Rigoletto nella magnifica Arena di Verona

Un dramma appassionato e pieno d'amore

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VERONA- Definita dallo stesso Giuseppe Verdi la sua «opera migliore», Rigoletto viene terminata il 5 febbraio 1851 a Busseto. Per la sua vena “verista” il titolo appartiene, insieme ai successivi Il Trovatore e La Traviata, alla già citata “Trilogia Popolare” che molti critici hanno visto essere la premessa alla nascita del dramma borghese di fine Ottocento.

Il soggetto, infatti, è incentrato sulla drammatica figura del buffone di corte Triboulet del romanzo Le Roi s’amuse di Victor Hugo, come il compositore scrive più volte nel 1850 all’amico librettista Francesco Maria Piave: «Le Roi s’amuse è il più gran soggetto che ho trovato finora, e forse il più gran dramma dei tempi moderni […]. Io trovo appunto bellissimo rappresentare questo personaggio esternamente difforme e ridicolo, internamente appassionato e pieno d’amore».

La partitura delinea quindi caratteri psicologicamente complessi e sfaccettati, combinando la ricchezza melodica con la forza dell’azione scenica. Ne risulta un’opera in tre atti tanto grottesca quanto sublime, che ruota attorno al leitmotiv della maledizione, tema che ricorre dal preludio alla conclusione in una riuscita simbiosi di musica e testo.

La lettura che il regista Ivo Guerra  presenterà al pubblico il 6, 14, 19, 27 luglio, ore 21.00 sarà fedele al libretto e alle indicazioni della partitura, e prende ispirazione dalla prima rappresentazione areniana di Rigoletto del 1928, come omaggio alle grandiose messe in scene dei primi festival lirici.

In scena per il Festival lirico 2017 vediamo alternarsi cast di richiamo internazionale diretti dalla bacchetta di Julian Kovatchev, a partire dal ruolo del titolo interpretato dal giovane baritono mongolo Amartuvshin Enkhbat  al suo debutto nell’anfiteatro veronese, a cui succede l’apprezzato Carlos Álvarez  per l’ultima recita invece è eccezionalmente protagonista il grande Leo Nucci, unanimemente riconosciuto nel mondo della lirica quale Rigoletto per eccellenza e che, soltanto all’Arena, ha magistralmente interpretato il buffone verdiano per oltre 45 volte.

Vestono quindi i panni del Duca di Mantova Gianluca Terranova , Francesco Demuro e, per la prima volta in Arena, Arturo Chacón-Cruz , impegnati a sedurre Elena Mosuc , Jessica Pratt, Ekaterina Siurina , al suo debutto con Fondazione Arena, e Jessica Nuccio (27/7) che si alternano in Gilda. Il basso Andrea Mastroni è Sparafucile, mentre il mezzosoprano Anna Malavasi torna nel ruolo della sorella Maddalena.

A cura della redazione

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