Il fantasma di Castel Sant’Angelo che appare a settembre

Si dice che sia la giovane Beatrice Cenci

castel sant'angelo
La magia di Castel Sant'Angelo
  • di Patrizia Caporali:

ROMA – Fantasmi, misteri e leggende esoteriche colorano da sempre l’Italia, ma l’aspetto più insolito sta nel fatto che moltissimi aneddoti caratterizzano proprio Roma, il cuore della cristianità.

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Ritratto di Beatrice Cenci

Tra la Porta Alchemica di Piazza Vittorio, la brezza del Diavolo che sbuffa gelida a Piazza del Gesù, la Torre della scimmia di via dei Portoghesi e tanti altri ancora, quello che suscita particolare curiosità è Castel Sant’Angelo e il fantasma di Beatrice Cenci che nel mese di settembre sembra passeggiare sul Ponte Sant’Angelo tenendo in mano la sua testa.

Ha solo 22 anni la fanciulla quando viene giustiziata per parricidio nel 1599. Discendente da una nobile casata romana, ha un padre violento e dissoluto nei confronti della moglie e dei suoi figli. Beatrice cresce tra le continue fustigazioni di un uomo che la costringe anche ad avere rapporti incestuosi, finché non ne organizza l’omicidio insieme alla matrigna e ai suoi fratelli.

Fa uccidere il padre da due vassalli, simulando un incidente, ma quando le autorità iniziano le indagini e scoprono il complotto, l’intera famiglia viene condannata a morte. Beatrice viene decapitata davanti a un’immensa folla di romani che accorre sul posto dell’esecuzione, davanti al Ponte Sant’Angelo, commossa dalla giovinezza e dal coraggio della fanciulla di fronte al boia. Tra loro, c’è anche Caravaggio insieme ad Artemisia Gentileschi e non è certamente un caso che entrambi abbiano poi dipinto, a breve distanza di tempo, due versioni di Giuditta che decapita Oloferne.

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Caravaggio: Giuditta e Oloferne

Da allora, la storia di Beatrice, simbolo della ribellione giovanile contro la tirannia dei genitori e delle istituzioni, ispira la fantasia di tanti artisti come Stendhal, Shelley, Dumas, Delaroche, Moravia, oltre a molti registi del cinema.

Ancora oggi, proprio nell’anniversario della sua morte, quando le campane segnano lo scoccare della mezzanotte tra il 10 e l’11 settembre, una figura di donna cammina silenziosamente lungo il ponte, tenendo in mano una testa umana e, dopo essersi affacciata sul Tevere, continua a camminare sparendo misteriosamente nel nulla.

Si dice che talvolta giunga ad accompagnarla anche il Boia de Roma, colui che tra il 1796 e il 1864 giustiziò ben 516 condannati a morte. E chissà se fra la giovane condannata e lo spietato giustiziere non sia nato qualcosa di strano proprio lì a Castel Sant’Angelo.

Congetture, suggestioni, enigmi, tutto può essere quando ci lasciamo trasportare dal fascino lugubre di questa vicenda che incuriosisce e aggiunge interesse all’affascinante storia della Città Eterna.

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