Apricale, il villaggio in pietra con i murales naif

Una cinquantina, dipinti sulle facciate delle case

apricale il borgo medievale con i murales naif
Uno scorcio di Apricale. Foto: lino9999 per PIxabay
  • di Patrizia Caporali

LIGURIA – A un passo dalla Francia, c’è un villaggio in pietra aggrappato alle rocce e affacciato su una vallata boscosa della provincia di Imperia, un paese che sembra uscito da un libro di fiabe.

Ѐ Apricale, dal latino apricus, esposto al sole, luogo di passaggio di cavalieri, menestrelli occitani e naviganti che, in un passato molto remoto, deve la sua fortuna alla coltivazione delle olive praticata da monaci laboriosi, perché lì, a quel tempo, non si poteva avere altro che castagne e latte di capra.

Un piccolo borgo dell’entroterra ligure, che porta nello stemma l’immagine di un veliero per ricordare la storica collaborazione tra il paese e i cantieri navali presenti lungo la costa che, per costruire le navi della Repubblica di Genova, usavano il legno proveniente da qui.

Già da lontano Apricale appare scenograficamente arroccato su un’altura poi, entrando, la struttura perfettamente intatta mostra un intricato saliscendi di viuzze medievali, con un dedalo di muretti a secco, ponticelli di pietra, archi e gallerie dove il tempo sembra essersi fermato al Duecento.

Tra gli edifici più significativi, la Pieve di Santa Maria degli Angeli, con affreschi medievali, l’oratorio di San Bartolomeo, la chiesa di Sant’Antonio Abate ma, su tutto, domina il Castello della Lucertola, la lucertola che sembra simboleggi l’origine e la posizione soleggiata del borgo.

Ma l’originalità del luogo è rappresentata da quei murales naif, una cinquantina, dipinti sulle facciate delle case che contribuiscono a creare un’atmosfera unica, di riconnessione con il passato, con la natura, con i veri valori del mondo.

Un borgo davvero speciale che ha cura anche delle piccole cose, dalle decorazioni sulle porte ai vasi di fiori, ai dettagli colorati sullo sfondo in pietra, all’amore incondizionato che gli abitanti dedicano ai gatti che girano per il paese, si nascondono e poi appaiono placidamente appollaiati sulle scalinate. I gatti protagonisti della vita quotidiana, dipinti sulle cassette per le lettere e sui pannelli posti davanti le porte di casa come forma di protezione.

E qui tante storie, tante narrazioni fantasiose come la leggenda del Castello della Lucertola, residenza, si dice, di due fantasmi. Uno è il boia di Apricale che aveva il cattivo gusto di esporre le teste delle vittime fuori dalla torre e l’altro sembra sia quello della contessa Bellomo, uccisa con efferatezza dal marito nel 1904, dopo una vita già sfortunata.

Ma Apricale rimane uno di quei luoghi sospesi tra presente e passato, dove si vive in un’atmosfera di pace, di silenzi, di poesie fatte per strada, tra botteghe d’arte e panorami mozzafiato, gustando prelibatezze tipiche del territorio, per riscoprire un mondo più autentico, lontano dagli stereotipi del turismo di massa.

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