Il toro portafortuna della Galleria di Milano

Diventa l’amuleto più famoso del capoluogo lombardo

il toro alla galleria di milano
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  • di Patrizia Caporali

Se per tornare a Roma la superstizione vuole che i turisti lancino una monetina nella Fontana di Trevi, per ritornare a Milano c’è un rito, decisamente meno elegante, che dice di calpestare i testicoli del toro rampante raffigurato nel mosaico della Galleria Vittorio Emanuele II, passaggio pedonale d’eccellenza che collega Piazza del Duomo a Piazza della Scala.

Siamo nel 1867 quando, sotto l’ampia cupola di vetro, si decide di decorare il pavimento della Galleria con lo stemma della città di Milano, attorniato da quello di altre importanti città, come la lupa per Roma, il giglio per Firenze e il toro per rappresentare Torino.

Un amuleto davvero particolare

Ed ecco che il toro diventa l’amuleto più famoso del capoluogo lombardo! Poco dopo il termine dei lavori, infatti, alla vista del toro raffigurato in campo azzurro e con grossi attributi in bella vista, comincia a diffondersi l’idea che porti bene toccarli ma, per non farsi troppo notare, è forse più opportuno calpestarli, fingendo il semplice passaggio su di essi.

Ma al di là della scaramanzia e visti i rapporti non sempre così idilliaci tra le città di Milano e Torino, qualcuno racconta che il gesto sia stato solo un modo stizzoso di reagire alla vista del toro, fatto proprio per schernire i torinesi.

Simbolo di fertilità?

In realtà nessuno conosce l’origine precisa di questo rito rapidamente diffuso tra i milanesi, che dapprima si limitavano a praticarlo il 31 dicembre per propiziare la buona sorte nel nuovo anno e che poi dilaga anche tra i turisti.
L’usanza dice che per far arrivare la fortuna, bisogna compiere una rotazione di 360° a occhi chiusi, facendo perno con il tallone del piede destro sui testicoli dell’animale, simbolo di forza e vigore. Con il tempo la fantasia si aggiunge alle varie credenze fino a ipotizzare persino poteri legati alla fertilità e, qualche volta, non è insolito vedere le signore che accarezzano gli attributi con la mano o con il piede nudo.

Qualunque sia il motivo del rito, un’unica certezza: la stravagante attrazione attira un altissimo numero di persone disposte a mettersi in coda per piroettare insistentemente, accelerando il degrado del toro, così tanto usurato al punto di dover provvedere alla sua manutenzione al massimo ogni quattro anni.

Con l’ultimo restauro, visto che i genitali erano addirittura ridotti a un buco profondo che ha divorato le tessere del mosaico e persino il massello di pietra sottostante, il lavoro è apparso quanto mai impegnativo. Non è stato semplice selezionare, tagliare, posizionare e arrotondare i due quadratini di marmo rosa di Asiago dalla colorazione leggermente più scura rispetto al bianco delle altre tessere ma, considerando il successo riscosso, non poteva essere altrimenti.

Atmosfera aristocratica

Certo, il rituale stride decisamente con l’atmosfera aristocratica della struttura, ritenuta l’elegante salotto dei milanesi, ricca di prestigiosi negozi, ristoranti, bar alla moda e librerie, ma nessuno resiste al richiamo della superstizione: ogni giorno centinaia di turisti, praticanti di riti propiziatori, cacciatori di fortuna aspettano pazientemente il loro turno per assolvere al divertente gioco scaramantico.

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