Lago d’Iseo, Monte Isola vero gioiello verde disseminato di piccoli antichi borghi

Un delizioso lungolago fiancheggiato da uliveti, villini e giardini fioriti

Il lago d'Iseo con Monte Isola e la passerella di Christo. Foto: Robert Mühlbacher da Pixabay
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Pubblicato ore 14:00

  • di Patrizia Caporali

BRESCIA – Un’atmosfera rilassante e suggestiva, il Lago d’Iseo racchiuso tra monti e colline ed ecco spuntare dalle sue acque un’isola che si innalza con una montagnola verde fino a 600 metri s.l.m. È Monte Isola o Montisola che, con i suoi 5 kmq, appartiene alla provincia di Brescia ed è l’isola lacustre più grande d’Europa.

Un luogo magico con una popolazione di circa 1700 abitanti, dove regna il silenzio ma che alcuni anni fa, nel 2016, è salita alla ribalta delle cronache per l’installazione artistica “The Floating Piers” di Christo, un lungo pontile coperto di nylon giallo, appoggiato sull’acqua. Un milione e mezzo di visitatori incuriositi sono accorsi da tutto il mondo per vederlo, per camminarci sopra, per sconvolgere la consueta tranquillità del lago.

Dopo tanto clamore mediatico e non poche polemiche per i costi e il negativo impatto ambientale, trattandosi di un’opera temporanea, il megapontile è stato poi smontato, dimenticato e la vita ha ritrovato i suoi ritmi normali. Quei ritmi che seducono immediatamente i turisti perché Monte Isola è un vero gioiello verde disseminato di piccoli antichi borghi in pietra e tanto altro.

Sulla cima del monte, infatti, svetta il Santuario della Madonna della Ceriola, costruito nel V secolo dal vescovo di Brescia, per reprimere il culto pagano della dea Iside (da qui, forse, il nome di Iseo), facendo confluire la cristianità sull’immagine di Maria, una Maria con il Bambino in trono, scolpita su un ceppo di cerro nel XII secolo. Sulla vetta opposta ecco apparire il Castello degli Oldofredi, eretto nel XIV secolo a scopo difensivo, verso la sponda bergamasca, e oggi proprietà privata.

Sull’isola tanti castelli e torri, chiese e monasteri, palazzi e ville signorili ma, aldilà di tutte queste importanti testimonianze delle varie epoche, ciò che più attrae è la varietà del suo paesaggio, sono le sue bellezze naturali incontaminate e così lontane dalle frenesie delle città vicine.

Chi arriva a Monte Isola viene magicamente accolto dal fascino dei dodici centri storici compresi sul territorio, sono borghi di pescatori o borghi medioevali e montani con le casette in pietra dove la vita scorre quasi con un tono di sacralità. Dovunque si respira calma e serenità. Un delizioso lungolago fiancheggiato da uliveti, villini e giardini fioriti invita a visitare tutta l’isola, raggiungendo ogni frazione con il bus o la bicicletta, visto che non sono ammesse le auto.

Tra le tradizioni che hanno reso famosa Montisola c’è la produzione di reti da pesca che inizialmente venivano lavorate dai monaci cluniacensi dell’Isola di San Paolo; da loro i pescatori avrebbero appreso a intrecciare i rami di salice e poi il filo di seta, per costruirsi un nuovo strumento di lavoro. Più tardi saranno le donne, abili maestre, a farne una delle attività economiche più importanti dell’isola.

Un’altra occupazione locale è quella della conservazione delle sardine di lago, gli agoni, pescati soprattutto tra novembre e marzo con reti di profondità; eviscerati, lavati, messi a seccare inchiodandoli ad assicelle su file parallele, vengono poi pressati e ricoperti con olio di oliva. Solo dopo qualche mese di maturazione si possono mangiare cotti sulla brace e serviti con la polenta, magari nei ristoranti, nelle trattorie che accolgono i visitatori con ottimi cibi e prodotti tipici, accompagnati da una bottiglia del celebre Franciacorta che si produce nel territorio intorno al lago.

Un vero gioiello Montisola con le due suggestive isole satellite: a nord la piccola Isola di Loreto, ora di proprietà privata e l’Isola di San Paolo a sud, abitata per secoli prima dai monaci cistercensi, poi dai francescani.

E non manca nemmeno la leggenda dell’infelice fanciulla di Montisola, promessa sposa per ragioni di interesse a un nobile della Franciacorta che, andando a piangere sul lago il proprio dolore per la crudele sorte, un giorno cadde in acqua. Fu salvata da un giovane pescatore, si innamorarono e continuarono felici. Finché il padre di lei non li scoprì e lo fece uccidere annegandolo. Informata da una serva fedele, la ragazza si tolse la vita gettandosi nelle stesse acque per poter così ricongiungersi eternamente al suo amato pescatore.

Ancora oggi si narra che quando si scatena la Sarneghera, la temuta tempesta caratterizzata da temporali con spaventosi tuoni, fulmini e venti impetuosi, sono i due giovani che si stanno cercando nel fondo del lago per incontrarsi e abbracciarsi ancora una volta e il cielo, per vendetta, si scaglia su questi luoghi che in quei momenti perdono la loro magica quiete.

Una storia triste che bene si intona con l’atmosfera dolce e seducente di un incantevole angolo di paradiso.

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