Simone Cristicchi commuove con il suo monologo

L'attore e cantautore ha portato in scena "Li romani in Russia" di Marcelli

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Simone Crisitcchi durante lo spettacolo. Foto: Valeria Cappelletti
  • di Valeria Cappelletti:

LIVORNO – Si dice che un’immagine valga più di mille parole, eppure ieri sera il monologo portato in scena da Simone Cristicchi è valso più di mille immagini. Il cantautore e attore romano non si è limitato a raccontare una tragica vicenda, ma è riuscito a mostrarla al pubblico attraverso le parole, attraverso quei versi in rima violenti, cupi, drammatici.

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Foto: Valeria Cappelletti

Ieri sera Cristicchi con “Li romani in Russia”, testo di Elia Marcelli, ha mostrato ai livornesi, accorsi in gran numero a riempire piazza Cavallotti, cosa vuol dire stare davvero su un campo di battaglia, cosa vuol dire affrontare la morte senza possibilità di fuga. È iniziato davvero con il botto “Scenari di QuartiereTeatri al calasole”, il festival a ingresso gratuito organizzato dal Teatro Goldoni nelle vesti di Marco Leone, insieme al Comune di Livorno, con la direzione artistica di Fabrizio Brandi.

“L’anno scorso – ha detto Francesco Belais, assessore alla cultura – abbiamo iniziato con tre timide date che poi sono diventate quattro, chiedendoci se avrebbe funzionato o no, e quest’anno siamo passati a più del doppio, coinvolgendo tutti i comitati di quartiere e dove non c’erano si sono creati. Questo festival ha portato un’onda positiva dovunque e continuerà a portarla perché l’edizione del prossimo anno sarà ancora più strepitosa”.

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Foto: Valeria Cappelletti

“Li romani in Russia” racconta la testimonianza di Marcelli una volta tornato dalla guerra in Russia del 1941 che costò la vita a 200mila italiani. Utilizzando il dialetto romano schietto e colloquiale Marcelli racconta uno spaccato terribile fatto di soldati che non solo sono costretti a combattere contro il nemico russo, ma anche contro il freddo (50 gradi sotto zero) e la paura di non svegliarsi la mattina dopo perché si è morti assiderati, di feriti che chiedono disperatamente acqua, di cibo che manca e di vite appese a un filo a causa delle bombe e delle pallottole lanciate dal nemico. Tutto questo in rima, in ottave romanesche, usando un genere simile a quello epico come Iliade e Odissea.

“Per imparare queste ottave c’è voluto molto tempo e un grande sforzo di memoria – ha detto Cristicchi prima di iniziare – quindi se mi dovessi perdere o avere qualche vuoto di memoria voi fate un appaluso per coprire questi silenzi – ha scherzato – Racconto la guerra di Russia perché avevo un nonno che si chiamava Rinaldo e da quando l’ho conosciuto mi ricordo sempre che aveva freddo, anche d’estate. L’inverno invece mi raccontava le storie del Natale del 1941 che passò come soldato nella guerra di Russia. Della sua divisione composta da 150 soldati tutti romani tornarono salvi in 10. Mio nonno tornò a Roma con una medaglia al valore per il coraggio dimostrato nelle innumerevoli azioni pericolose”.

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Foto: Valeria Cappelletti

Cristicchi diventa il portavoce di una realtà, quella della guerra, che tutti i giorni i giornali e i telegiornali ci raccontano ma che non ci tocca, che sentiamo lontana e che invece ieri sera, con la sua interpretazione, ha reso palpabile, parte di noi.

Il pubblico è stato letteralmente catapultato nella storia, riuscendo quasi a percepire il dolore fisico e mentale raccontato dal testo di Marcelli. Più volte nel corso della serata sono fioccati gli applausi per l’interpretazione dell’attore e alla fine, concluso lo spettacolo, il pubblico visibilmente scosso dalla recitazione si è alzato in piedi regalando a Cristicchi una meritatissima standing ovation.

 

 

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1 Comment

  1. Ciao Simone,volevo solo dirti che ho visto uno spezzone del tuo spettacolo:”li romani…”,tramite internet e mi e’ piaciuto molto sei come sempre grande e intuitivo,un grande saluto dal tuo caro fans Roberto Riolo di Collegno.

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