I Navigli, la vocazione di città d’acqua della metropoli milanese

Oggi ne rimangono solo cinque

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  • di Patrizia Caporali:

MILANO – Parlare di canali e pensare a Venezia è del tutto immediato, più insolito è associare l’idea a Milano, metropoli bellissima e moderna con la vocazione di città d’acqua, perché l’acqua ha sempre avuto un ruolo importante per l’irrigazione, il commercio, il trasporto di merci e passeggeri e persino per lo svago dei cittadini.
Il sogno di unirsi al mare attraverso il fiume Po trova concretezza già nel XII secolo, con la costruzione di un complesso sistema ad anello di conche e canali navigabili comunemente detti Navigli che, per secoli, hanno reso Milano una città navigabile.

Oggi la cerchia dei Navigli, coperta per motivi igienici e di viabilità negli anni ’20, è un tratto stradale ad andamento circolare che racchiude il centro storico mentre, in origine, era il percorso del fossato difensivo contornato dalle antiche mura della città medievale.

I Navigli di un tempo non ci sono più, rimangono solo il Naviglio Pavese, il Naviglio Grande, il Naviglio Martesana, il Naviglio di Bereguardo e il Naviglio di Paderno che formano una rete attraverso la quale è possibile scoprire un volto insolito della città, nuovo e diverso da quello del Duomo e di via Monte Napoleone.

In tutto il quartiere si respira un’atmosfera decisamente artistica e bohémien che consente di ripercorrere il passato e immergersi negli antichi luoghi solcati dai barconi che rifornivano la città con merci di ogni tipo. Camminando sul Naviglio Grande ecco apparire le famose case di ringhiera, oggi patrimonio storico della città, considerate un tempo in senso quasi dispregiativo, perché tutti gli ingressi si affacciavano su lunghi ballatoi comuni, in fondo ai quali si trovava l’unico servizio igienico utile per ogni appartamento.

E qui ancora troviamo Palazzo Galloni, sede del centro dell’Incisione e poi il Ponte, il lavatoio e la Chiesa di San Cristoforo, capolavoro del XIV secolo, da cui partivano duchesse, re e imperatori per entrare a Milano, per via d’acqua. Proprio a due passi, c’è il Vicolo dei Lavandai dove, non le donne, ma gli uomini lavavano i panni delle ricche famiglie milanesi lungo il canale, utilizzando la cenere per farli diventare più bianchi.

Arrivando al Naviglio Pavese si può avere l’impressione di passare in un luogo più abbandonato e forse meno vivace, ma quei barconi galleggianti e le piccole barche coperte trasmettono emozioni comunque uniche. Quindi, passando sotto il ponte detto dello Scodellino, così chiamato per le vecchie osterie, si entra nella Darsena, un tempo autentico porto di interscambio con il lago Maggiore, uno dei più grandi porti interni del Mediterraneo, per far arrivare addirittura gli enormi blocchi di marmo rosa di Candoglia, utilizzati per costruire il Duomo.

Dopo essere stata a lungo una zona un po’ disordinata, oggi la Darsena, ristrutturata e inaugurata nella primavera del 2015 in occasione dell’ Expo, torna a essere luogo storico e simbolo per la città di Milano che proprio qui, dalla superba Porta Ticinese, vide entrare l’Esercito Francese condotto da Napoleone.

Un itinerario storico-culturale affascinante e sorprendente, un’importante attrattiva turistica in un’area tra le più rinomate della movida milanese. Perché i Navigli milanesi sono un luogo davvero ricco di stimoli e sempre in movimento, caratterizzato dalla presenza di numerosi locali alla moda, ristoranti tipici, gallerie d’arte, e frequentato da artisti, modelle, musicisti e giovani universitari.

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