“La bellezza Ritrovata” in esposizione a Roma

Roma, Musei Capitolini Palazzo dei Conservatori

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ROMA- L’arte negata, mortificata e distrutta da guerre, furti e catastrofi come i terremoti, può tuttavia rinascere dalle macerie come la fenice, si può rivelare di nuovo grazie alla volontà, l’impegno e la caparbietà dell’uomo nel ricomporre e ricostruire la propria identità attraverso l’arte.

E’ proprio questo il caso della mostra “La bellezza ritrovata. Arte negata e riconquistata in mostra”  che domani aprirà le sue porte, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale e  Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.

L’esposizione è costituita da tre sezioni :

la prima sezione, che riguarda le opere recuperate a seguito di furti, presenta alcuni dipinti di proprietà del Museo Nazionale San Matteo di Pisa, recuperati dai Carabinieri Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Firenze nel 2014.  L’olio su tavola con fondo oro raffigurante l’Addolorata di Quentin Metsys è transitato, ad esempio, prima presso un antiquario di Lucca e successivamente presso una società del settore svizzera, che lo ha proposto in vendita nell’ambito della mostra mercato di Maastricht per la cifra di ben tre milioni di euro. Acquistato in fine da un collezionista straniero, il dipinto è stato localizzato finalmente in Grecia presso un deposito di stoccaggio di opere d’arte e riportato in Italia.

La seconda sezione riguarda le opere salvate dalle zone terremotate dell’Italia Centrale, nello specifico delle Marche. Si tratta di capolavori della rete museale dei Musei Sistini del Piceno e di un dipinto della Chiesa di Sant’Angelo Magno di Ascoli custodito nel deposito del Forte Malatesta di Ascoli, provenienti da alcune sedi danneggiate e chiuse a causa del sisma.

La terza sezione pone l’obiettivo su un tema purtroppo di grande attualità, i danni provocati dalle guerre, partendo dall’esempio di quanto accaduto al patrimonio della cattedrale di Benevento, colpita dalle bombe degli alleati nel settembre del 1943, il cui aspetto non doveva essere tanto diverso da quello delle tante chiese distrutte dai terremoti.

A cura della redazione

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