Il Casino Venier tra stucchi, affreschi e stanze segrete

Oggi sede dell’Associazione Culturale Italo-Francese Alliance Française

a Venezia un luogo magico il Casino Venier tra stucchi, decori e stanze segrete
Venezia. Image by Gerhard Gellinger from Pixabay
  • di Patrizia Caporali

VENEZIA – Non è difficile chiudere gli occhi e immaginare la Venezia del 1700, quella mitica capitale del divertimento, famosa per i suoi magnifici balli, per le feste e gli spettacoli teatrali.

Ma è proprio in quel periodo, quando la Serenissima comprende che sta perdendo il suo ruolo di potenza economica e politica, che tra i veneziani si accende sempre più il desiderio di frivolezza, di licenziosità. Ed è in questo contesto di esaltazione del divertimento, che cominciano a proliferare i casini, luoghi di ritrovo, piacere, gioco, che già esistevano nel Cinquecento, ma che da allora si moltiplicano fino a diventare più di un centinaio!

Il divertimento per nobili e aristocratici

Interno del Casino Venier

I casini, le piccole case con piccole stanze, più intimi e facili da scaldare rispetto alle sale dei palazzi, nascono dalla necessità di eludere i divieti imposti dal Governo di Venezia per limitare il gioco d’azzardo e con la voglia di poter continuare a divertirsi fino a tarda ora dopo il teatro, quando ancora bar e locali pubblici non esistevano.

Così questi luoghi, conosciuti anche come ridotti, per le loro ridotte dimensioni, o anche perché il ridotto era la stanza del teatro in cui il pubblico si intratteneva prima e dopo lo spettacolo, diventano gli spazi preferiti da nobili e aristocratici veneziani, come salotti culturali adibiti alla musica e alla poesia o come luoghi più mondani dove giocare, ballare, incontrare le cortigiane, indossando una maschera per vivere le trasgressioni nel più totale anonimato. E Casanova ne era un assiduo frequentatore!

Un luogo rimasto intatto

Tra tanti, uno dei più noti ed esteticamente suggestivi è il Casino Venier, oggi sede dell’Associazione Culturale Italo-Francese Alliance Française. Situato nel mezzanino di un anonimo edificio, sulla strada che da Piazza San Marco va a Rialto, appena varcata la piccola porta che conduce alle strette scale e solcato l’ingresso, mostra tutta la meraviglia del salone centrale, dove si aprono quattro salette: a destra le due sale da gioco, a sinistra la sala da pranzo, collegata con la cucina da due passavivande, nascosti dentro armadi in legno in modo che i cuochi non possono vedere i clienti e i clienti non possono vedere loro. Il livello di riservatezza è davvero altissimo.

Il ridotto, di proprietà del procuratore Venier, ma gestito dalla moglie Elena Priuli, nobildonna colta e raffinata, che ne aveva fatto il suo ambito salotto, conserva all’interno tutte le decorazioni originali, risalenti al 1750, con pavimenti in marmo, stucchi, affreschi, maioliche, stemmi, amorini, tessuti preziosi, specchi e camini decorati, porte e armadi in palissandro con maniglie e serrature in bronzo.

Sul soffitto una decorazione a stucchi color pastello con lo stemma dei Venier, mentre le quattro virtù cardinali: Fortezza, Prudenza, Giustizia e Temperanza arredano le pareti ai lati del corridoio, insieme a moltissimi specchi, appesi di proposito per rendere più luminoso quel luogo così piccolo.

Le stanze segrete

a Venezia un luogo magico il Casino Venier tra stucchi, decori e stanze segrete
La mattonella removibile

Per meglio comprendere la segretezza del Casino Venier, si possono ancora ammirare alcuni raffinati particolari come la mattonella rimovibile nel pavimento della sala d’ingresso che permetteva di vedere chi era all’ingresso, o la stanzetta nascosta alle spalle della scala d’entrata, usata come sala dei musici, la cui musica si diffondeva attraverso le grate intagliate in legno dorato, utile anche per spiare inosservati quanto accadeva nel salone.

Addirittura le sale erano state progettate per favorire la privacy: nella prima sala di destra, dentro l’armadio, si nascondeva una porta segreta che dava direttamente sulle scale principali per uscire senza passare dall’ingresso principale, mentre nella seconda stanza rimane un balconcino in ferro battuto con lo stemma Venier, che consentiva di osservare i passanti dall’alto, senza esser visti dalla calle sottostante.

Qui l’atmosfera è allegra, il vino abbonda, le donne non mancano, perché nei ridotti tutto è concesso. Varcare quella soglia è come aprire la porta verso un mondo parallelo, fatto di divertimento e lussuria. E Casino Venier rimane la straordinaria testimonianza della Venezia del Settecento prima del crollo della Repubblica, frivola, intrigante, distratta ma sempre sorprendente.

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