Venezia di notte tra leggende e misteri, tra vicoli e canali

In un silenzio surreale tra emozioni intense e romanticismo

venezia di notte
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Pubblicato ore 14:00

  • di Patrizia Caporali

Se Venezia ha un fascino innegabile durante il giorno, la notte tutto diventa incredibilmente magico e passeggiare tra calli e campielli, incantati dalle luci riflesse nelle acque dei canali, significa provare un’emozione straordinaria.

Venezia, città lagunare distesa su 120 isole collegate tra loro per mezzo di ponti costruiti nel corso dei secoli, per i turisti è proprio un labirinto dove è possibile perdersi ma spesso, perdendosi, più facilmente riusciamo a scoprirne tante bellezze diverse da quelle tradizionalmente conosciute.

E niente di più suggestivo è cominciare questa visita quando scendono le prime ombre della sera, quando il clima rovente si attenua, quando le voci e i ritmi frenetici dei visitatori lasciano spazio ad un’atmosfera più intima, con la complicità di un’illuminazione sempre discreta, per non turbare l’armonia che caratterizza le notti veneziane.

Proprio a tale proposito sappiamo che la rete di illuminazione pubblica della città nasce nel ‘700 con l’installazione di lampade a olio, sostituite poi da quelle a gas nel corso dell’800 e dall’illuminazione elettrica nei primi anni del ‘900.

Prima di allora le luci pubbliche erano solo in poche calli strette e pericolose. Fanali e cesendoli collocati in prossimità di capitelli e immagini sacre, fornivano solo una tenue lucetta e, muoversi di notte, era dunque un’impresa alquanto rischiosa, per il timore di perdersi o di essere derubati.

Nel 1450, con la legge che rende obbligatorio l’uso del lume a chi si inoltra nella città dopo le tre di notte, nasce così il particolare mestiere del codega, colui che illuminava la via e scoraggiava i malintenzionati.

Ed è così che i veneziani cominciano a uscire muniti di candele o piccoli fanali, mentre i nobili preferiscono pagare una guida che li attende fuori dai teatri, dai caffè, dalle sale da gioco per farsi condurre fino a casa. E il codega diventa una figura quasi mitica legata al buio e all’oscurità da cui scaturisce il fascino e la ragione di tale antico ruolo.

Oggi il codega non esiste più, non è più necessario, rimane talvolta la figura di chi accoglie i turisti con l’ombrello in caso di pioggia e per conto degli alberghi, ma resta anche l’espressione in dialetto veneziano far el codega ovvero reggere il moccolo, portare il lumicino, quando ci troviamo a fare il terzo incomodo.

Così già nella magica luce del tramonto, anche la Piazza San Marco assume un aspetto diverso con il bellissimo leone alato tra quei sontuosi palazzi che appena scende la notte si riflettono nell’ampio bacino, in un gioco scenografico davvero splendido.

L’assenza di persone avvolge la città nel silenzio, gli unici rumori che si aggiungono ai nostri passi sono il lento scivolare nell’acqua delle imbarcazioni a remi e qualche allegro schiamazzo proveniente dalle osterie disseminate qua e là nella città. Tutto ha un sapore nuovo e suggestivo, diverso da ciò che accade durante il giorno, dai piccoli locali che propongono eventi musicali agli spettacoli teatrali nelle chiese, nei palazzi storici, o nei grandi ai teatri come La Fenice, il Malibran, il Teatro Goldoni.

Passeggiando così dal Ponte di Rialto all’Arsenale, all’imponente Scala Contarini del Bovolo, al complesso dell’Ospedaletto, il più antico ricovero veneziano per vedove, orfani e anziani, tutto appare offuscato dalle tenebre e dal mistero. E a Venezia i misteri non mancano!

Leggende di palazzi che raccontano antiche storie d’amore, tradimento e morte, come quella di Ca’ Dario, il palazzo maledetto affacciato sul Canal Grande, sul quale aleggia quell’alone di negatività legato all’orrenda morte dei proprietari che si sono avvicendati nel tempo. O anche ciò che si racconta sulla Chiesa di Pietro e Paolo dove viene arrestato l’affascinante libertino Giacomo Casanova, per essere chiuso nella prigione dei Piombi, dalla quale tuttavia riesce incredibilmente a fuggire.

Oppure la misteriosa storia di Palazzo Contarini dal Zaffo con il Casino degli Spiriti, così chiamato perché il rumore della risacca contro le pareti del palazzo ricorda l’ululato di un fantasma, o forse per i lamenti degli infelici spiriti di artisti, scrittori, pittori che li frequentavano all’inizio del ‘500 e spesso evocati durante le sedute spiritiche delle numerose sette.

E mille angoli ancora da scoprire, da sognare in quel silenzio surreale tra emozioni intense e un pizzico di romanticismo, scivolando nell’oscurità della laguna, magari concludendo con un suggestivo giro in gondola.

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