“Il giorno di un Dio” diretto da Cesare Lievi a Roma

Dal 12 al 21 gennaio al Teatro Argentina di Roma

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ROMA- A cinquecento anni dalla Riforma Cesare Lievi, regista colto e raffinato, incontra Martin Lutero portando in scena Il giorno di un Dio, una coproduzione Teatro di Roma al fianco di Emilia Romagna Teatro e Stadttheater di Klagenfurt (Austria), città che ne ha ospitato il debutto assoluto lo scorso 5 ottobre, esattamente cinquecento anni dopo il rivoluzionario gesto. Con un cast di 4 interpreti tedeschi e 4 italiani arriva dal 12 al 21 gennaio  ore 21.00 sul palcoscenico del Teatro Argentina per riflettere sulle conseguenze della “riforma” e su temi attualissimi come teologia e libertà, fede e fanatismo, autorità e coscienza.

«Non si saprà mai se il 31 ottobre 1517 Lutero conficcò veramente sulla porta della Chiesa del Castello di Wittenberg le sue 95 tesi contro la pratica delle indulgenze – racconta il regista Cesare Lievi, anche autore del testo – resta il fatto che quel giorno l’allora poco più che trentenne Martin Luther stava cambiando non solo la sua ma la vita di tutti noi. Ma oggi cosa rimane nella nostra vita quotidiana, pubblica o privata, di un evento storico che segnò così profondamente l’Europa? In che modo questi testi hanno tracciato il nostro modo di pensare e vivere l’esistenza? Qualcosa di vago, d’indistinto che pur agisce con forza e determinazione segrete, inconsapevoli, indipendentemente dal fatto che si sia atei, cattolici, riformati o semplicemente nulla?».

Rigoroso intellettuale, regista, drammaturgo e poeta, da sempre diviso tra Italia, Germania e Austria, paesi nei quali ha diretto allestimenti sia di prosa che di lirica, Cesare Lievi intesse dodici frammenti scenici alla ricerca dell’eredità rimasta dalla pubblicazione delle “95 tesi” contro le indulgenze papali di Martin Lutero. E lo fa interrogandosi su ciò che resta di quella vicenda storica umana e religiosa nelle nostre coscienze di uomini contemporanei.

Un cast metà italiano e metà tedesco – Hendrik Arnst, Valentina Bartolo, Bea Brocks, Paolo Garghentino, Irene Kugler, Gregor Kohlhofer, Graziano Piazza, Alvia Reale che porta in vita i dodici frammenti raccontando in due lingue diverse («a quel tempo l’unità linguistica europea, costituita dal latino, si era spezzata definitivamente») la sua storia e contemporaneamente mostrano scene e immagini il cui motore è lo stesso che ha determinato e dominato la sua esistenza, motivi che ci appartengono e ci attraversano nonostante la società sia completamente mutata: «Dio, il padre, e l’uomo, il figlio; l’anelito dei vivi verso l’alto e il loro inesorabile cadere; la parola di Dio e la sua interpretazione; l’autorità e la coscienza; la libertà e l’intolleranza; la tolleranza e la necessità di ordine; il fanatismo e le guerre condotte in nome di questo fanatismo; l’importanza della parola scritta e la sua decadenza; la forza delle immagini e il loro pericolo…». Dodici frammenti. Dodici scene legate associativamente. Dodici immagini di noi contemporanei. Dodici riverberi della vicenda di Lutero in noi e nel nostro tempo.

 

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