Vernissage alla Galleria d’arte Mest3 in Via Verdi

Attingere al sentimento, affinché la verità disvelata si configuri nell'opera

vernissage
Un quadro di Paride Bianco
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LIVORNO –  Domani alle ore 18.00  aprirà i battenti la nuova mostra pittorica di Paride Bianco presso la Galleria d’arte Mest3 di Via Verdi.  Ventisette lavori mai esposti, dipinti da  Bianco verso la fine degli Anni Ottanta, in piena ricerca del senso espressivo del linguaggio iconico e aniconico, in un periodo chiave dell’indagine del frottage traslato nella metafora linguistica del calco come prossimità d’approdo al dato reale.

L’esposizione è la testimonianza dell’essere utopico del “cercato”: ciò che fino ad un attimo fa non era, una volta trovato e rivelato come esistente ne indica il senso, ovvero la direzione dell’intelligere e della comprensione come dinamica dell’opera, la cui essenza è e rimane la sua esistenza, non staccata qui dalla tradizione, ma ancorata dove il bisogno di andare oltre è più impellente.

La necessità di un ubi consistam, un fondamento per agire con coerenza e stabilità, consegna un orizzonte di certezze compositive, laddove il sondare un proprio sedimento costituito da analisi e verifiche, sia sul piano plastico, che sul colore è più profondo e critico.

L’esito di una tale indagine, verosimilmente fruibile nella lettura complessiva della mostra, apre a un percorso chiaro e senza incertezze, pur nella ricchezza delle soluzioni, di cui sembra farsi carico ogni singola tela. Un attingere inevitabile al sentimento, affinché la verità disvelata si configuri in una presenza che “sostanzi” l’opera. Non più, quindi, soluzioni frenetiche o passaggi vuoti per riempire.

L’ostatismo, dipendente per sua natura da un elemento plastico, finisce per fondersi con esso: testimonianza testuale dell’oggetto bassorilievo, che trasferitosi come segno “si significa” nella tela o nella carta. Pictura pura.

Il traguardo, che l’artista ha raggiunto attraverso un modus operandi esclusivo, dimostra la possibilità di poter percorrere l’iconicità come unica modalità: l’opera si presenta già conformata. A lui, dunque, il compito di aggiungere o intervenire secondo quanto il suo senso estetico gli impone.

La teknè esige un costante allineamento con i passati movimenti. Chi li ha succeduti si è sempre dovuto misurare con il problema della continuità e del progressivo passaggio.

Attraverso il processo ostativo Paride ha dimostrato nei decenni trascorsi di saper promuovere il nuovo negli interstizi del vecchio.

 

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