Il Parco delle Cascine: 120 ettari di verde, la piccola Piramide e il monumento all’Indiano

Con circa 35 ettari di bosco dove sono censiti oltre 19.000 alberi

il parco delle cascine
La Piramide del Parco delle Cascine
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Pubblicato ore 12:29

  • di Patrizia Caporali

FIRENZE – Dopo poco meno di due mesi, si allentano le restrizioni, riaprono i parchi, l’Italia riprende a respirare e, abitando a Firenze, dove respirare meglio se non nel Parco delle Cascine?

Spesso andiamo a cercare luoghi particolari lontanissimi, dimenticando che abbiamo delle ricchezze incredibili anche vicino a casa e il Parco delle Cascine rappresenta uno straordinario complesso storico e naturale, un luogo veramente speciale.

Oggi il grande cuore verde della città ha un’estensione di circa 120 ettari ed è una striscia che costeggia la riva destra dell’Arno per più di tre chilometri ma, fino alla metà del ‘500, il territorio non era altro che una piana soggetta ad alluvioni, instabile e poco adatta a insediamenti fissi.

In seguito, con la costruzione della Fortezza e la deviazione verso ovest del fiume Mugnone, l’area sembra consolidarsi e i Medici iniziano a bonificarla per trasformarla in tenuta agricola, destinata anche a riserva di caccia e all’allevamento dei bovini.

E il termine Cascine sembra derivare proprio da cascio, cioè il luogo dove si mungevano le mucche e si lavoravano i formaggi, così come il cascino è il cerchio in faggio usato per premere il latte rappreso e dare la forma rotonda al formaggio e, infine, cacio è il termine fiorentino per indicare il formaggio.

Con il passaggio del Granducato alla famiglia Lorena, le Cascine perdono la funzione di fattoria, assumendo sempre più un carattere ricreativo, per cominciare a essere un parco aperto al pubblico nelle occasioni speciali.

Tale cambiamento si rafforza nel periodo napoleonico quando, sotto Elisa Baciocchi, inizia una progettazione mirata alla trasformazione dell’area in un vero e proprio parco pubblico. Si progetta così un percorso simbolico con una serie di arredi e architetture, come la Palazzina reale, l’Abbeveratorio del Quercione, detto Fontana delle boccacce, la Piramide e le due Pavoniere, a forma di tempietti neoclassici, che costituivano due gabbie per uccelli.

E altrettanto accade successivamente quando diventa proprietà del Comune di Firenze ma, nonostante i numerosi interventi degli ultimi due secoli, il parco ha sempre mantenuto il suo aspetto monumentale, caratterizzato da vasti prati, da imponenti viali e dal bosco di cedri dell’Atlante, olmi, pini, ippocastani e pioppi.

Circa 35 ettari di bosco che ha mantenuto una certa naturalità e dove sono censiti oltre 19.000 alberi, alcuni dei quali hanno un importante valore come testimonianza dell’antica foresta primitiva esistente qui in epoche remotissime. E poi strade e viottoli spesso delimitati da siepi che si snodano dentro il parco e costituiscono un importante habitat per alcune specie di uccelli.

All’interno del Parco delle Cascine fra le numerose curiosità, ecco apparire un edificio particolarmente bizzarro per il contesto stesso: una piccola Piramide, alta appena 10 metri, che non ha niente a che vedere con l’Egitto. Pensata in origine proprio per conservare i latticini prodotti dalle stalle granducali, prende poi la funzione di ghiacciaia dove, in inverno, si raccoglieva una grande quantità di neve, da mantenere fino all’estate e farne sorbetti e gelati, di cui sembra che i fiorentini in tempi antichi fossero particolarmente golosi.

A tale proposito si dice che il gelato sia stato introdotto in Francia proprio da una illustre fiorentina, Caterina dei Medici, che poi sarebbe divenuta Regina e Reggente del regno.

Qualcosa di altrettanto inconsueto nel Parco delle Cascine è il Monumento all’Indiano, costruito dallo scultore inglese Carlo Francesco Fuller, in stile moresco, proprio alla confluenza del Mugnone con l’Arno. La storia racconta di un giovane ed elegante nobile marajà indiano, Rajaram Cuttraputti, che muore durante il suo soggiorno a Firenze. Il corpo del principe, come prevede il rito Indù, viene cremato alla confluenza dei due fiumi dove vengono sparse le sue ceneri, davanti a molti fiorentini, accorsi incuriositi dall’insolito rito funebre. Pochi anni dopo, viene eretto un monumento a forma di pagoda, aperto su ogni lato, con al suo interno il busto del giovane che sormonta una base quadrata ai cui lati sono affisse quattro targhe scritte in italiano, inglese, hindu e punjabi.

Un luogo straordinario che oggi include vari impianti sportivi, tra cui l’ippodromo, la piscina delle Pavoniere e altre strutture come la Facoltà di Agraria, la Scuola di Guerra Aerea, l’anfiteatro. Un’area incantevole, lontana dai rumori della città che racchiude un universo di natura e di storia.

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