San Gimignano e le leggende sulle torri

Il borgo soprannominato la Manhattan del Medioevo

san gimignano la città dalle 17 torri
Veduta di San Gimignano. Foto di baumbachwittenberg da Pixabay
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  • di Patrizia Caporali

SAN GIMIGNANO – Ancora una volta in Toscana, nella Toscana quella vera, tanto amata e frequentata da turisti italiani e stranieri in ogni stagione dell’anno, quella dei campi di grano, dei vitigni, degli antichi borghi, con colori, profumi e sapori inconfondibili.

Con San Gimignano siamo proprio davanti a un capolavoro che, dall’alto delle assolate colline senesi, offre la testimonianza di una straordinaria civiltà del passato e di tanti significativi momenti della storia.

Il borgo alle 14 torri

Soprannominato la Manhattan del Medioevo, conserva ancora 14 delle 75 torri, un tempo testimonianza del potere, della ricchezza delle famiglie che le facevano costruire, sfidandosi continuamente per innalzare la più alta, sempre escludendo dalla competizione la Torre comunale, detta la Rognosa o Torre dell’Orologio, alta 51 m. che, per decreto municipale, doveva rimanere la più elevata.

Ma anche all’epoca, non sempre i cittadini osservavano il regolamento e la Torre Grossa, le Torri degli Ardinghelli, le Torri dei Salvucci, vengono erette superando quanto stabilito e poi inevitabilmente dimezzate fino a risultare oggi alte la metà.

La Torre del Diavolo più alta del normale

E ogni torre ha una sua storia da raccontare. Prima tra tutte la Torre del Diavolo, della quale si narra che il proprietario, tornando da un lungo viaggio, trova la torre più alta rispetto a quando era partito, per cui viene vista come opera del Diavolo e ne prende il caratteristico nome, anche per l’aspetto architettonico sinistro e diverso dalle strutture vicine.

La Torre Chigi con ingresso al primo piano

Così anche la Torre Chigi, una tra le più belle che, per dormire sonni tranquilli e viste le lotte tra le famiglie della città, ha il portone di ingresso al primo piano; durante il giorno, per scendere in strada, si calava una scala che poi veniva ritirata durante la notte.

Ma il fascino di San Gimignano non consiste solo in questa spettacolare verticalità. Tutta la città rappresenta ancora uno dei più significativi esempi europei di organizzazione urbana dell’età comunale.

Cinto da mura duecentesche che abbracciano un borgo in cui l’assetto medievale si è mantenuto intatto, il paese vive fino alla metà del Trecento una stagione di ricchezza economica e artistica, grazie anche ai mercanti e ai pellegrini diretti a Roma su quella via Francigena, che ancora oggi divide il borgo in due parti.

Fioriscono architetture religiose, civili e militari, abbellite da grandi artisti che vengono qui a prestare la loro opera. Il Duomo viene arricchito dagli affreschi di Benozzo Gozzoli, di Domenico Ghirlandaio e dalle statue lignee di Jacopo della Quercia, così come l’interessante Palazzo Comunale conserva le meraviglie di Pinturicchio, Filippino Lippi e Pier Francesco Fiorentino.

Ma dopo aver raggiunto il massimo della ricchezza, San Gimignano viene colpita dalla peste nera del 1348 che porta alla decimazione della popolazione e a un impoverimento da cui la città riesce a riprendersi solo in tempi più recenti.

Un paese tutto da scoprire in un dedalo di vicoli e scalette lungo le antiche mura, pieno di scorci deliziosi, con numerose chiese e decine di palazzi nobiliari come il Ridolfi, il Pellari, l’Ardinghelli, il Salvestrini, il Tortoli. Quindi la bella Piazza della Cisterna, che prende il nome dal pozzo ottagonale collocato nel centro, all’epoca cuore commerciale del borgo, perché su di essa si affacciavano botteghe ed era sede di mercati, feste e tornei. Tante architetture militari e, tra tanti musei, un particolare Museo della Tortura, testimonianza di tecniche e strumenti della tortura medioevale, con documenti originali della Santa Inquisizione.

Piaceri enogastronomici

Con la sua selva di torri che si stagliano all’orizzonte, San Gimignano è sicuramente una delle mete più iconiche di tutta la Toscana, indimenticabile anche per quei piaceri della vita offerti da prodotti pregiati come lo zafferano e la Vernaccia.

La spezia orientale, portata nel Medio Evo dalla Repubblica Marinara di Pisa, trova qui il suo habitat ideale, grazie a un suolo particolarmente drenante, viene coltivata ed esportata facendo arricchire molte famiglie dell’epoca. Frutti unici di una terra generosa fatta di sabbia e argilla, che produce già dal XIII secolo anche la Vernaccia di San Gimignano, apprezzato vino bianco, citato persino da Dante, primo tra i vini bianchi della Toscana a fregiarsi della Denominazione di Origine Controllata.

Storia, arte, prelibatezze tutte racchiuse in un’atmosfera davvero suggestiva, in particolare quando scende la notte e la città si svuota dai turisti e si accende sotto la luce soffusa dei lampioni che sembra renderla ancora più magica e legata a un passato ancora così vivo.

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