Il piccolo borgo di Tignale, soprannominato il balcone del Garda

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Uno scorcio di Tignale
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Pubblicato ore 14:00

  • di Patrizia Caporali

BRESCIA – Sarà necessario aspettare ancora qualche settimana, ma quando potremo viaggiare senza limitazioni sul bellissimo territorio italiano, scegliamo una vacanza in provincia di Brescia, nel piccolo borgo di Tignale, un comune a picco sulla riva occidentale del lago di Garda, non a caso soprannominato il Balcone del Garda.

Il paese, composto da sei frazioni: Gardola, Piovere, Prabione, Aer, Olzano e Oldesio, collegate tra loro da una strada panoramica, è un luogo dove la natura selvaggia e incontaminata sorprende a ogni angolo, grazie alla sua posizione particolarmente privilegiata.

Sei piccoli borghi dove i vicoli collegati tra loro da tipici camminamenti coperti racchiusi tra le case, sembrano stringersi suggestivamente intorno alle chiese e si arricchiscono di interessanti edifici medievali.

Da non perdere assolutamente il paese di Tignale con il suo caratteristico centro storico, le piccole strade su cui si affacciano antichi portoni di pietra e il suggestivo Santuario della Madonna di Monte Castello che, situato a strapiombo sul lago a 700 metri di altitudine, offre panorami spettacolari dalle cime del Monte Baldo alla penisola di Sirmione.

Un piccolo gioiello artistico di probabili origini medievali con tanti antichissimi ex voto offerti per le numerose grazie ricevute dalla Madonna, importante per l’apparizione miracolosa di una stella che mise fine a una sanguinosa battaglia tra trentini e bresciani, avvenuta qui nel 1200.

Ma il santuario viene ricordato anche per il famoso quadro del pittore bresciano Giovanni Andrea Bertanza, che ritrae il temibile bandito Zanzanù, al secolo Giovanni Beatrice, al quale vennero attribuiti tanti omicidi commessi all’inizio del ‘600, in un contesto di faide familiari scoppiate fra i suoi familiari e i Sette di Monte Maderno, per difendere il proprio onore e anche per vendicare la morte del padre.

Eroe romantico o spietato criminale? Chissà? Una figura ambigua rimasta indelebile nella storia locale e spesso identificata con una specie di Robin Hood, che derubava i viandanti e assaltava le barche di passaggio, fortemente odiato anche dai signorotti della zona, oppressivi con quella popolazione che spesso lo proteggeva nascondendolo.

Anche il Porto di Tignale dall’originale nome di Pra’ del la fam, ovvero Prato della fame, racconta il suo passato di luogo di riparo per i naviganti che rimanevano qui anche per più giorni senza poter mangiare, durante le violente bufere del lago.

Ma Pra’ del la fam è anche la suggestiva limonaia, a picco tra le rocce e costellata da cipressi secolari, oggi adibita a museo, dove è ancora possibile osservare le diverse fasi dell’antica coltivazione di agrumi.

Lago, collina e montagna, scenari incantevoli che si dipingono di colori diversi, dal verde al blu, al rosso dei tramonti fino al nero della notte, luoghi che affascinano e incutono timore al tempo stesso, ma che sempre rappresentano un’immagine straordinaria nella memoria dei visitatori.

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