Un luogo suggestivo, lontano dal turismo più sfrenato

Ischia di Castro è famosa per i Romitori antichi rifugi scavati nel tufo

ischia di castro
Ischia di Castro
  • di Patrizia Caporali:

LAZIO – Asce di silice, punte di frecce e altri oggetti testimoniano vita e presenza già nella preistoria, reperti etruschi e insediamenti medioevali caratterizzano il territorio di Ischia di Castro, località della Maremma laziale, sul percorso del fiume Fiora, a breve distanza da Viterbo e dal Lago di Bolsena. Ma i tre gigli nello stemma del Comune ricordano che i Farnese hanno poi segnato la costruzione, l’evoluzione e il dominio della città fino al 1649, quando Innocenzo X ne ordinò la distruzione.

Un luogo suggestivo, lontano dal turismo più sfrenato, un’oasi di pace per fare un tuffo nella storia e nella natura incontaminata, lontano dal clima e dalla frenesia tipica del periodo estivo.

Situato a circa 400 metri sul livello del mare, in un’area ricca di vigneti e uliveti, si accede al centro storico attraverso l’arco aperto sotto la Torre dell’Orologio, eretta all’estremità della Rocca Farnese, una delle residenze più antiche della famiglia Farnese.

L’imponenza del Duomo, costruito nel ‘700 in puro stile barocco, al cui interno si conserva un Fonte Battesimale del 1538, e la Chiesa di San Rocco, edificio romanico con affreschi del XIV-XVI secolo sono la testimonianza di un passato indiscutibilmente importante.

Ma i luoghi di più forte impatto emotivo sono i Romitori rupestri della Valle del Fiora, un ambiente storico e misterioso dove l’uomo ha lasciato tracce impressionanti della sua presenza.

Spettacolari, avvincenti, caratteristici, i Romitori sono antichi rifugi scavati nel tufo dagli eremiti cristiani. Nel corso dell’Alto Medioevo, alcuni monaci in fuga dalle tentazioni del mondo scavarono la loro dimora, per sentirsi più vicini a Dio e al Creato, inebriati dal silenzioso frastuono della natura.

Tra tanti, l’eremo di Poggio Conte, sorto dopo l’anno Mille, in contrasto con l’opulenza della Chiesa romana, con lo scopo di vivere una vita spirituale pura e ascetica, lontana dai fasti e dagli intrighi della Curia. Un luogo fuori dal tempo, quasi irreale!

Percorrendo il sentiero, sembra di entrare in un film: tutto intorno il bosco, un anfiteatro naturale, una parete a strapiombo e una cascatella d’acqua. Ed ecco la dimora dell’eremo, forse abitata da un solo monaco, e la chiesa nella roccia tufacea a cui si accede attraverso un portale sovrastato da un foro, con affreschi dai motivi floreali e geometrici, decorazioni insolite per una chiesa cristiana.

Qualcuno dice, infatti, fosse una costruzione templare, altri ritengono sia opera dei benedettini cistercensi, altri ancora opera di una comunità greco-bizantina in fuga nel periodo della lotta alle iconoclastie del 700 d.C. Qualsiasi sia la sua origine, il luogo è davvero un incanto di bellezza e sacralità.
Pace e silenzio per ascoltare il suono dell’acqua e del vento, per respirare, per provare suggestioni uniche.

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