L’abbazia di Staffarda tra storia e magia

Stupendo esempio di architettura religiosa medievale

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L'Abbazia di Santa Maria di Staffarda
  • di Patrizia Caporali:

PIEMONTE – Voilà l’autunno. Un dolce autunno durante il quale possiamo concederci ancora un week end di relax in un luogo incantevole, alla ricerca di emozioni più profonde. Arriviamo in Piemonte, nella provincia di Cuneo, in una zona di pianura a cui fa da cornice un’ampia cerchia di monti ed ecco apparire l’abbazia di Santa Maria di Staffarda, stupendo esempio di architettura religiosa medievale. Qui, proprio ai piedi del Monviso, sorge l’imponente complesso di costruzioni in stile romanico e gotico tra cui la chiesa abbaziale, il chiostro, la foresteria, il mercato coperto, le nove cascine e un piccolo torrente.

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Interno, particolare

L’ingresso sulla piazzetta stupisce subito per l’armonia e la pace che trasmette, sembra di vivere in un luogo lontano dal mondo convulso in cui viviamo. L’interno è un piccolo scrigno di arte medioevale, il chiostro è semplicemente splendido. I monaci cistercensi cominciarono a fondare il complesso nella prima metà del XII secolo; dapprima fu un ospizio per i pellegrini provenienti dalla Francia e diretti a Roma e per coloro che si recavano a Santiago di Compostela, ma presto divenne un florido centro commerciale ed economico. Seguì un periodo di decadenza, poi il saccheggio da parte dei francesi e la consegna all’ordine mauriziano, fino ad apparire oggi così come era, un complesso abbaziale suggestivo, forse poco curato, non correttamente valorizzato, ma certo di grande fascino e mistero.

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Interno dell’Abbazia

Colpisce subito il caratteristico effetto cromatico dato dal rosso mattone, grigio pietra e bianco calce della chiesa in stile piuttosto austero con pianta a tre navate, sapientemente costruita sull’asse del sole, che al mattino illumina l’altare, a mezzogiorno il campanile e al tramonto l’ingresso principale. Veramente insoliti poi tutti quei particolari architettonici difformi uno dall’altro, creati volontariamente e sempre assolutamente funzionali. Ogni elemento, infatti, dal più piccolo al più vistoso, è diverso dall’altro: la disposizione degli archi, le mattonelle che li compongono, le volte, i pilastri più o meno alti, più o meno tozzi, le finestre tutte diseguali, le colonne del chiostro differenti per la struttura, la grossezza del fusto, per le basi, per i capitelli. Non esistono in tutta l’abbazia due elementi uguali o simmetrici! Ma rimane un’armonia che seduce e intriga al tempo stesso. Chissà qual è il motivo di queste incredibili diversità?

Enigmi e misteri si intrecciano nell’abbazia di Staffarda fino a farci entrare in una dimensione surreale, sembra di fare un viaggio nel tempo, tra antichi simboli asiatici e americani, sistemi stellari incisi prima di Copernico e Galileo, caratteri di scritture sconosciute. Il fiore di loto e il Sole, che nulla hanno a che vedere con la tradizione cristiana, decorano le mura, le colonne e i portali dell’abbazia e poi l’enorme osso ricurvo, lungo circa un metro e mezzo, che la leggenda attribuisce a una balena mandata da Dio per sfamare i monaci durante una grave carestia, ma che più probabilmente è la vertebra di un gigantesco animale preistorico.

staffardaTanti simboli esoterici di civiltà antichissime, di religioni diverse e le curiosità non finiscono mai. Un’altra suggestiva storia racconta che nei sotterranei dell’abbazia ci sarebbe un’enorme biblioteca di importanti testi magici e alchemici, per accedervi bisognerebbe scendere una scala a chiocciola, ma l’ingresso alla scala, ammesso che esista, è murato. Quali e quanti enigmi si celano dunque in questo luogo dove, come scrisse qualcuno, si coglie l’odore della terra per intuire il profumo del cielo!

Quali e quante emozioni per questo complesso architettonico che forse meriterebbe qualche restauro, ma che anche così, avvolto dalla patina del tempo, riesce a trasmettere ai visitatori! E se, al termine di un percorso ricco di storia, sacralità e leggenda, sentiamo il desiderio di abbandonare la frugalità dei monaci, possiamo approfittare di prelibate proposte della più tipica gastronomia piemontese. Piatti raffinati, gustosi e preparati con prodotti artigianali di produzione propria tra i quali è obbligatorio assaggiare le famose paste di meliga, dolcetti tipici del luogo, realizzati secondo la ricetta tradizionale e concludere con l’arquebuse, liquore d’altri tempi, profumato, armonico e ottimo digestivo che sa proprio di montagna.

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Castello di Racconigi

Combinando storia, cultura e buon cibo, si è consumato il primo giorno del nostro weekend, ora possiamo continuare scegliendo tra le tante mete facilmente raggiungibili da Staffarda, seguendo le nostre preferenze. Non rimane altro che decidere se visitare il Castello Reale di Racconigi, residenza sabauda appartenente al patrimonio dell’Unesco, oppure recarci a Saluzzo per vedere la Casa Museo di Silvio Pellico, o ancora avviarci in un percorso naturalistico-filosofico nel Bosco Incantato tra querce, frassini, olmi, aceri e faggi, per rilassarci nella delicata cornice dei colori autunnali e nel silenzio, ascoltando solo i rumori della foresta, dell’acqua del ruscello. Infine, visto che la cittadina di Alba è solo a pochi chilometri da qui e sorge al centro di un zona famosa per i suoi prodotti enogastronomici, possiamo anche decidere di concludere golosamente assaggiando specialità al tartufo e brindando con dell’ottimo vino.

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