Firenze. Piazza delle Pallottole: il sasso di Dante e le bocce

Una storia vera o una curiosa leggenda?

Il sasso di Dante in piazza delle Pallottole
Share

Pubblicato ore 12:00

  • di Patrizia Caporali

FIRENZE – Inutile dire che Firenze, al di là di quelle straordinarie meraviglie monumentali ormai note a tutti, è veramente uno scrigno ricco di tanti piccoli tesori, scorci e squarci di incredibile bellezza.

Così, perdendosi tra le stradine meno frequentate attorno al Duomo, tra via Bonizzi e via de’ Maccheroni, è facile arrivare in un piccolissimo spiazzo, Piazza delle Pallottole, un tempo ben più grande di ora, soprattutto quando nel medioevo era un luogo d’incontro di tutta la città, e poi ridotta a vantaggio di Piazza del Duomo.

Trascurando il fatto che proprio qui si consuma uno dei delitti più cruenti del rinascimento poiché Leone Strozzi, per vendicare l’onore della sorella Luisa, uccide a stilettate Giuliano Salvati, colpevole di aver oltraggiato la ragazza di ritorno da una festa, Piazza delle Pallottole non ha niente a che vedere con il mondo delle armi.

All’epoca non esistevano armi da fuoco e le pallottole non erano i proiettili, ma le bocce, un gioco molto amato nella Firenze del 1300, praticato nelle strade e nelle piazze della città, di giorno e di notte, creando schiamazzi, confusione e persino risse, tanto da renderne necessario il divieto in tutta la città. Così, mentre in Piazza S. Croce si poteva giocare a calcio, il gioco delle bocce viene permesso solo in uno spazio preciso, adibito allo scopo, appunto in Piazza delle Pallottole.

Qui, fino a poco tempo fa si poteva vedere la rotonda dove gli scalpellini creavano le sculture per la decorazione esterna della cattedrale di Santa Maria del Fiore, ma ciò che più caratterizza questo luogo è soprattutto una pietra sulla quale sta scritto i’Sasso di Dante.

Sarà una storia vera oppure solo una leggenda, per sottolineare la prodigiosa memoria di Dante Alighieri che era solito sedersi su questo sasso, probabilmente destinato alla costruzione della cattedrale, per osservarne i lavori.

Un giorno, mentre se ne stava seduto lì, assorto nei suoi pensieri, passò un suo conoscente che gli chiese a bruciapelo quale fosse il suo piatto preferito e il poeta, in modo quanto mai scarno, disse che era l’uovo. Trascorso un anno o forse più, lo stesso uomo ripassando da lì e ritrovando Dante nella stessa posizione, certo di prenderlo alla sprovvista, gli disse: “Con che cosa?” e il poeta, senza scomporsi né perdere tempo, gli rispose: “Col sale”.

Forse l’anonimo passante si era voluto confrontare incautamente con un personaggio come Dante Alighieri, uomo di notevole intelligenza e cultura, ma anche di incredibile capacità mnenmonica, che certamente non si sarebbe lasciato sorprendere.

E i’Sasso di Dante rimane lì da più di 700 anni, non è mai stato utilizzato per la costruzione della cattedrale; qualcuno dice per ricordare il divino poeta, ben presto diventato celebre con la sua Comedia, altri raccontano che i guelfi neri non avevano permesso che la pietra entrasse in un luogo sacro, poiché lì si era seduto un traditore, essendo Dante un guelfo bianco e per questo allontanato con l’esilio dalla sua città.

© Vietata la riproduzione

Lascia un commento

La tua email non verrà pubblicata. I campi con asterisco sono obbligatori


*