Valeria Aretusi architetta e socia fondatrice di Uovo alla Pop in mostra a Venezia con il suo progetto di residenza eco-sostenibile

Scelta tra 70 studi internazionali per una panoramica sull'abitare

Valeria Aretusi
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Pubblicato ore 12:00

  • di Sandra Mazzinghi

“Il 22 Maggio inaugura la 17a Biennale Internazionale di Architettura ed io sono troppo emozionata nel dire che sono stata selezionata con il suo progetto dal titolo “Residenza Q” per “Best International Houses Platform@biennale di Architettura Venezia 2021”, questo il post di Valeria Aretusi sulla sua pagina Facebook, scritto il 25 aprile scorso. Trapelava emozione, moltissima e, per curiosità e per capire meglio che cosa è successo, l’ho raggiunta per un’intervista.

Valeria è un architetto (oppure un’architetta?) che ha il suo studio a Livorno e la galleria di street-art Uovo alla Pop, in Scali delle Cantine n.36/38, uno spazio in comune con altre realtà professionali. È nata a Pineto, vive tra Livorno e l’Abruzzo. L’evento al quale parteciperà Aretusi è al di fuori della Biennale ed è organizzato da Platform, un magazine d’architettura.

Prima di cominciare con le domande, io ti chiamerei architetto. Va bene? O vuoi esser chiamata architetta? (qui si apre un mondo)

Un tasto caldo questo per me, soprattutto perché il mio ambiente da cantiere è al 95% di uomini e farsi largo all’inizio non è stato un gioco. Rivendico con fierezza il fatto di essere chiamata architetta, aggiungo inoltre che l’autorevolezza, come le competenze, sono da attribuirsi al ruolo stesso e alla persona indipendentemente dal genere di appartenenza. Detto questo capita spesso di essere chiamata “architè” nell’intercalare da cantiere, ma questo vale sia per la donna che per l’uomo.

L’occasione per esser presente a questo evento collaterale alla Biennale di Venezia 2021?

Non ho mai perso una Biennale, ricordo la prima volta a Venezia durante l’università con le mie amiche di corso, non avrei mai immaginato di presenziare ad un evento così. Sono stata selezionata tra 70 studi internazionali per “Best International Houses” una panoramica sui luoghi dell’abitare nel mondo attraverso la selezione di progetti scelti da un comitato scientifico, il 21 maggio ci sarà l’inaugurazione e il 16 luglio il talk dove parlerò insieme agli altri studi dello stile progettuale.

Nella bellissima cornice della Scuola Grande di Santa Maria della Misericordia di Venezia sarà allestita la mostra di tutti gli studi selezionati. Svelerà con piacere la Residenza Q e il mio studio preliminare, i dettagli progettuali, le foto della realizzazione. “Spero di stimolare e ispirare il visitatore così come è successo a me in moltissime mostre”.

Qual è il tuo progetto?

Ho unito il design geometrico e pulito che mi affascina del Nord Europa a un tocco di Marocco, che prende vita in un piccolo e riservato giardino Majorelle (si tratta di un insieme di giardini botanici che si trovano a Marrakech, progettati dall’artista francese Jacques Majorelle nel 1931, n.d.r.) che la proprietà avrebbe tanto voluto riportare dai suoi viaggi. È una villa circondata da ulivi sulle colline abruzzesi, che nasce da una demolizione e ampliamento di cubature di un rudere, un progetto dall’architettura minimale e nordica, con una forte impronta eco-sostenibile.
Trovo che il contesto della 17esima Biennale di Architettura 2021 sia una grande opportunità per dialogare e arricchirsi con tanti altri professionisti e realtà e mostrare il mio lavoro e il mio percorso professionale nel quale credo fortemente.

 

Residenza Q. Foto: Erwin Benfatto

La selezione è stata dura?

L’idea è stata della redazione The Platform che mi ha proposto di partecipare dopo aver letto del mio progetto arrivato con stupore su testate come AD e Glocal Design. Dopo tanti sacrifici e tanta passione, a volte capita di trovarsi al posto giusto nel momento giusto ed è stata una grande gioia sapere di essere stata selezionata tra 70 studi di architettura internazionali.

Cosa hai provato quando hai saputo che saresti stata tra i protagonisti di Platform?

Ho pensato che avrei festeggiato questo traguardo a Venezia e che bisogna sempre seguire i propri sogni.

Ci sarà anche la pubblicazione di un libro vero?

Esattamente verrà pubblicato un volume dedicato di raccolta dei progetti selezionati che andranno ad arricchire la collezione “Best Design Selection” che Platform ha inaugurato e prosegue dal 2018.

Interno Residenza Q. Foto: Erwin Benfatto

Architè, quando hai deciso che volevi fare questo lavoro?

Sono sempre stata combattuta tra le lingue e l’architettura, imparare le lingue mi faceva immaginare che avrei girato il mondo, ma ricordo che passavo tutto il mio tempo a giocare con lego e villaggi di polly-pocket ed ero affascinata da mia zia che disegnava con il tecnigrafo. Lo studio degli spazi, le miniature e la vena creativa mi hanno sempre stimolata per uscire dal carattere di bambina timida e così, quando forse era troppo presto per un’adolescente decidere cosa fare per il proprio futuro, mi sono decisa, la mia famiglia mi ha sostenuta e non mi pento affatto. Del resto il mio lavoro mi porta a viaggiare moltissimo e a spostarmi come l’idea che avevo di “studiare le lingue”.

Quale percorso formativo hai seguito?

Mi sono formata a Roma e Parigi, luoghi in cui ha studiato ed ho lavorato tanti anni durante l’Università tra cantieri per ditte edili e studi, ho imparato nei cantieri il lato più spigoloso della professione, poi ho collaborato diversi anni con lo studio Claudio Nardi Architects, Firenze, occupandomi di retail, residenze e commissioni in grande scala. Mi sono appassionata negli anni nel taglio eco-sostenibile, giardini verticali, uso del legno strutturale e buone pratiche di progettazione per il benessere abitativo.

Di cosa ti occupi?

Attualmente porto avanti il mio percorso con progetti privati legati alle case eco-sostenibili in legno e alle ristrutturazioni di appartamenti in stile nordico, con attenzione al passato e alla memoria anche grazie al recupero di spazi urbani e architettonici abbandonati. Sono inoltre co-fondatrice della galleria di street art Uovo alla Pop spazio espositivo e sede del mio studio personale, ci occupiamo di arte urbana e progetti di rigenerazione urbana. Lavoro molto in tutta Italia, specie in Abruzzo dove ho il mio altro studio e seguo residenze private e recuperi edilizi.

Uovo alla Pop. Da sx: Valeria Aretusi, Viola Barbara, Libera Capezzone, Giulia Bernini

Qual è la cosa più bella che hai progettato

La cosa più bella è sempre quella che sto progettando. Attualmente sto lavorando anche ad un progetto che mi stimola moltissimo: le Cabins firmate da me, piccole abitazioni in legno per City-quitters, il futuro a mio avviso soprattutto dopo la pandemia, la ricerca della autenticità e della natura sono al primo posto.

Architettura: qual è il rapporto con l’ambiente

Non si può pensare l’architettura senza l’ambiente e l’ambiente senza architettura. Un equilibrio che ha bisogno di tutti noi e di architetti con il cuore.

Cosa ti piacerebbe progettare tra le tipologie che non hai ancora fatto?

Mi piacerebbe realizzare un co-housing e allo stesso tempo anche un locale-bar-negozio piccolo, di metratura ridotta, per fare il meglio nello spazio più ristretto!

Quali materiali preferisci?

Amo il legno ed il suo profumo, prediligo materiali riciclati e riassemblati con grandi prestazioni, mi piace l’utilizzo di materiali del luogo e studiare per ogni casa, appartamento o spazio, il suo contesto.

Hai dei modelli di architetti? Chi ti ha influenzato di più?

Luis Barragan l’urbanista dei colori, India Mahdawi, Nanda Vigo.

Che fai fuori dal lavoro?

Amo girare per mostre, eventi e concerti, trovo stimolante passare il tempo libero curiosando e guardandomi intorno per trovare ispirazioni, sono anche una dj, la mia seconda passione, e spesso lavoro per eventi e serate. Ciò di cui ho bisogno inoltre è stare con gli amici, la famiglia e il mare.

Livorno, ti piace?

Adoro Livorno e la frequento tantissimo, sia per il fatto che la galleria Uovo alla Pop è molto attiva in città e promotrice di attività e progetti artistici legati al territorio, sia perché è una cittadina abitata da talenti, personalità eclettiche che fanno arte e amici che stimo molto. “Livorno è la città che ho scelto, per me è stata come un foglio bianco sul quale sperimentare ciò che non esiste sotto gli occhi del mare.”


Sandra Mazzinghi è una giornalista, appassionata di letteratura e arte fotografica. Autrice di tre romanzi, le piace curiosare nella vita dei grandi personaggi. Ha un ufficio stampa che si occupa di promuovere eventi culturali.

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