I misteri di Fumone e del Castello Longhi

Così chiamato per i segnali di fumo a difesa di Roma

Fumone
  • di Patrizia Caporali

LAZIO – Singolare bellezza, atmosfera inquietante e incredibili misteri. È Fumone, un suggestivo borgo medioevale della Ciociaria che, dall’alto dei suoi 783 metri sul livello del mare, racconta tanti secoli di storia.

Segnali di fumo

Le viuzze di Fumone

Fin dall’antichità, e specialmente nei periodi segnati dalle invasioni saracene e normanne, grazie alla sua posizione strategica, assume un’importante funzione di controllo del territorio per la sicurezza di Roma, perché raccoglie dalle popolazioni vicine i segnali di fumo che indicano un pericolo incombente da inviare poi all’Urbe. Ed è proprio da questo ruolo che deriva il suo nome e il detto “Quando Fumone fuma, tutta la Campagna trema”.

Vie e monumenti

All’interno del borgo, accedendo dalla superba Porta Romana, un tempo fornita di ponte levatoio, è possibile passeggiare in un luogo senza tempo, dove tante abitazioni con antichi portali e finestre a bifora si affacciano su un labirinto di vicoli pavimentati in pietra e cotto e ornati da fiori.

Passeggiare così tra torri, antichi magazzini, cantine, frantoi e numerose chiese, come la Chiesa di SS. Michele e Gaugerico, la Chiesa della Madonna delle Grazie, la chiesa di San Pietro Celestino V per giungere infine, alla più importante, la Collegiata di Santa Maria Annunziata, risalente al XII secolo.

Un castello misterioso

Celestino V

Ma il monumento più importante rimane il Castello Longhi, principale fortezza militare dello Stato Pontificio nel Basso Lazio per ben cinquecento anni e autentico teatro di agghiaccianti vicende, dove sembra continuino ad aleggiare ancora i fantasmi del passato.

Un castello pieno di fascino e mistero, a lungo utilizzato come prigione, una prigione dalle condizioni davvero terribili, tanto strazianti erano i lamenti dei carcerati da diventare addirittura la colonna sonora portante di questo colle.

Qui muore l’antipapa Gregorio VIII, le cui spoglie non vengono mai ritrovate e qui trascorre la sua prigionia e muore, forse assassinato, anche il famoso Papa Celestino V, colui che fece “per viltade il gran rifiuto”, come racconta Dante nella Divina Commedia.

Il giardino

È la fine del sec. XVII quando i marchesi Longhi de Paolis ne diventano i proprietari e tuttora il Castello è rimasto integro, con le splendide sale del piano nobile, la sala degli Antenati, dei Cesari e degli Stemmi, con il meraviglioso giardino pensile all’italiana, raggiungibile attraverso un passaggio di ronda.

Pozzo delle vergini

Situato a 880 metri di altezza, esteso su un perimetro di 3.550 metri tra viali con aiuole, alberi secolari e reperti archeologici, è considerato il più alto d’Europa.

Storie misteriose

Ma in mezzo a tante bellezze, troviamo anche qualcosa di meno piacevole, se non addirittura macabro, come la piccola cella dove Celestino V trascorse la sua prigionia. Umida, buia e stretta al punto da non poter ospitare più di un visitatore, si dice che il quasi novantenne Papa fosse costretto a dormire sul gelido pavimento di pietra, senza neanche un giaciglio. E di lui, in una stanza del castello, in una vecchia teca impolverata e confuso tra tante altre reliquie, rimane un pezzo del suo cuore.

Abbastanza sconvolgente, ma non così come terribile come il Pozzo delle Vergini che, intatto e finemente decorato all’ingresso del piano nobile del palazzo, trasmette ancora sensazioni incredibili. Secondo la pratica medioevale dello Jus primae noctis, i signori di Fumone avevano il diritto di trascorrere la prima notte di nozze con le giovani spose che, naturalmente, dovevano giungere illibate fino al matrimonio. Le donne trovate impure venivano gettate impietosamente nel pozzo stretto e profondo e le loro grida riecheggiavano sino a quando non si spegnevano, dopo una lunga agonia.

Marchesino Francesco

E ancora più raccapricciante è la storia del marchesino Francesco Longhi, unico figlio maschio, nato dopo sette avide sorelle che, per non perdere il patrimonio, si racconta abbiano deciso di eliminarlo. A soli 5 anni, infatti, il bambino muore prematuramente, forse avvelenato giorno dopo giorno o dilaniato da pezzetti di vetro che avrebbe ingerito insieme al cibo abituale. La madre disperata non si rassegna alla scomparsa del prediletto e decide di imbalsamarlo per tenerlo sempre accanto a sé.

Ancora oggi, le spoglie del bambino mummificato rimangono in una stanza del castello: chiuso da due secoli in un armadietto di legno, vestito con gli abiti dell’epoca e con il volto completamente ricoperto di cera, sembra dormire sereno e tranquillo, circondato da alcuni dei suoi giocattoli preferiti. La visione d’insieme, seppure piuttosto lugubre, esprime tutto il dolore, tutta la tenerezza di una storia tragica.

Numerose leggende testimoniano di aver udito strane voci e di aver visto insoliti spostamenti di oggetti; forse è il fantasma della duchessa che continua a piangere e ogni notte si reca a coccolare il figlio, forse è il bambino che si diverte a spostare o nascondere i suoi giocattoli, forse sono i lamenti delle numerose vittime dei feroci delitti consumati tra queste mura.

Impossibile non rimanere suggestionati da un luogo così sorprendente dove storia, arte e mistero imprimono al presente la nota intensa di uno straordinario passato.

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