Terme del Corallo: il progetto per riqualificare la “Mescita”

Un milione e 400mila euro per la Sala. Ma i soldi non ci sono

La facciata delle Terme del Corallo opera dell'architetto Badaloni
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LIVORNO – Una sala culturale per mostre d’arte contemporanea, concerti, convegni; due appartamenti uno al piano terra con servizi igienici e uscite di sicurezza, l’altro, al primo piano, per accogliere uffici e infine un alloggio per il guardiano. Ecco cosa dovrebbe accogliere il padiglione della Mescita delle Terme del Corallo una volta concluso il restauro. A spiegarlo è Silvia Menicagli, fondatrice dell’Associazione Terme del Corallo, nel corso della tavola rotonda che si è tenuta questa mattina in Fortezza Vecchia nell’ambito dell’evento Fortezza in fiera. Dopo la ristrutturazione del tetto della Mescita avvenuta nel 2014 per un costo di circa 168mila euro, l’Associazione pensa al restauro di tutto il padiglione dove, ai tempi delle Terme, avveniva la distribuzione delle acque. Un cammino ancora in salita perché prima bisogna trovare i soldi. “La spesa complessiva per questo intervento è di un milione e 400mila euro – ha detto Menicagli – la nostra idea è di partire dalla Mescita perché già una parte è stata restaurata”.

Sala della Mescita è possibile vedere l’intonaco al posto dei lavabi

Il padiglione ha subito gravi danni, come del resto tutta la struttura delle Terme: eppure ancora qualcosa resiste al tempo e all’usura come le maioliche conservate nella Sala e alcuni affreschi sul soffitto. Hai tempi d’oro, “nella Mescita erano dipinte scene con cascate e fontane, sopra le finestre erano decorazioni e tromp l’olei che richiamavano anch’esse all’acqua e le finestre erano dipinte con donne in stile liberty. C’erano poi i lavabi da cui usciva l’acqua e ciascuno aveva una testa di leone. Oggi è sparito tutto, forse ad opera di un comandante americano che durante la guerra scelte le Terme come sua postazione”.

Ricostruzione di come apparirebbe la Sala dopo il restauro

Le Terme costruite su progetto dell’architetto Angiolo Badaloni furono realizzate in tempi record: i lavori iniziarono nel 1903 e terminarono nel 1904, non si può dire la stessa cosa per quanto riguarda la loro ristrutturazione. “Perché questo complesso è stato lasciato all’incuria? – ha detto Menicagli – l’ho chiesto spesso, ma nessuno mi ha mai saputo rispondere. È vergognoso che Livorno per moltissimi anni non abbia mai fatto niente per le Terme”. Come spesso accade, l’unico modo per vedere cambiare le cose è rimboccarsi le maniche e fare qualcosa per proprio conto e così ha fatto Silvia Menicagli che, con la sua Associazione, è costantemente impegnata anche per far conoscere le Terme al di fuori di Livorno. “Sono in contatto con le Università di Pisa e di Firenze che spesso fanno sopralluoghi e sto prendendo contatti con il Politecnico di Milano interessato a studiare la struttura. Per ultimo l’associazione ha un progetto per l’abbattimento del cavalcavia da sostituire con un sottopasso. Il progetto, non invasivo e poco costoso, è stato fatto da un ingegnere che non è stato molto apprezzato a Livorno, sebbene abbia già lavorato per altre stazioni ferroviarie italiane e adesso sta lavorando a un progetto per un passo sotto i 15-16 binari della stazione di Napoli centrale”. Chi fosse interessato, può donare il suo 5xmille all’Associazione per informazioni clicca qui. Attualmente, oltre al tetto del padiglione della Mescita è stato ristrutturato il parco (un’area di 14mila metri quadrati) e, dal 2013, è aperto al pubblico.

Valeria Cappelletti

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