Cunicoli, caverne e cripte: è la Livorno sotterranea che stupisce

Una città misteriosa

Disegno di Maria Cristina Manetti
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Pubblicato ore 14:00

  • di Patrizia Caporali

Una città sorprendente come Livorno non finisce mai di stupirci, ha sempre qualcosa di nuovo da raccontare, anche quando ci sembra di sapere tutto.

Quella che immediatamente si rivela sotto i nostri occhi, infatti, è solo una giovane Livorno di superficie sorta per riscattarsi dalla vecchia seppur gloriosa immagine, per proiettarsi fuori dalle tradizionali linee del Pentagono del Buontalenti. In fondo uscire dalle mura, trovare nuovi spazi, ampliare i sobborghi, non era poi così improbabile per una città portuale. Ed ecco che sul ponte del Fosso Reale viene eretta una delle piazze più grandi d’Italia, la Piazza della Repubblica, che va a sovrastare la città bassa delle cantine per unire la Via Grande al resto della città.

Ed è proprio sotto il blocco del vecchio palazzo tra Piazza della Repubblica e Piazza Garibaldi che si può accedere a quel dedalo di corridoi a livello dei fossi dove rimangono precise tracce del passato come l’insegna di un fornaio o l’ossatura in ferro di un autocarro modello Tigrotto Om, apparso con la demolizione di un muro, quando un cittadino volle ristrutturare una cantina e del quale non si è mai capito come abbia fatto ad arrivare fin lì.

Cunicoli, caverne e cripte si celano sotto ciò che i livornesi calpestano abitualmente e da qui, narra la leggenda, sembra vi sia l’accesso a un’altra città, un luogo umido, cupo e pieno di miasmi maleodoranti, anche perché un tempo le cantine erano vere e proprie cloache per coloro che non erano in grado di permettersi una toilette in casa. Insomma, quasi una discesa agli inferi, alla scoperta di una Livorno segreta che continua a testimoniare la sua origine.

Ideata oltre quattrocento anni fa per essere il più grande emporio del Mediterraneo, viene progettata come un enorme magazzino capace di contenere merci provenienti da tutto il mondo. In particolare il caratteristico quartiere la Venezia Nuova viene arricchito da un incredibile sistema di cantine con affaccio a pelo d’acqua sui canali, da cui si snoda questa insospettabile realtà sotterranea che corre sotto gli antichi palazzi mercantili.

Un mondo nascosto, che a lungo ha rappresentato sia il ricettacolo per i bottini dei pirati ingaggiati dai Granduchi di Toscana sia il deposito di preziosi tesori provenienti da luoghi esotici, oggetti stravaganti e meraviglie che facilmente avrebbero trovato una giusta collocazione nelle regge e nei musei d’Europa. Un mondo suggestivo, regno di leggende e di mestieri scomparsi di facchini, barcaioli, mercanti e della più varia umanità, un mondo di grande fascino che continua a narrare tante storie, prive di testimonianze documentate, ma spesso trasmesse e arricchite attraverso supposizioni ascoltate da qualcun altro. Ed è così che si narra l’avvincente mistero della settima galleria che partendo dalla Fortezza Nuova, arrivava sul Pontino e proseguiva fino a piazza Garibaldi. Lo stesso nome di settima galleria, fa presupporre l’esistenza di altri sei passaggi forse utilizzati come rifugi durante i bombardamenti dell’ultima guerra.

Nessuna certezza di tutto ciò, come non sappiamo esattamente se nella malfamata osteria I tre mori, priva d’insegna, ci fosse davvero una scala tortuosa che conduceva a tre locali sotterranei in cui veniva nascosta la refurtiva, frutto di estorsioni e ladrocini e dove, all’occorrenza, si trovavano vie di fuga che permettevano ai fuorilegge di sparire nel buio.

Altra credenza popolare riguarda la galleria naturale scavata dalle onde lungo la scogliera su cui sorge la Chiesa di San Jacopo; la strettoia conduceva a una specie di grotta aperta su due locali da cui si diramavano altri pertugi probabilmente usati come nascondiglio per merci di contrabbando o qualche illecito bottino. Qui, in una nicchia dietro l’altare, sgorgava una sorgente di acqua purissima, l’Acquaviva, aggiunta poi al nome della chiesa, frequentata in passato dalle marinerie di tutte le nazioni che, navigando nel Tirreno, arrivavano al vicino porto e venivano a rifornirsi di grandi quantità di acqua per i loro lunghi e lenti viaggi.

Una storia diversa riguarda i corridoi segreti del Mercato delle Vettovaglie e delle due fortezze livornesi creati per esigenze militari: un sistema di percorsi, detti mine, dove venivano conservate polveri da sparo e micce che, in caso di attacchi nemici, avrebbero consentito a un soldato di turno di sacrificarsi, di impedirne l’invasione, facendo saltare le mura.

Ma la città segreta non finisce qui, probabilmente ci sarà ancora molto da scoprire nelle preistoriche grotte del Poggio delle Fate, nei sotterranei della Chiesa di Santa Caterina o della Chiesa Armena o nelle Catacombe di San Jacopo, così come sconosciute sono tante leggende che si legano a questi luoghi, perché Livorno non è soltanto la città del porto, dei commerci, del bel lungomare con la brezza marina e le libecciate, Livorno è uno scrigno di tesori anche là dove non arriva la luce del sole.

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