Un arcobaleno di colori, è Burano

Un nome curioso che deriva dalla Bora

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Burano
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Pubblicato ore 14:00

  • di Patrizia Caporali

VENEZIA – Ubriacarsi di colori anche nelle giornate più grigie, lasciando a Venezia la sofisticata eleganza delle sue chiese, dei suoi ponti, dei suoi palazzi, per rilassarci nella quiete della piccola Burano.

Burano, un nome curioso derivato dalla Bora, il vento che soffia da nord-est, un gioiello della laguna che sembra contenere tutti i colori dell’arcobaleno dipinti sulle case pitturate con tinte sgargianti, forse per una questione di praticità.

Secondo la tradizione, infatti, i pescatori, rientrando nell’isola dopo aver trascorso l’intera giornata in mare, potevano riconoscere le loro case da lontano, soprattutto durante la stagione invernale quando la laguna era avvolta, e lo è ancora oggi, dalla nebbia. Ma la leggenda supera la razionalità, perché un tempo si riteneva che i colori così accesi riuscissero a tenere lontano il malocchio e i demoni.

Qui, passeggiando tra le piccole calli poco affollate, è straordinario vedere la cura dei minimi dettagli: dalle piantine sui davanzali delle finestre in tinta con la facciata, ai vasi in terracotta decorati con pezzi di vetro; qui niente è lasciato al caso! Gli abitanti di Burano fanno di tutto per rendere la loro isola un vero capolavoro.

Tra tante originali abitazioni, nascosta in un vicoletto, spicca una casa in particolare, la più colorata, è la casa di Bepi Suà, alla nascita Giuseppe Toselli, decorata con disegni geometrici come triangoli, cerchi, rettangoli, quadrati dai colori brillanti, che variavano dalla mattina alla sera, sommandosi l’uno sull’altro, secondo la fantasiosa abilità di Bepi, che fece della sua passione un’arte vera e propria. Bepi, un personaggio dal profilo decisamente surreale, un tipo scorbutico ma simpatico, famoso anche come Bepi delle caramelle, che di giorno vendeva in piazza e più tardi distribuiva agli spettatori del cinema organizzato nelle calde serate estive, appendendo un lenzuolo bianco al muro di fronte alla sua casa per proiettare pellicole semplici e divertenti, spesso rivolte ai bambini. Un uomo creativo e un’abitazione che mette allegria su un’isola piccola piccola con tanti luoghi da visitare, senza un itinerario preciso, perdendosi all’interno delle sue calli per scoprire gli angoli più caratteristici, cominciando dal campanile pendente in stile rinascimentale, che svetta dall’ alto dei suoi 53 metri e inclinato a causa di un cedimento del terreno.

All’interno dell’attigua Chiesa di San Martino, la splendida Crocifissione del Tiepolo, con quei colori accesi delle figure in contrasto con le carni bianche del corpo di Cristo e poi la Peschiera Nuova e la Peschiera Vecchia, la Terrazza su Torcello, il Ponte dell’Amore, fino ad arrivare all’unica piazza di Burano. La Piazza Baldassarre Galuppi, accoglie con la statua dedicata al compositore e organista del Settecento, il bel pozzo del 1500 in pietra bianca d’Istria con la fontanella e il Museo del Merletto, un luogo dove si torna indietro nel tempo per scoprire la magica arte del merletto. Quel merletto che, secondo la leggenda, nasce con la storia di un pescatore di nome Nicolò, bello e di buon carattere, tanto da essere lo scapolo più corteggiato dell’isola, ma innamorato solo di Maria, la sua fidanzata. Un giorno, mentre si trova in mezzo al mare per pescare, Nicolò comincia a sentire un canto dolcissimo e, in breve, la sua barchetta viene circondata da un gruppo di donne bellissime, le Sirene. Il giovane non si fa incantare, nella sua mente e nel suo cuore c’è posto solo per Maria. Le Sirene, colpite dal profondo amore che Nicolò prova per la fidanzata, vogliono fargli dono di un magnifico velo da sposa, creato con la schiuma del mare che lui donerà alla ragazza il giorno delle loro nozze. Quell’incantevole velo diventa l’invidia delle donne dell’isola, che cercano subito di riprodurlo usando ago e filo, avviando a Burano la tradizione del merletto.

Ma al di là di questa e altre leggende, forse la verità è più semplice e risale al fatto che le mogli dei pescatori di Burano, spesso impegnate a riparare le reti da pesca con aghi e fili rudimentali, durante le lunghe attese dei loro uomini, cominciano a usare aghi e fili sempre più sottili, per riprodurre le reti in modo artistico fino a creare quei bellissimi merletti dalle trame sempre più sofisticate e oggi famosi in tutto il mondo.

Silenziosa, accogliente, raffinata, Burano rimane la piccola perla che si riflette nelle acque della laguna e sempre avvolge i suoi visitatori con un’ebrezza di colori, tradizioni, immagini indimenticabili.

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