A Pitigliano per bruciare l’Invernaccio e celebrare la Primavera

Una tradizione che si svolge nell'antico borgo arroccato sul tufo

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Il borgo di Pitigliano
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  • di Patrizia Caporali:

TOSCANA – Una storia millenaria racchiusa in un borgo arroccato su un blocco di tufo. Pitigliano, un luogo incantevole nel cuore della Maremma Toscana la cui origine si perde nella notte dei tempi e dove la vita sembra scorrere con ritmi davvero diversi.

Un profilo inconfondibile, una cerchia di mura che sembra raccogliere e custodire un passato importante che va dalla preistoria alla Seconda Guerra Mondiale. Qui, in un dedalo di piazze e vicoli che si rincorrono, si possono trovare reperti dell’Età del Bronzo, del Neolitico, dell’Età del Rame, insieme a tracce di una comunità etrusca, di una presenza romana e quindi medioevale.

Passeggiando poi tra portali e scale di pietra, tante testimonianze di periodi più recenti come Palazzo Orsini, l’Acquedotto mediceo, la bellissima Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo, la Fontana delle Sette Cannelle del XVI secolo.

pitiglianoMa la magica Pitigliano, nota anche come La piccola Gerusalemme, lega il suo nome alla comunità ebraica dal XVI secolo fino alla Seconda Guerra Mondiale. Nel passato quando, espulsa da Roma, ripara qui e costruisce il ghetto, tuttora visitabile con la Sinagoga, le stradine su cui si affacciavano il macello, il forno delle azzime e il bagno rituale e, più recentemente, quando il piccolo borgo e l’intera zona circostante offrono il loro prezioso aiuto agli ebrei che sfuggono alle leggi razziali.

Tanta storia, tanta bellezza, tante tradizioni. Tra queste, proprio in questo periodo, una molto attesa e vissuta intensamente dalla popolazione, la Torciata di San Giuseppe, una festa che ogni anno, intorno al 19 marzo, si ripete con la sacralità di un rito quasi propiziatorio, durante la quale si brucia l’Invernaccio e si festeggia l’arrivo della primavera.

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Torciata (19 marzo) Foto: Alberto Lauretti

Questo evento, di origine antichissima, si svolge con una processione di una quarantina di uomini incappucciati da un saio, i Torciatori che, partendo dalla valle, camminano in processione con le fascine accese sulle spalle e risalgono verso il paese. Sono 40 puntini di luce tremula che si muovono lentamente dal buio della vallata, mentre la folla li aspetta nella piazza e lì danno fuoco al pupazzo di canne: l’Invernaccio. Le canne e le frasche secche bruceranno in un attimo illuminando Pitigliano di una luce speciale.

Il pubblico rimane fermo finché non vede ardere fino all’ultimo piccolo legno del pupazzo, poi i Torciatori corrono intorno al fuoco mano nella mano e nel silenzio della notte si alza il canto Viva Viva San Giuseppe. I colori delle ultime fiammelle contrastano il blu intenso del cielo, una pioggia di cenere si alza trasportata da un vento leggero per scendere sulle teste, sugli abiti di tutte le persone che sono lì incantate a guardare, mentre il profumo delle frittelle di riso con l’uvetta e del buon vino toscano, inonda le strade e crea un’atmosfera di vera euforia.

È un connubio di sacro e profano, è un evento di una spettacolarità unica, è la magia dell’equinozio di Primavera.

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