Villa Durazzo Pallavicini e il Parco delle Meraviglie

Un grande e lungo racconto teatrale che si snoda tra i sentieri

Particolare del parco di Villa Durazzo Pallavicini
  • di Patrizia Caporali

GENOVA – Un panorama bellissimo, una sobria costruzione neoclassica, Villa Durazzo-Pallavicini e il suo parco, noto anche come Parco delle Meraviglie, misterioso, affascinante, unico in Italia e punta d’eccellenza anche a livello europeo.

Un luogo molto particolare, nel quartiere Pegli di Genova, sviluppato su 8 ettari di collina, a 134 metri sul livello del mare, un luogo che catapulta i visitatori in una dimensione in cui si perde il senso dello spazio e del tempo.

La storia

La sua storia inizia col giardino botanico aperto alla fine del 1700 dalla marchesa Clelia Durazzo Grimaldi, che tornava dai suoi frequenti viaggi all’estero con rare specie vegetali, per arricchire il giardino della villa, ma è il nipote, il marchese Ignazio Alessandro Pallavicini, a dare un senso diverso a tutto l’ambiente, sostituendo il rigore scientifico della zia con la fantasia, la contemplazione, l’immaginario fantastico, caratteri tipici della sua natura.

Il marchese, appassionato di teatro riesce a creare il suo parco come un grande e lungo racconto teatrale, che il visitatore deve percorrere dal prologo fino all’esodo, attraverso tre atti corrispondenti alle tre diverse sezioni, ognuno suddiviso in quattro scene.

Chi arriva qui si trova quindi a percorrere un mondo costituito da giardini sontuosi, boschi intricati, ambienti esotici, templi pagani, echi di storia medievale, fontane, laghi e cascate, giochi d’acqua; ogni passo è una continua sorpresa, una conquista verso la meta successiva, perché il percorso nel parco è immaginato come un avanzamento graduale verso la rinascita finale nel segno dell’amore, della fratellanza e della luce, intesa come conoscenza di sé e del mondo.

Un viaggio di inquietudine

Un percorso, insomma, delineato come viaggio di formazione, che tuttavia si apre con un senso d’inquietudine subito trasmesso dai due cani scolpiti sul cancello del parco. Inquietudine e smarrimento, simile a quello dantesco nella selva oscura, che cresce attraversando il Viale Gotico e si snoda poi nella fitta boscaglia che costituisce il Prologo del dramma teatrale che sta per accogliere i visitatori.

Dal Viale Gotico alla luce

Ma presto lo scenario cambia completamente ed è quasi con sollievo che dal bosco si torna alla civiltà, scoprendo che quel senso di smarrimento iniziale è dovuto alle abitudini, alle preoccupazioni quotidiane, all’aridità della cupidigia materiale che contaminano lo spirito e allontanano dalla luce.
Dalle tenebre del Viale Gotico, infatti, si passa alla piena luce solare e all’armonia del Viale Classico con la Coffee House, con il meraviglioso vialetto da giardino all’italiana, con la fontana e l’Arco di Trionfo, dove una scritta sembra proprio invitare a lasciare alle spalle la città per entrare nella natura incontaminata e cominciare a recuperare uno spirito più autentico.

I tre atti teatrali

Così si conclude il Prologo del dramma e inizia il vero tracciato, che si sviluppa nei Tre Atti dedicati rispettivamente al Ritorno alla natura, al Recupero della storia, alla Catarsi, tra tanti angoli suggestivi, tra splendide ambientazioni scenografiche come il Tempio di Flora, il Mausoleo del Capitano, la Tribuna gotica, il Ponte romano, l’Obelisco egizio, il Chiosco turco e la Pagoda cinese. E quindi l’Esodo con i fantastici giochi d’acqua.
A tanta bellezza si aggiunge, infine, la seducente atmosfera dello storico Camelieto, una collezione di eleganti camelie, alcune delle quali ormai centenarie, la cui fioritura si ripete ogni anno nei mesi di Febbraio, Marzo e Aprile, in un trionfo di colori, profumi ed eleganza che continuano a incantare chiunque abbia il privilegio di assistervi.

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