Cutigliano, antico borgo crocevia di leggendari personaggi

Terra di confine, un crocevia di nomi antichi da Silla a Catilina

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Il Palazzo dei Capitani della Montagna
  • di Patrizia Caporali

Sulle montagne dell’Appennino tosco-emiliano, a breve distanza dalla località sciistica dell’Abetone, c’è un’accogliente borgata che racchiude in sé tradizione, cultura e una bellezza davvero singolare in ogni periodo dell’anno.

È Cutigliano, una terra di confine, un crocevia di personaggi dell’antichità, da Silla a Catilina, al mitico paladino Orlando che si dice abbia dato il nome Cappel d’Orlando al monte dove perse il suo cappello, senza dimenticare poi il difensore della repubblica fiorentina, Francesco Ferrucci.

Ma qui, un tempo trovavano rifugio anche coloro che venivano allontanati dalle città o i fuggitivi, un gruppo di persone che andarono a formare un popolo di ribelli, contrabbandieri, sempre pronti a battersi per qualsiasi controversia o ingiustizia.

Ed è per questo motivo che nel secolo XIV viene a crearsi un Capitanato di Montagna, forse eccessivo per le ridotte dimensioni del luogo, ma assolutamente necessario per sopire i numerosi disordini sollevati dagli abitanti, spesso contrari a pagare le gabelle.

Passano i secoli in un’alternanza di tanti Capitani, ma non esiste una documentazione precisa che riesca a delineare una storia completa di Cutigliano, rimangono le testimonianze di varie epoche che arricchiscono il pittoresco paese dove, tra le caratteristiche case in pietra e le strette vie, si affacciano antichi palazzi.

Così, passeggiando in un’atmosfera di quiete assoluta, dove tutto si svolge senza fretta, troviamo il Palazzo Pretorio, esempio del Rinascimento fiorentino, con le insegne araldiche in pietra e terracotta policroma, ricordo dei vari Capitani della Montagna; sulla sinistra della facciata rimane una fontanella di forma quattrocentesca, quindi la piccola Loggia con un’edicola entro cui si trova un affresco raffigurante la Madonna col Bambino del 1577.

Cutigliano sembra davvero un paesino da presepe, arroccato sulla montagna scoscesa e ancora legato al suo passato; qui ogni angolo riesce a trasmettere emozioni particolari così come negli abitanti sopravvive il carattere fiero, schietto e agguerrito di tanti secoli fa, attenuato dalla semplicità con cui hanno saputo conservare le antiche tradizioni.

Incantevole sotto il bianco manto invernale, rimane magico anche nelle altre stagioni quando oltre alla bellezza architettonica, alla salubrità dell’aria, alla rigogliosa vegetazione boschiva, coinvolge con mille opportunità di sport all’aria aperta, con numerosi appuntamenti di tipo culturale, con tante feste scaturite dal desiderio di riscoprire le antiche tradizioni, arricchite da stuzzicanti eventi gastronomici.

Armonia, genuinità, fascino di un piccolo borgo medioevale dove poter dimenticare gli affanni quotidiani e i ritmi sempre più convulsi di una società talvolta delirante.

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