Soldo di Cacio: di prospettive e aspettative approssimative

Torna dopo un periodo di pausa la rubrica più spassosa del giornale

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Pubblicato ore 12:00

N.87

Emilio Cacini, meglio conosciuto come Soldo di Cacio, è il protagonista del romanzo di Michele Cecchini “Il cielo per ultimo”, uscito nel 2019 per Bollati Boringhieri. In questa rubrica, il Cacini risponde alle domande dei suoi e dei nostri lettori.

Miche, ma la rubrichetta su Livorno Sera ‘un la tieni più?
(Amici e conoscenti, nel corso dell’estate)

Eccomi di ritorno, finalmente. Di ritorno qui sopra, perché per il resto non mi sono spostato di una virgola – un modo di dire, questo, che fa proprio al caso mio.
Nel senso che sono rimasto nel luogo in cui il mio autore mi ha costretto fin dal mio concepimento: il rione Ardenza, che oltretutto nella mia storia lui ha reso tutto squinternato, tanto per complicarmi la viabilità e la prospettiva.
Spero che l’ancorché magro numero di lettori voglia perdonarmi una pausa estiva protrattasi più del necessario. D’altra parte anche l’estate si è protratta e non vuole cedere al tran tran dell’autunno-inverno, che a dirla così pare più che altro una sfilata – e questa cosa no, non fa al caso mio.
Così continuo a trascinare faticosamente in qua e in là le mie gambette lungo il rione, accordandomi alla lentezza di un ritmo estivo fuori tempo, e tra una spuma e l’altra mi garberebbe tanto immalinconirmi al tepore di un solacchio presago di operoso rigore invernale, quando la spuma cede al ponce.
Invece, la canicola estiva si ostina sulle nostre teste e induce a qualche tuffo a Calignaia, sgombra ormai di vacanzieri fiorentini e studenti universitari. E di prospettive operose neanche a parlarne.

In questo quadro, che guai a considerare bucolico, noi personaggetti di certi romanzi passiamo in secondo o terzo piano. Ci mettono da parte, a favore dalla Settimana Enigmistica. Tanto meglio. Anche a me mi garba un monte ridere “a denti stretti”, manco costantemente “il bersaglio” e, se “forse non tutti sanno che”, io mi ritrovo sempre tra i “non tutti”.

Se invece letture ci sono, le chiamano ‘letture estive‘, altresì ‘letture-da-sotto-l’ombrellone‘ che io poco le concepisco. ‘Roba leggera’, la dicono. Come se io, omuncolo come sono, mi portassi addosso chissà quale pesantezza. A volte le definiscono ‘letture tutte d’un fiato’, che solo a pensarci mi piglia l’enfisema.
A un personaggio del mio calibro scarso non danno certo la residenza dentro a quelle storie, così rimango nel mio a crogiolarmi nelle insicurezze, paure e mostriciattoli vari, quando a sera il caldone si piglia una pausa e da lontano le sirene delle navi mi dicono che è ora di mettere Pitore a letto.
Il quale Pitore ha ripreso la scuola con quell’entusiasmo che pare finto, e ti si apre il cuore a guardare quello sbrilluccichio negli occhi quando le custodi alle 8 e 20 in punto aprono il cancello e via, tutti che corrono all’impazzata sostenendo zaini e trascinando trolley verso le aule e verso quel che li aspetta, di loro e del mondo che è già loro.
È lo stesso entusiasmo, la stessa frenesia degli ultimi giorni di scuola e in effetti questi bambini non hanno tutti i torti, dato che ancora pare giugno. Bene che godano, i fanciulli nostri, di questa stagione lieta, perché arriverà prima o poi il freschetto, che talora sugli alberi mi pare già di intravederlo, con il colore del fogliame che piglia di giallognolo. Una prospettiva pastello, la mia, che va bene un po’ su tutto.

Osservo Pitore che attraversa il cortile con la sua corsa parecchio sgangherata finché non sparisce dietro a un corridoio, e circa il suo futuro non mi viene da pensare al rosa, tanto per rimanere in tema di colori.
Colpa mia, che gli ho apparecchiato un mondo complicato – o non ho fatto niente per impedirlo, che è lo stesso. Però vaticinargli un futuro poco radioso un po’ mi pare gli porti rogna, un po’ sembra di pretendere di saperne più di lui.
Preventivare, approntare, prevedere per la vita di Pitore mi paiono sempre operazioni illegittime e abusive. Alla fine le cose piglieranno la piega che piglieranno, e che lui vorrà, e circa la quale io mi limito al senso di colpa preventivo, che non guasta mai.
Esprimersi su cose generiche, pontificare, dare suggerimenti e istruzioni di vita figuriamoci se fa per me, soprattutto in materia di entusiasmo e di futuro.
Pitore di futuro ne sa più di tanti, e forse le sue parolette striminzite e rabberciate riescono a descriverlo meglio dei miei discorsi triti e ritriti, che non hanno un senso, che non cambiano una virgola, che non fanno il punto e alla fine sono degli incisi, delle parentesi che si potrebbero tranquillamente rimuovere da questo periodo.

Ecco, con questa prospettiva riparto con la rubrichetta.
Un abbraccio,
Cacio

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