La rubrica della Cespu: Covid and Sanremo

Nuovo appuntamento con Covid and the City di Alessia Cespuglio

alessia cespuglio covid and the city
Grafica di Raffaele Commone
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Pubblicato ore 12:00

  • di Alessia Cespuglio

Mentre prima parlavamo di un sacco di cose, e anche di sesso, adesso parliamo solo di Covid. Ammettiamolo. Tanto vale parlarne apertamente. Uno sguardo libero e quanto possibile sorridente su quello che ahinoi sta capitando a tutti.

Per domande, contributi, stimoli ed opinioni, per un confronto divertito vecchia maniera senza che sia solo “social” scrivete a covidandthecity2.0@gmail.com, Alessia vi risponderà.

Non volevo, non voglio e non so come fare. Non voglio scrivere un pezzo, oggi, su Sanremo. Non mi va, eppure lo sto già facendo. E non è una posa. Già non succede nulla di nulla, se non tragedia, stanchezza e giramento di scatole, e in più l’unica cosa che accade mi attrae e mi respinge questa mattina.
Perché Sanremo è Sanremo.
Nel bene e nell’assurdo.
L’Ariston vuoto. Senza pubblico. Loro, i televisivi, che si agitano terribilmente, solo per noi chiusi in casa. Una parte di me li condanna totalmente. L’altra ha gongolato nel caldo conforto del Festival della Musica Italiana.
Sarà che lo scorso festival è stato l’ultimo barlume di normalità, e poi è arrivato il COVID. Il litigio fra Bugo e Morgan è l’ultima episodio “collettivo” che ricordo, prima di tutto questo.
La premessa è questa: non mi fa pena nessuno di loro che lavora senza pubblico. Nessuno. Dal primo all’ultimo.
Potevano non farlo? Certo.
Ma stamattina dopo di ieri sera, io, proprio io, che non sono un’appassionata di quelle totali ma una semplice fan che ama condividere questo fenomeno di folklore con gli amici, ecco dicevo, stamattina:
Si
Lo
Sto
Per
Dire
Sono contenta che lo abbiano fatto.

Pausa di riflessione.

Condivido che il Festival di Sanremo sia andato in scena nonostante il COVID.
E senza pubblico ovviamente.
Non lo avrei mai detto. Ma ieri sera io mi sono divertita, nonostante tutto.
Nonostante la mia parte razionale dicesse tante di quelle cose giustissime sui soldi, sul fatto che gli altri non lavorano, che sia uno spettacolo che alle volte tocca delle punte di mediocrità incredibili, che sia lo specchio deformato del nostro bel Paese maschilista, retrogrado, e bla bla bla.

È TUTTO VERO.

Ma io, ieri sera quando la mia mano ha alzato il volume a palla per cantare a squarciagola Loredana, ero felice. Capito?
Per pochi minuti io sono stata bene. Non mi sentivo nemmeno quel senso di oppressione addosso.
E nella mia testa parte poi sempre il solito film. Ne ho due di film che abitano il mio cervello da quando sono bambina:
“LA CESPU ALLA CONSEGNA DEGLI OSCAR “ e “LA CESPU A SANREMO”.
Ovviamente fra i due Sanremo è il meno.
Che poi Sanremo non è che lo amo alla follia eh. Però mi piace. Lo seguo sempre. Mi diverte. Un po’ come i Mondiali di Calcio. Il calcio mi fa schifo ma i mondiali li seguo sempre. O allora, sono fatta male.
Il film “LA CESPU ALLA CONSEGNA DEGLI OSCAR” me lo tengo per un’altra volta, va bene? Sempre che vi interessino le fantasie assurde di una bimba nata a Stagno che sogna di essere al Dolby Theatre di Los Angeles.
Ma torniamo a Sanremo.
Lo so che nemmeno succedesse qualcosa di assurdo io potrei mai essere a Sanremo in gara. Sono stonata in modo assurdo. Poi non mi ci vedo in gara.
Io vorrei solo fare quelle scale.
E forse vorrei cadere.
Cioè non che vorrei, ma cadrei di sicuro.
E poi se proprio mi immagino lì io, ecco, io lo vorrei presentare il festival, no anzi se proprio devo scazzare allora vorrei fare quello che fa Amadeus.
Ecco sì, io lo vorrei dirigere il FESTIVAL DI SANREMO.
La direttrice artistica.
Tanto immaginare si può ancora, no?
Perché non mi ci vedo a leggere il cartellino, a fare la disinvolta finta bella, vestita benissimo accanto alla versione migliore e magari più giovane di Amadeus e Fiorello.
Attenzione.
Ho appena controllato su Wikipedia .
LA DIREZIONE ARTISTICA NON È MAI STATA AFFIDATA AD UNA DONNA.
La conduzione sì, ma la direzione no.
E basta!!!! Ma che palle!
La mia fantasia adesso fa una pausa.
Ma davvero?? Davvero la direzione artistica dal 1951 non è mai stata affidata ad una donna? La conduzione sì.
Ma la direzione artistica no.
Che noia mortale il patriarcato.
La mia fantasia non mi vede valletta improbabile accanto a qualche maschietto che si emoziona a leggere quei cartoncini. No.
La direzione artistica è un lavoro.
Non è una grazia che il patriarcato elargisce quando vuole fare bella figura.
È un lavoro. Cioè quando una donna, che poi è una professionista, svolge un ruolo di direzione artistica di un evento.
E dal 1951 non è mai stata affidata ad una donna.
SMENTITEMI VI PREGO CHE
QUALCHE ESPERTO DI SANREMO MI DICA CHE HO LETTO MALE LA COLONNA DI WIKIPEDIA ALLA VOCE DIREZIONE ARTISTICA.
Livorno batte Sanremo allora!
Effetto Venezia è stato più avanti di Sanremo l’anno scorso, ha avuto per la prima volta una direttrice donna (salutiamo Francesca Ricci che ama Sanremo) e non è stata cosa di poco conto. Specie se lavori nell’ambiente.
Un segno importante.
Ma torniamo a SANREMO, di Effetto Venezia torneremo a parlare quanto prima ve lo prometto!
Ma io davvero non ho parole.
Adesso, nella mia fantasia, mi tocca essere la prima direttrice artistica donna nella storia di Sanremo.
Ma nella mia fantasia il pubblico c’è.
Sono lì e sono dietro le quinte.
Non ci sono mai stata lì dietro, ma ci dev’essere un apparto tecnico lì dietro incredibile.
Vorrei un vestito a metà fra Achille Lauro e la Merkel: a questo punto per dare sicurezza ai maschi italiani che non sono un popolo allo sbando se diretti da una donna, anzi visti i risultati maschili italiani ritiratevi dal potere e vediamo che succede. Ai tedeschi tutto sommato non va male ad essere guidati da una donna, anche la Thatcher fu una figura fondamentale della politica inglese. Allora ho un vestito fra Achille Lauro, Merkel-Thatcher.
E sto per scendere le scale.
Fine.
Adesso basta. Interrompo brutalmente la fantasia. La continuo la prossima settimana.
Mi deve passare il giramento di scatole anche a sto giro di quanto siamo un paese totalmente indietro su troppe questioni fondamentali.
Ora non è che la direzione di Sanremo sia chissà cosa ma riflette bene tutto il resto.

Vi lascio pensando a Loredana Bertè.
Loredana sei stata immensa.
Un abbraccio a tutte le direttrici artistiche del mondo: rimanete dove siete. Aumentate.
Forza!

Alla prossima settimana.
Vi lovvo.
Una di noi.

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