Al Teatro Goldoni “La fanciulla del west”: passione e avventura

Ad attendere il pubblico scene celebri e una suntuosa colonna sonora

III atto - scena finale. Foto Andrea Simi

LIVORNO – Partitura pucciniana tra le più raffinate, intense e musicalmente ardite, “La fanciulla del west” torna al Teatro Goldoni questa sera, sabato 3 marzo, (ore 20.30) e domenica 4 marzo (ore 16.30) con una smagliante coproduzione Italia-USA che lega insieme un pool di Teatri: il New York City Opera e l’Opera Carolina di Charlotte (North Carolina) con il Giglio di Lucca (in qualità di capofila), Lirico di Cagliari, Goldoni di Livorno, Alighieri di Ravenna e Pavarotti di Modena. Prima di approdare sui palcoscenici italiani, l’opera ha già avuto il suo “battesimo americano” nell’aprile dello scorso anno a Charlotte e in settembre a New York e chiuderà proprio a Livorno una fortunatissima tournée che l’ha vista ovunque apprezzata con autentico entusiasmo dal pubblico.

L’opera, il cui libretto Puccini trasse da “The Girl of the Golden West di David Belasco”,  si svolge sullo sfondo di un lontano West di metà Ottocento ai tempi della febbre dell’oro, fra rudi cercatori, sceriffi e banditi, saloon e tentativi di linciaggio e si impernia sul classico triangolo assai caro all’Autore: Minnie, proprietaria del saloon “La Polka”, è corteggiata dallo sceriffo Jack Rance ma ama, riamata, Dick Johnson, che altri non è che il bandito Ramerrez.

Una storia che si sviluppa attraverso il forte contrasto tra passioni ed avventura, con personaggi avvolti in una spettacolare e sontuosa colonna sonora: questa si muove tra splendide campate melodiche affidate sia alle voci che all’orchestra, indiavolati ritmi di rag-time e cake-walk, melodie originali del folklore americano e notazioni paesaggistiche di sicuro effetto teatrale come la tempesta di neve del secondo atto; con momenti di alta tensione musicale e drammaturgica, quali la celebre scena della partita a poker e l’intero secondo atto, dove il linguaggio di Puccini spazia da impennate veriste a parossismi sonori che lo apparentano all’espressionismo di Strauss e di Berg. Il tutto, accompagnato da una scrittura corale complessa e impervia, che svolge un essenziale effetto drammaturgico, oltre che musicale, che non cessa mai di affascinare e conquistare il pubblico.

La parte visiva dell’opera è stata interamente realizzata da Ivan Stefanutti, artista già noto a Livorno per alcune importanti produzioni mascagnane (L’Amico Fritz 1991 e I Rantzau 1992 edizioni del centenario, Lodoletta del 1994 oltre l’Aida verdiana nel 2008) e che ha creato per questa Fanciulla – della quale firma regia, scene, costumi e proiezioni – un West glaciale, spietato e feroce, dove gli inverni sembrano eterni e uomini tanto diversi tra loro sono costretti a vivere a strettissimo contatto. «La descrizione di questo mondo così selvaggio – afferma Stefanutti – è una dichiarazione d’amore da parte di Puccini, un moto di affetto e comprensione dell’Autore verso persone costrette a scelte di vita tanto difficili. A volte si deve giocare e giocare sporco. Ma proprio perché riconosciamo la sincerità dei personaggi ci commuoviamo al loro canto.»

Responsabile musicale della produzione, sul podio di Orchestra della Toscana e Coro del Festival Puccini (maestro del coro Elena Pierini), è James Meena, bacchetta americana attiva da molti anni nei più importanti teatri d’opera del mondo, particolarmente versato nel repertorio pucciniano, alla quale sono state affidate le recite di Opera North Carolina e del New York City Opera.

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