Parigi-Livorno: la mostra di Valentina Restivo dedicata a Pasolini

Il racconto dell'inaugurazione fatto da Serafino Fasulo

Valentina Restivo dentro la libreria Tour de Babel che ospita la sua mostra. Foto: Serafino Fasulo
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Pubblicato ore 07:00

  • di Serafino Fasulo

PARIGI – Ho conosciuto Valentina Restivo nel 2003, anno in cui con il mio amico Raffaele Gaimari avevo appena iniziato un’avventura che per dieci anni si sarebbe chiamata Kino-Dessé, una monosala livornese dove abbiamo proiettato esclusivamente film d’autore attraverso retrospettive e prime visioni. Tra gli autori più amati c’era e c’è Pier Paolo Pasolini, e Valentina, che con noi condivideva questa passione, ci propose una serie di lavori realizzati in bianco e nero partendo dai fotogrammi di Salò o le 120 giornate di Sodoma. Li trovammo bellissimi, fu l’inizio di un’attività espositiva collaterale a quella cinematografica e l’inizio dell’amicizia con Valentina che tutt’ora dura. Amicizia che, grazie a Pasolini, ci mette in relazione con Parigi e con Tour de Babel, la libreria del Marais dove ho incontrato altri amici, tappa privilegiata delle mie frequenti visite nella capitale francese.

Parigi, 5 marzo 2022, ore 19.00. La libreria Tour de Babel, diretta da Patrizia Molteni e animata dallo scrittore Francesco Forlani, è affollata, ci sono i frequentatori di sempre, francesi e italiani, intellettuali e accademici, e ci sono i livornesi: Silvia Pampaloni insegnante e divulgatrice culturale che ha curato e organizzato l’evento; le ragazze di “Uovo alla Pop”, la galleria di piazza Garibaldi che espone i lavori di Valentina; Enrico Bertelli, artista che da anni lavora a Parigi, luogo dove il suo sperimentare ha trovato attenzione; Luca Papini, poeta, fotografo e filmmaker, che da otto anni insegna nella Ville Lumiére; Filippo Boccini, fotografo.

La serata, intitolata “Pensare Pasolini”, apre con la presentazione della mostra di Valentina Restivo “Io sono una forza del passato”, 106 illustrazioni in bianco e nero del menzionato Salò e una trentina di illustrazioni inerenti i personaggi del cinema di Pasolini, per proseguire con la presentazione del saggio “Lo spazio e il deserto nel cinema di Pasolini” di Paolo Lago, anch’egli livornese, e con gli interventi di Hervé Joubert Laurencin, il più grande conoscitore francese dell’opera pasoliniana e autore di “Pasolini: portrait du poète en cinéaste”, e di Anne-Violatine Houcke, autrice di “L’antiquité n’a jamais existé”, saggio sul cinema di Pasolini e Fellini.

L’evento, dedicato a una tra le menti più lucide del ‘900, vede Livorno protagonista, come a ribadire un cordone ombelicale con la capitale francese mai reciso. Per capire il legame tra Parigi e gli artisti livornesi sono esemplificative le parole di Valentina Restivo: “Parigi è la città che dà forma al mio mondo fatto di letture, visioni, momenti privati. A Parigi trovo il mio mondo interiore, i miei interessi rappresentati. È un amore che parte dall’adolescenza, è il posto dove vivrei anche se non faccio niente per crearne i presupposti, tutto sommato sto bene nella mia realtà, vivo bene nel mio nido”. Partire, ricaricarsi, tornare per partire di nuovo, carichi di salmastro.

Le foto dell’inaugurazione sono di Serafino Fasulo

L’autrice

Valentina nasce Livorno nel 1983, da mamma livornese e babbo di Roccastrada, provincia di Grosseto, ma di origini siciliane; “mi sento livornese, ma una parte di me viene dal profondo Sud e questo mi inorgoglisce”. Studia al Liceo Scientifico Cecioni con indirizzo artistico, per poi iscriversi alla Facoltà di Lettere, dipartimento di Cinema Musica e Teatro. Finita l’università vince una borsa di studio per la scuola d’incisione Il Bisonte a Firenze dove viene ammessa proprio grazie alle illustrazioni di Salò o le 120 giornata di Sodoma.

Sin da bambina dimostra abilità nel disegno, da realizzarsi alla presenza di “modelli”. È Maurizio Bini, suo docente ai tempi del Liceo, a svilupparle passione per il segno; grazie a lui: “ho studiato pittori come Giovanni Fattori e Ingres, devo a lui anche l’interesse per i ritratti di personaggi famosi che ho conciliato con la mia passione per il cinema”.

Dopo il Liceo si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Firenze, che presto abbandona per prendersi una pausa dal disegno e dedicarsi agli altri suoi amori, la letteratura, il cinema, i viaggi. Visioni e letture la ricaricano e dopo una fase di ricerca trova nella semplificazione delle forme, in un lavoro a togliere che punta all’essenza delle cose e del tratto, la propria cifra stilistica. Anche gli strumenti sono essenziali, “uso penne, pennarelli e la gouache che non abbandono mai”. Il desiderio di sintesi, di eliminazione degli orpelli è pure all’origine del suo lavoro sui fotogrammi cinematografici. Quando all’Università si trattava di descrivere la scena di un film, sostituiva le illustrazioni al linguaggio della semantica e della semiotica che avvertiva ridondante.

Valentina ha ritratto molti livornesi, tra i pittori Amedeo Modigliani e Angelo Froglia, il poeta Giorgio Caproni, il grande calciatore Armando Picchi, il cantautore Bobo Rondelli e ovviamente Pietro Mascagni. Non ama i chiaro-scuri pesanti alla ricerca della mezza ombra, cerca i segni che costituiscono l’essenza di un volto. I pittori della tradizione en plein air, della tradizione macchiaiola li ha studiati ma di questi non condivide l’attaccamento al paesaggio, “io dipingo nell’umido della mia casa o del mio studio, non lavoro all’aperto. Mi piace la dimensione solitaria, non lavoro più su cavalletto, appendo il foglio alla parete o, se il lavoro è grande, lo stendo per terra, non ho mai raccontato la città, le vedute mi annoiano, il paesaggio che preferisco è il volto umano e difficilmente lo contestualizzo”.

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