A Napoli la leggenda della fontana di spina corona e della sirena alata

La dea Sirena veniva invocata per placare l’ira funesta del Vesuvio

fontana di spine corona a napoli
  • Patrizia Caporali

NAPOLI – Storia, mito e simbologia si fondono nella Fontana di Spina Corona detta anche la Fontana delle Zizze. A Napoli, proprio accanto alla Chiesa di Santa Caterina, più famosa come la Chiesa della Spina Corona, poiché si riteneva conservasse una spina della corona di Gesù, ecco apparire questa scultura in marmo bianco, totalmente in stile barocco.

In posizione centrale, sopra la vasca, si innalza la Sirena alata, personificazione di Partenope che versa i flutti d’acqua dai seni, dalle zizze, per spegnere le fiamme ardenti di quel Vesuvio, con la lava che sgorga ai lati e non dalla cima. Sembra, infatti, che i napoletani invocassero spesso la dea Sirena per placare l’ira funesta del Vesuvio, particolarmente attivo in quegli anni. La stessa epigrafe, collocata sopra la fontana e ormai perduta, ne confermava la singolare storia: Dum Vesevi Syerena Incendia Mulcet, Mentre la sirena mitiga l’ardore del Vesuvio.

Una testimonianza d’arte poco conosciuta, nascosta in un angolo della città e un po’ abbandonata a se stessa, ma pur sempre un’opera che ha molto da raccontare.

Intanto la Sirena Partenope è raffigurata come un rapace dalle grandi ali e non come la donna dalla lunga coda squamosa che seduceva i naviganti con il suo melodioso canto. Tra le varie leggende legate alle sirene poi, in particolare una legata a Partenope, racconta che per omaggiarla le furono donati i beni più preziosi della terra campana, come la ricotta, le uova e gli aromi ricavati dagli agrumi. Partenope a sua volta li offrì agli dei che, mescolandoli, diedero vita alla deliziosa pastiera, preparata da allora e ancora nel periodo pasquale.

La stessa origine della fontana non è troppo certa, qualcuno la colloca nel 1139, periodo in cui vi furono due lunghe eruzioni del Vesuvio, che forse esortarono a costruirla, consacrandola alla protezione divina della città contro la furia del fuoco vulcanico. Ma è più attendibile ritenere che assume la forma attuale nel 1540, ad opera dell’architetto Giovanni da Nola, su richiesta del viceré di Carlo V, Pedro da Toledo.

Rimossa successivamente durante i lavori di risanamento del centro storico, la struttura originale della fontana viene più volte restaurata e infine conservata nel Museo di San Martino. La Sirena oggi visibile al pubblico è una copia, realizzata nel 1931 dallo scultore Achille D’Orsi, è una fontana senz’acqua, perché niente esce più dalle Zizze di Partenope, che tuttavia continua a rappresentare l’aspetto pittoresco della città.

Insomma allegoria, favola, storia reale o nata dalla fantasia, la Fontana delle Zizze è stata ribattezzata allegramente dal popolo napoletano sempre così spontaneo e pronto a mettere un pizzico di ironia in ogni momento della vita, non riferendosi solo alle zizze come parte anatomica femminile, ma anche per esprimere con questo termine un augurio di salute, prosperità, benessere e felicità.

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