Padiglione Dionisiaco: indumenti intimi e opere “erotiche”

Accoglie le produzioni di tre artisti

biennale 2017 padiglione dionisiaco
Huguette Calad. Foto: Italo Rondinella

VENEZIA – Alla Biennale d’Arte di Venezia 2017 il Padiglione Dionisiaco vede esposte alcune opere dell’artista svizzero-tedesca Heidi Bucher che immergeva indumenti intimi femminili in un’emulsione di plastica. Nei pannelli sono messe in sottovuoto, mutande e sottovesti quasi a voler fermarne il tempo.

Accanto ci sono le opere “erotiche” della libano-americana Huguette Caland, tra cui citiamo il grande quadro con le tre donne (come le Grazie) che traspaiono da una miriade di linee e macchie, come fili e tessuti, in una trama di molte tonalità di grigio e i tre “manichini”.

Di grande effetto è la “stanza con corridoi” di uno dei maggiori artisti di oggi: il franco-algerino Kader Attia, che rappresenta con efficacia e poesia l’incontro/scontro tra culture diverse. L’installazione ha per tema le “vibrazioni narrative”: nei corridoi sono esposti vecchie riviste, copertine di vecchi dischi, fotografie della tradizione musicale del Nordafrica e del Medioriente e un televisore che mostra un video sul suono e la questione transgender; nella sala centrale membrane coperte da grani di cuscus, sotto cupole trasparenti, si muovono per le sollecitazioni di acuti canti e musiche stridenti, disegnando, ogni volta che torna la quiete, suggestivi mandala.

A cura della redazione

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