Horror Movies: “Il pozzo e il pendolo” di Roger Corman

di Gianluca Donati

Come di solito nei film di Roger Corman tratti dai racconti di Edgar Allan Poe, anche “Il pozzo e il pendolo” inizia con un personaggio che dopo un lungo viaggio, raggiunge un maniero gotico all’interno del quale si svolge la storia del film. Siamo nel Cinquecento e Francis Barnard arriva in carrozza al castello della famiglia Medina, per scoprire le circostanze della morte di sua sorella Elizabeth (Barbara Steele), l’adorata moglie di don Nicholas Medina (Vincent Price). Sin dall’inizio, Nicholas (che vive con i domestici e la sorella Catherine), appare reticente e sembra nascondere qualcosa. A insospettire ulteriormente Barnard, il fatto che Nicholas sia figlio dello spietato inquisitore Sebastiano Medina.

A nulla servono le rassicurazioni di Catherine, che descrive Nicholas come persona gentile, diversissima dal crudele e sadico padre; Barnard rimane sospettoso e decide di restare al castello fin quando non avrà risolto il mistero. Improvvisamente giunge al castello il dottor Charles Leon, amico di famiglia dal quale Barnard apprende nuovi dettagli sulla morte di sua sorella che aumentano i suoi sospetti. Ma a un certo punto il mistero s’infittisce, poiché fatti inspiegabili cominciano ad accadere nel castello: nel cuore della notte si ode da lontano il suono di un clavicembalo che sveglia tutti gli astanti e Nicholas riconosce il modo di suonare della moglie. Nicholas è ossessionato dall’idea che Elizabeth sia stata sepolta viva, e che ora il suo fantasma si aggiri per il castello.

“Il pozzo e il pendolo” (1961) è tra i più riusciti film horror della celeberrima serie del ciclo ispirato ai racconti di Poe che Corman ha prodotto e diretto. È stato spesso indicato come il film horror più bello della storia; certamente è un vero e proprio gioiellino, godibilissimo, appartenente al genere horror-gotico il cui fascino inquietante resta intatto nel tempo, sebbene per apprezzarlo occorre essere degli amanti del genere: è un film per esperti e lontano dalle mode moderne di girare horror. A dire il vero, del racconto di Poe non c’è quasi nulla, anche perche la storia in questione del grande scrittore americano, era impossibile da trasportare sullo schermo; quella operata dallo sceneggiatore Richard Matheson è una reinvenzione totale, mescolando horror e giallo.

La recitazione degli attori è marcatamente teatrale (a cominciare da quella del grande Price, un veterano del cinema del terrore), magistralmente diretti da Corman, abilissimo a creare la necessaria suspense. Come già aveva fatto nel precedente “I vivi e i morti”, Corman usa filtri cromatici (grandissima la fotografia diretta da Floyd Crosby), e qui sperimenta lenti deformanti per ricreare atmosfere deliranti, soprattutto nelle sequenze dei ricordi in flashback che davvero mettono i brividi. Il film non si fa mancare niente dei tipici ingredienti dell’horror-gotico: nebbie, gli interni del castello, stanze di tortura, passaggi segreti, ripide scalinate, ragnatele e ragni.

Alcune scene sono memorabili, come l’inizio con l’arrivo di Barnard al castello immerso nella nebbia e i titoli di testa sulle inquadrature dei flutti del mare che schiumeggiano sulla scogliera, con l’inquietante sottofondo musicale composto da Les Baxter; o la già citata lunga sequenza nella quale risuona sinistramente nella notte il suono del clavicembalo; o ancora la sequenza del racconto di Nicholas bambino che entra nella claustrofobica stanza delle torture del padre Sebastiano (sempre interpretato da Price); ricca di suspense la scena nella quale aprono la tomba di Elizabeth per riesumarne la salma, e ovviamente tutta la parte finale con lo strumento di tortura del pendolo tagliente che scende lentamente e inesorabilmente. Il film è entrato nella leggenda ed è stato fonte d’ispirazione per molti cineasti, in primis Tim Burton che l’ha citato in almeno due film: “Il mistero di Sleepy Hollow” e “Dark Shadows”.

 

 

 

 

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