Il quartiere Coppedè, un angolo di Roma dall’aspetto bizzarro

Alcuni ritengono che abbia una simbologia esoterica

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L'arco attraverso il quale si entra nel quartiere e i due palazzi detti degli ambasciatori
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  • di Patrizia Caporali

ROMA – Le linee severe dello stile fascista unite all’armonia leggera di uno stile più elegante e decorativo, caratterizzano il Quartiere Coppedè, un angolo di Roma dall’aspetto bizzarro, un fantastico pastiche di linguaggi architettonici che vanno dal liberty all’art decò, con infiltrazioni di arte greca, gotica, barocca e addirittura medievale.

Siamo in zona Trieste, tra la via Nomentana e i Parioli. In realtà non si tratta proprio di un quartiere, ma di un insieme di 26 palazzi e 17 villette ideati dall’architetto Gino Coppedé, che inizia a progettarlo nel 1915, ma che più volte deve rimaneggiarlo per aderire alle direttive del regime. Mussolini, infatti, voleva inserire elementi tipici dell’Impero Romano all’interno delle architetture.

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La fontana delle rane

Lasciare il traffico di Roma e arrivare qui, è come entrare in un altro universo, lontano dai classici circuiti turistici, in una zona non molto estesa dove lo spazio ed il tempo assumono connotati e prospettive sempre nuovi. Infatti, in un contesto creato all’insegna dell’originalità, oltre alle residenze di lusso, troviamo anche alcune ambasciate come quella del Sud Africa, del Marocco e della Bolivia.

Un grande arco monumentale che congiunge due palazzi detti degli ambasciatori ne apre l’accesso in modo decisamente eccentrico con due balconi sulla destra e sulla sinistra, e un enorme lampadario in ferro battuto incastonato nel soffitto preziosamente decorato. Lo spazio centrale è occupato dalla splendida Fontana delle Rane, popolata appunto da 12 rane, voluta dall’architetto prendendo spunto dalla fontana delle tartarughe del Bernini e resa famosa dai Beatles che vi fecero il bagno vestiti dopo un loro concerto.

Edifici diversi per forma e dimensione circondano la piazza, tra i più significativi, anche per le eccessive, fantasiose decorazioni, troviamo l’imponente Palazzina del Ragno, simbolo di operosità, che appare sulla facciata. Al terzo livello dei quattro piani in cui è divisa, sopra un balconcino con loggia, c’è un dipinto raffigurante un cavallo sormontato da un’incudine tra due grifoni e una grande scritta in latino LABOR.

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Villino delle Fate

Caratterizzato da una totale asimmetria, con archi e fregi medievali realizzato con diversi materiali, come il marmo, il laterizio, il travertino, la terracotta, il vetro, ecco stagliarsi il Villino delle Fate: tre caratteristici edifici con decorazioni, torrette e piccole logge che omaggiano le tre grandi città di Firenze, Roma e Venezia attraverso simboli e personaggi. C’è il leone di S. Marco che affronta un veliero e il disegno di una meridiana per ricordare Venezia, la lupa con Romolo e Remo per rendere omaggio a Roma e infine le figure di Dante, Petrarca e in un dipinto la cupola di S. Maria del Fiore e il Palazzo della Signoria, per ispirarsi a Firenze.

Alcuni ritengono che il Quartiere Coppedè abbia anche una simbologia esoterica, legata a un percorso iniziatico di tipo massonico, certo è un angolo dalla dimensione quasi fantastica di forte ispirazione per molti registi come Francesco Barilli, Nanni Loy e Dario Argento, che lo ha scelto come location di due tra i suoi più famosi film horror (Inferno e L’uccello dalle piume di cristallo).

Camminando tra questi incredibili gioielli, uno dopo l’altro si scoprono tanti tesori dal fascino surreale in un susseguirsi di colori, di suggestioni, di eleganti atmosfere, dove è bello stupirci tra silenzio e magia, secondo i diversi momenti della giornata. Un piccolo mondo isolato da tutto il resto, che colpisce sia quando la luce diurna esalta le splendide decorazioni dei palazzi, sia di notte quando lo scenario diventa quasi grottesco, ma sempre decisamente magico e molto suggestivo!

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