Storie e curiose leggende dei Navigli di Milano

Lungo il Naviglio della Martesana un edificio che ispirò I Promessi Sposi

Foto di fdipaola da Pixabay
  • di Patrizia Caporali

MILANO – Tra tanti Navigli che caratterizzano Milano, ce n’è uno nella zona est della città, forse meno conosciuto di altri molto più glamour, ma ugualmente affascinante, è il Naviglio della Martesana, che i milanesi chiamano il Naviliett, il Naviglio Piccolo, un percorso che regala scorci davvero suggestivi.

Un’arteria di 38 km, che scorre da Trezzo sull’Adda a Milano, realizzata su richiesta del duca Francesco Sforza a partire dalla metà del XV secolo, per creare una rete di canali navigabili tra il Po, il Ticino e l’Adda e favorire l’approvvigionamento e le vie commerciali del capoluogo.

Con la sua apertura inizia un traffico che si intensifica per quasi due secoli, barche e barconi scendono e risalgono la corrente con grande frequenza, anche se le ricorrenti piene del fiume Lambro creano non pochi disagi ai barcaioli, talvolta costretti a subire la perdita di interi carichi di ogni tipo di merce.

Ma il Martesana, animata realtà commerciale e agricola, con il passare del tempo, assume nuove caratteristiche. Sulle sue sponde, infatti, si sviluppa il piccolo borgo di Gorla, una vera oasi alle porte di Milano, situata a cavallo della linea che idealmente distingue la campagna dalla città e ricordata anche come la Piccola Parigi, un Bois de Boulogne in miniatura, che attrae tanti visitatori. Tra questi lo stesso Arciduca Ferdinando d’Austria che spesso arriva da Milano con festose compagnie e vi si trattiene per alcuni giorni.

Infatti qui le acque del Naviglio offrono refrigerio nei mesi estivi e piacevoli opportunità di allegre scampagnate in tanti altri momenti e così si cominciano a costruire ville patrizie, con annessi parchi, orti e giardini, luoghi di vacanza e svago per i nobili milanesi.

Ventiquattro edifici di importante valore storico-artistico si affacciano su questo canale, uno più bello dell’altro, da Villa Finzi alla neoclassica Villa Petrovic, alla barocca Villa de’ Ponti e poi Villa Lecchi, Villa Pino, Villa Angelica o Villa Singer, costruita alla fine dell’Ottocento per farne una distilleria di profumi.

Passeggiare lungo la Martesana significa anche scoprire storia e curiosità, ecco la Cassina de’ Pomm che in milanese significa Cascina delle Mele, una tra le più antiche cascine a corte, inserita in un articolato sistema di terreni destinato alla coltivazione di mele e identificata con l’edifico incontrato da Renzo quando ne I promessi sposi, entra a Milano.

Sorta nel XV secolo e proprietà prima della famiglia nobiliare dei Marino, poi dei De Leyva, da cui trae origine la Monaca di Monza di Manzoni, la Cascina è talmente bella nella sua felice posizione fuori città che diventa essenzialmente luogo di villeggiatura.

Utilizzata prima come posta per il cambio dei cavalli, viene trasformata in albergo, poi in osteria e quindi diventa un ristorante, frequentato da politici e personaggi dello spettacolo, tra il 1970 e il 1980. Oggi l’unica attività commerciale ancora attiva nella cascina è un bar, il Caffè Martesana. Nel tempo ha ospitato certamente tante personalità comeStendhal, Carlo Porta, Garibaldi e Napoleone, ma soprattutto sembra che nel suo cortile si sia battuto in duello Giacomo Casanova per la bella Zenobia, una giovane del luogo sedotta la notte prima delle nozze.

E qui, in corrispondenza della Cassina de’ Pomm, c’è un piccolo ponte in ferro che scavalca il Naviglio della Martesana, realizzato all’inizio del XX secolo e chiamato, in dialetto milanese, el pont del pan fiss, il ponte del pane sicuro, per la presenza di una fabbrica di candele, ora non più esistente, che permetteva agli operai che vi lavoravano di avere un lavoro sicuro.

Insomma il Naviliett ha tutta una storia che racconta tante altre storie, alcune leggende e anche una maledizione che risale al 1475, lanciata a Francesco Sforza, dalla Contessa della Martesana, ricattata e costretta a costruire a sue spese il Naviglio Martesana, per liberare il figlio Napo.

Il ragazzo, imprigionato dopo una lite violenta col Duca di Milano, che aveva importunato la sua promessa sposa, nonostante la scarcerazione, morirà per le torture subite, e la madre tuonerà con parole terribili: “Ogni anno 7 abitanti della Martesana moriranno soffocati dalle acque del Naviglio, flora e fauna spariranno”. Orribile anatema che per molti anni servirà a tenere lontani i bambini da quelle sponde scivolose e mortali.

Un canale artificiale che ha pompato vita dentro la città per secoli e secoli, un percorso lungo il quale negli anni si sono stratificate tante vicende e persino due Templi sotterranei, vere e proprie rarità architettoniche, fatti di colonnati, capitelli, volte e nicchie, usati per misteriose riunioni massoniche. Il Naviglio della Martesana rimane proprio un luogo incantato che continua ad attrarre e a meravigliare tanti curiosi visitatori.

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