra i 140 anni dalla fondazione e che ha fortemente voluto lo spettacolo perché i fratelli Gigli furono seppelliti nel Tempio Cinerario di Livorno. “Un saluto a Francesca Talozzi (nominata anche nel monologo), cara amica – ha detto Alessia – è il primo spettacolo che porto in scena senza la sua telefonata mattutina”.

Nel finale, Alessia ha ricevuto anche un mazzo di rose rosse da Massimo Nenci, vicepresidente di So.Crem.

Una serata di grandi insegnamenti e di grandi riflessioni quella di ieri sera, pensata come strumento didattico non solo per i più giovani, ma per tutti noi livornesi perché si tenga a mente che “essere gente per bene” a volte non è sufficiente per sfuggire alla crudeltà dell’essere umano.

Le foto sono di Glauco Fallani

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