Soldo di Cacio: Nugola e quella voglia irrefrenabile di leggere dei suoi abitanti

A scrivere è il personaggio del romanzo di Michele Cecchini

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Pubblicato ore 12:00

Emilio Cacini, meglio conosciuto come Soldo di Cacio, è il protagonista del romanzo di Michele Cecchini “Il cielo per ultimo”, uscito nel 2019 per Bollati Boringhieri. In questa rubrica, il Cacini risponde alle domande dei suoi e dei nostri lettori.

Spettabile sig Cacini,
le faccio una premessa che magari non mi farà prendere in simpatia: io sono un uomo di destra. Niente di più distante da me della coazione alla presenza discinta sulle reti sociali con bevande che strizzano l’occhio ai giovani, ma di destra rimango e spero che questo non crei una barriera comunicativa fra di noi perché io la stimo tanto. E sa perché la stimo? Perché invece nel suo essere ultimo, anche a vedere il cielo, io ci vedo istanze molto care alla destra sociale, o a ciò che ne resta, come del resto della sinistra, che qui il dibattito sembra vertere solo su chi apprezza il gorgheggio nordafricano genderfluid, e anche qui si potrebbe pure mettere a riposo per un istante la lingua inglese, avendone noi a disposizione una che nulla ha da invidiarle, e sospetto che il suo autore non mi dia contro.

Sarei proprio felice di confrontarmi con lei su questo momento di crollo di valori e ideologie, lei che cosa ne pensa? Non rimpiange il confronto franco e diretto, anche con eccessi ruspanti, di un tempo all’annacquato meticciato, in senso di commistione politica, non mi tacci di razzista che non lo sono, che vede tutti uniti in un ‘volemose bene’ di dubbia sincerità?

La saluto romanamente: ‘Se vedemo’ , e qui cito sfacciatamente Nino Manfredi in quella pietra miliare del cinema italiano che molto mi fece riflettere sugli eccessi del fascismo, senza tuttavia convincermi a spostarmi troppo a sinistra.
Care cose,
Donato G. (Castiglion della Pescaia)

Bentrovato Donato.
La rubrichetta è aperta a chiunque abbia piacere di confrontarsi e di raccontarsi, attraverso quella gentilezza e quel rispetto che vo predicando nelle morigerate vesti di piccolo protagonista di un romanzo. Al di là delle distanze, delle visioni del mondo e delle interpretazioni.
Lei mi parla di crisi, di tempi di buio, di crolli verticali, e come darle torto, Donato. Tuttavia c’è chi si ostina ad opporsi alla fiumana senza la minima intenzione di lasciarsi travolgere. È su costoro che mi garba soffermare ogni tanto l’attenzione.
Per cui, in tempi di crisi io le rispondo con una crasi. Perché dalle nostre parti c’è un posto il cui nome sembra la fusione di ‘nuvola’, giacché si tratta di un luogo appartato, lassù per conto suo, e ‘ugola’, perché è un posto dove si legge a voce alta, nel senso della condivisione e del passaparola.
Ha capito, Donato: mi riferisco a Nugola, il cui gruppo di lettura mi pare una sorta di piccolo miracolo.
Stando alle statistiche, sembra che il numero di lettori a Nugola superi di gran lunga il numero degli abitanti. Ciò significa che ci sono persone che, quando hanno voglia di leggere, si recano necessariamente lì.
Io ruzzo, Donato, ma è per dire che si tratta di una realtà molto significativa. Non solo in termini numerici, ma anche per la miriade di proposte che sfornano a ciclo continuo. Leggono i classici e li commentano, incontrano autori, discutono, organizzano eventi che spaziano dappertutto. La notte di San Lorenzo della scorsa estate hanno messo in piedi una serata di osservazione astronomica, con tanto di cena al sacco, per dire.

E siccome questa è stata la settimana della festa della donna, per domani (sabato) pomeriggio hanno organizzato con la Biblioteca di Collesalvetti una “Incursione letteraria” (quanto mi garba codesta dicitura) su Emilia Pardo Bazàn, intellettuale e scrittrice femminista di fine Ottocento – inizio Novecento, autrice de “Il pizzo strappato”, una raccolta di racconti sulla violenza contro le donne, edito da Marsilio. Ne ragionano con la curatrice del volume, Valentina Nider, ordinaria di Letteratura spagnola a Bologna.

Oltre alla moltiplicazione degli eventi e dei lettori, c’è un miracolo ancora più grande compiuto da Giancarlo Belloni e il suo gruppo. È quello di aver messo in piedi anche un gruppo di lettura per adolescenti. Si chiama “Ganzo chi legge” e anche qui dice che il numero è ragguardevole e l’entusiasmo non manca.

Giancarlo Belloni l’altro giorno si è sentito col mio autore e gli ha detto, più o meno testualmente, che aveva svariati motivi a giustificazione di un turbinoso giramento di coglioni – peraltro intercettando, così, un sentire comune. Tuttavia ha proseguito: “Ho parecchie idee e mi ci diverto”. Non è una bella dimostrazione di apertura, di disponibilità, di voglia di fare?
Oltretutto Giancarlo Belloni appartiene a quel sempre più sparuto gruppo di lettori, intellettuali, organizzatori, promotori che non ha il minimo interesse (o, se ce l’ha, non ha mai ceduto) a pubblicare qualcosa di proprio. Almeno che io sappia.
Giancarlo e il suo gruppo, insomma, hanno il merito di animare un piccolo territorio con significative proposte culturali. Poi, bisogna essere bravi e capaci come loro a portarsi dietro una marea di persone.
In qualità di personaggetto, voglio provare nel mio piccolo a fare altrettanto. Rinunciare a un po’ del mio quotidiano per dedicarmi agli altri e al loro benessere, da cui forse dipende un po’ anche il mio. Capace che alla fine passa anche il giramento di coglioni.
La saluto Donato, mi stia bene.
Cacio

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