Trentino: nella Foresta dei Violini gli abeti vibrano

Un'esperienza sensoriale unica

TRENTINO – All’inizio del percorso un cartello esorta con queste parole scritte da Bernardo di Chiaravalle nel XII° secolo: Credimi, perché l’ho sperimentato, tu troverai più nei boschi che nei libri. Alberi e pietre ti insegneranno ciò che tu non puoi imparare da nessun maestro. Incredibilmente, il visitatore sente cambiare il suo stato d’animo, sente crescere l’attenzione verso l’ambiente che va a esplorare.

Siamo nel cuore del Trentino, in Val di Fiemme, nella Valle dell’Armonia, un luogo speciale dove un’istituzione, la Magnifica Comunità di Fiemme gestisce i beni del territorio quali i boschi, le malghe, i prati, il pascolo del bestiame, la caccia e la pesca, ma si occupa anche di mantenere l’identità storica, sociale e culturale della valle stessa, in cui continuano a coesistere tre etnie e tre lingue diverse: l’italiano, il ladino e il tedesco.

bosco che suonaIn questa terra il legno è vita e, tra pareti rocciose e corsi d’acqua, si sviluppano anche i boschi di Paneveggio, meglio conosciuti come la Foresta dei violini, dove crescono gli abeti rossi da risonanza tanto amati da Antonio Stradivari, che già nei primi anni del Settecento veniva a scegliere personalmente i ceppi per i suoi preziosi violini. Da allora questi abeti  noti in tutto il mondo per le loro qualità tecno-acustiche, sono pagati a peso d’oro per realizzare le tavole armoniche di organi, pianoforti, violini, viole e altri strumenti a corda. Il legno dell’abete rosso, infatti, è particolarmente elastico, trasmette meglio il suono e i suoi canali linfatici sono come minuscole canne d’organo che creano risonanza.

Ma come riconoscere l’albero di risonanza? Secondo un’affascinante teoria, è sufficiente appoggiare la schiena contro gli abeti per scoprire quello giusto, perché vibra. E non solo una foresta composta quasi interamente da abeti rossi ma anche, a quote inferiori, da abeti bianchi, larici e pini cembri incorniciati da un sottobosco fitto di tappeti di mirtillo nero e rossi. Una vegetazione meravigliosa, un’aria profumata in ogni stagione.

Certo non è facile percepire la complessità di questo luogo che, a prima vista, sembra solo una ripetizione all’infinito di se stesso: alberi e sentieri, sentieri e alberi, quando invece gradualmente si scoprono dettagli che raccontano di suoni sempre diversi, di spazi sorprendenti per la loro maestosità, per l’atmosfera di grande pace. E in questo tempio della musica a cielo aperto, tra gli abeti rossi, altissime colonne portanti di questo incantevole luogo, si percepisce tutta l’imponenza del custode del Bosco, un larice di circa 200 anni, alto 38 metri e con circonferenza di 290 cm; su di lui rimangono ancora i segni di un fulmine che l’ha colpito dieci anni fa, senza tuttavia comprometterne la vitalità.

bosco che suonaQui, ogni estate alcuni musicisti di fama internazionale, invitati al festival I Suoni delle Dolomiti, sono chiamati a scegliere il loro albero, quale dono della Val di Fiemme a chi diffonde nel mondo melodie sublimi. E tutto il rito si conclude con la magica esecuzione di un brano che l’artista dedica al suo abete.  Passeggiare nel Bosco che suona è un’esperienza sensoriale unica, coinvolgente, da vivere in maniera molto personale, anche se il sentimento comune è quello di istintiva intesa con l’ambiente. Tutto sembra quasi irreale, non si sente alcun rumore se non quello dei propri passi, solo il vibrare di una misteriosa risonanza fra uomo e natura e un profondo silenzio che cresce insieme a una sensazione di grande rispetto verso questi magnifici luoghi.

Patrizia Caporali

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