Isola di Gorgona: il fascino di un luogo antico e colonia penale

Un territorio impervio e selvaggio

isola di gorgona
L'isola di Gorgona con il caratteristico profilo di donna
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  • di Patrizia Caporali:

LIVORNO – Un cuore verde pulsa nel mare sul confine tra il Ligure e il Tirreno, è la piccola isola di Gorgona, la più incontaminata, la più isolata, la più settentrionale dell’Arcipelago Toscano. Il nome proviene da Gorgòna, il mostro mitologico con i serpenti al posto dei capelli che pietrificava chiunque lo fissasse negli occhi e, vista dalla costa toscana, si staglia come il profilo di un volto femminile o di un enorme cetaceo, misteriosamente adagiato sull’orizzonte.

isola di gorgona
Il panorama

Contesa da Greci, Etruschi, Romani fu luogo di eremiti e monaci e vanta addirittura una citazione nella Divina Commedia, quando Dante Alighieri narra le vicende di Ugolino della Gherardesca: “muovasi la Capraia e la Gorgona, e faccian siepe ad Arno in su la foce”.

Dal 1869 Gorgona è la succursale della colonia penale di Pianosa, qui i detenuti possono muoversi liberamente, lavorano e imparano nuove professioni per un miglior reinserimento in società, al termine della pena e, se dal carcere devono uscire persone rigenerate, l’isola ha tutte le caratteristiche per soddisfare questo compito.

Un territorio impervio e selvaggio, ricco di vegetazione e suggestive insenature: Costa dei Gabbiani, Cala Maestra, Cala Marcona e Cala Scirocco dove si apre la Grotta del Bue Marino, un tempo rifugio di foche monache, in acque che oggi sono luogo di passaggio di delfini e balene. E infatti ciò che più affascina è il mare, un mare che regala straordinarie trasparenze e fondali eccezionali, dove proliferano delicatissime specie marine, come posidonie, nacchere, gorgonie, aragoste e un’infinità di pesci, proprio perché è sempre stato interdetto ai natanti e al turismo sfrenato.

isola di gorgona
Torre Vecchia

Nell’isola rimangono resti di antichi insediamenti, la Torre Vecchia, di epoca pisana, la Torre Nuova, medicea, la chiesa di San Gorgonio e un piccolo villaggio che circonda il porticciolo. Qui vivono poco meno di 200 persone, tra abitanti, detenuti, agenti e personale della colonia penale. Un penitenziario senza sbarre con una struttura davvero singolare, un vero laboratorio sperimentale dove i detenuti trascorrono l’ultima fase del loro periodo detentivo lavorando nei campi, occupandosi degli animali, producendo pane e formaggi, seguendo l’allevamento di pesce e curando i vigneti.

Recentemente, a seguito della collaborazione tra l’azienda vitivinicola Frescobaldi e la direzione della colonia penale, è nato Gorgona, un vino bianco, fresco e giovane, metà ansonica e metà vermentino, dal profumo floreale con sfumature di vaniglia. Dodici gradi di eleganza racchiusi in una bottiglia dal tappo ricoperto di ceralacca gialla, impreziosita da un’etichetta unica, creata da un design, che si può sfilare e conservare o, come in occasione della vendemmia 2013, firmata addirittura dal maestro Andrea Bocelli.

E oggi il suo prolungato isolamento si interrompe. Gorgona, l’ultima isola-carcere ancora attiva, apre ai turisti con visite guidate, limitate a un massimo di 75 visitatori divisi in tre gruppi di 25 e affidati a una guida. Così, per non più di 4 giorni alla settimana, un battello parte dalla Darsena Vecchia di Livorno, davanti al monumento Quattro Mori, per accompagnare i visitatori su percorsi concordati dall’Ente Parco in accordo con la direzione del carcere, estendendo le visite anche alle attività agricole e zootecniche.

Per la prima volta, inoltre, al fine di valorizzare totalmente la bellezza del suo mare, è stato anche avviato un percorso tra Arpat e Regione Toscana per inserire alcune spiagge della Gorgona nell’elenco nazionale delle spiagge autorizzate alla balneazione. Un luogo che sembrava inaccessibile, intatto nella sua scabra bellezza, un piccolo paradiso terrestre che oggi si rivela improvvisamente fruibile e raccoglie un boom di prenotazioni, nonostante limitazioni e regole che ancora ne condizionano l’accesso.

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