I misteri di Venezia, antiche leggende e palazzi maledetti

I mascheroni, le colonne rosa di Palazzo Ducale e tanto altro

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Uno scorcio dei canali di Venezia
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  • di Patrizia Caporali

VENEZIA – Quali attributi cercare ancora per descrivere Venezia? Cosa aggiungere su una città veramente unica al mondo? Incantevole, suggestiva, enigmatica.

Ecco, se è ancora possibile dire qualcosa di diverso, possiamo sottolineare l’incanto di Venezia partendo proprio da quelle leggende, da quei segreti, da tutte quelle storie misteriose che si sussurrano tra canali e campielli.

La città sembra avere un’anima inafferrabile, che affonda le sue radici nella storia e tutto ciò che si racconta ha ora il fascino intrigante dei racconti noir, ora l’ingenuità delle favole raccontate ai bambini.

Il palazzo maledetto

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Palazzo Ca’ Dario

Prima tra tante, la storia che si narra su Ca’ Dario, Il palazzo maledetto, un edificio di quattro piani, sul Canal Grande, la cui facciata principale, riccamente decorata da marmi policromi, è leggermente spostata verso destra e definita da Gabriele D’Annunzio inclinata come una cortigiana decrepita sotto la pompa dei suoi monili.

Ma la fama di Ca’ Dario, più che alla sua architettura, è legata al destino comune di morte violenta che ha segnato molti dei suoi proprietari. Certo, la struttura sbilenca, i marmi policromi, le finestre spostate asimmetricamente, le finestre gotiche e le logge della parte retrostante sembrano alimentare la fama di casa maledetta. E così più volte lo è stata!

Le disgrazie sopraggiungono una dopo l’altra, di ogni tipo, dai dissesti economici agli scandali, ai suicidi, alle malattie, alle morti violente. Tragedie e misteri segnano nel tempo la storia di questo palazzo, dal suo primo proprietario a oggi che nessuno ha più il coraggio di comprare.

Basta ricordare il suicidio del famoso industriale Raul Cardini, proprietario della casa, accusato di corruzione e concussione politica o pensare al tenore Mario del Monaco, che rinuncia all’acquisto del palazzo, dopo il coinvolgimento in un tremendo incidente d’auto. Ultimo della serie il bassista John Entwistle morto di infarto, dopo aver affittato Ca’ Dario per una vacanza.

Sottoportico Zurlin

Un altro incredibile racconto parla di ciò che avviene in una notte nel sottoportico Zurlin, il più basso di tutta la città, mentre una fitta nevicata infuria sulla laguna. Il medico personale del vescovo sta tornando a casa su una gondola, quando sente le grida una ragazza, avvolta in uno scialle nero, che lo prega di prestare le sue cure alla madre sofferente.

Sorpreso dal fatto che lo abbia riconosciuto come dottore, si affretta a soccorrere la madre della ragazza ed entra nella corte interna; lì trova la donna, che in passato era stata una sua domestica, afflitta da polmonite.

Dopo essersi prodigato a curarla, si complimenta con lei per lo zelo e le premure della figlia: aspettando la mattina successiva sarebbe stato troppo tardi! Ma il fatto sorprendente sta nel fatto che la figlia della donna era morta un mese prima.

Il dottore non riesce a credere, ma a prova di quella triste realtà, la donna indica un armadio di fronte al letto dove sono le scarpe e lo scialle della giovane, perfettamente identico a quello che lui aveva visto poco prima, con la differenza che era perfettamente asciutto.

I mascheroni

E che dire degli inquietanti mascheroni che popolano palazzi e chiese? Sardonici, impressionanti, irridenti e talvolta quasi ingenui, stanno lì sulle facciate, agli ingressi a raffigurare l’immagine del diavolo, un demonio invisibile e torbido che, nel medioevo cristiano, diventa protagonista della vita umana.

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Mascherone della Chiesa di Santa Maria Formosa

Quelle immagini minacciose servono ad avvertire i cittadini che il male è sempre e dovunque presente: rappresentato come uomo bestia, o sghignazzante, o con particolari sconvolgenti di facce umane normali contaminate da orecchie animali, barbe caprine, o bocche spalancate con fauci pronte a divorare, il demonio è sempre in agguato.

Ed ecco che un incredibile numero di mascheroni, indiscutibilmente artistici e decorativi ma anche terribili per la loro bruttezza, si diffonde nella città, a Cà Pesaro, all’ingresso del Campanile della Chiesa di S. Maria Formosa, sul Ponte dei Sospiri, all’inizio della fondamenta della Misericordia a Cannaregio, a Palazzo Rezzonico e su tanti altri edifici.

Le tragiche storie d’amore

E non mancano le storie d’amore finite tragicamente come ciò che si tramanda con Il bocciolo di San Marco alla cui origine c’è l’amore contrastato tra Maria, la figlia del Doge, e Tancredi, un giovane di umile condizione.

Davanti all’opposizione del padre, la ragazza suggerisce all’amato di arruolarsi nella guerra contro i turchi, in modo da far passare in secondo piano la propria misera situazione, tornando poi gloriosamente dalla battaglia.

In effetti la fama di Tancredi è grande quanto il suo coraggio, ma un giorno viene ferito mortalmente e cade su un roseto. Prima di morire fa recapitare a Maria un bocciolo di rosa tinto del rosso del suo sangue, come ultimo pegno d’amore.

Il giorno dopo aver ricevuto il messaggio di Tancredi, il 25 aprile, Maria viene trovata morta nel suo letto con il bocciolo sul petto. Da allora la tradizione veneziana vuole che ogni 25 aprile i veneziani facciano omaggio di un bocciolo di rosa alla persona amata.

La strega e la statua di Ercole

Altrettanto famosa è la leggenda della strega che avvicina Manetta, la figlia del pittore Jacopo Tintoretto e, promettendole che sarebbe diventata come la Madonna, la convince a rubare le ostie della comunione. La bambina inizia a tenere le ostie in bocca senza inghiottirle per nasconderle in una scatola nel giardino di casa, vicino all’abbeveratoio dove gli animali, quando vanno a bere, cominciano a inginocchiarsi.

Tintoretto, insospettito da quello strano comportamento delle bestie, scopre le ostie nascoste e comprende ciò che sta accadendo. Così ordina alla figlia di invitare la vecchia a prendere le ostie, ma appena questa mette piede in casa, Tintoretto la colpisce con una randellata di botte.

La strega si trasforma in gatto e fugge attraverso la parete in una nuvola di fumo, lasciando sul muro un buco che Tintoretto copre con un rilievo, su cui scolpisce Ercole nudo con la clava in mano, a monito e guardia dell’abitazione.

La strega non torna mai più, ma l’altorilievo si trova ancora sulla facciata della casa dove Tintoretto è rimasto gli ultimi vent’anni prima della morte.

Le colonne rosa

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Le due colonne rosa di Palazzo Ducale

Non ultima la curiosità le due colonne rosa di Palazzo Ducale dove il Doge annunciava le condanne a morte, ma qualcuno afferma anche che qui avvenivano le esecuzioni e quindi di colore diverso dalle altre, proprio per ricordare il colore del sangue.

Ma ancora tante terribili storie di manicomi disumani nelle isole della Laguna, tanti aneddoti sulle cortigiane, tra casinò e bordelli, tanti intrighi passati e misteri irrisolti.

Tante leggende di fantasmi, di morti misteriose, di sotterfugi, e poi la vera storia di Casanova, il Santo Graal, il ponte del Diavolo nell’isola di Torcello, il mistero dell’ ultimo incendio del Gran Teatro della Fenice e mille altre ancora.

In fondo l’eccentrico incanto di Venezia è anche tutto questo.

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