Diaccia Botrona, un paradiso nella Maremma

Fenicotteri, aironi, colori intensi e paesaggio mozzafiato

diaccia botrona
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  • di Patrizia Caporali:

CASTIGLIONE DELLA PESCAIA – Più di mille ettari di riserva naturale in una Maremma bellissima che nonostante il progresso ha conservato il carattere selvaggio e lo splendore di un luogo incontaminato. Siamo nell’ultimo lembo del Padule di Castiglione della Pescaia, a un passo dalla pineta e dalla frequentatissima spiaggia, siamo all’interno della Diaccia Botrona, un’area protetta caratterizzata da un ambiente tipico palustre, una delle poche risparmiate dalle massicce opere di bonifica che per secoli hanno interessato tutta la zona. E se parlare di stagni, paludi e acquitrini fa pensare a un luogo desolato, ciò non accade in questa magnifica riserva di grande importanza storica che, oltretutto, rappresenta l’habitat ideale per tanti esseri viventi, animali e vegetali.

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La palude

La Diaccia Botrona, che oggi è una vera e propria banca genetica per il mantenimento della biodiversità della zona, in origine era quasi interamente occupata dall’antico Lago Prile o Preglio. Poi una grande duna di sabbia cominciò a separare il mare dalla laguna, lasciando delle aperture da cui l’acqua marina continuava a filtrare, garantendo la salubrità del lago e la salinità delle acque.

Ripercorrendone l’importante valore storico, troviamo testimonianze di epoca sia etrusca sia romana con l’Isola Clodia, una collinetta allora completamente circondata dalle acque del lago, dove sorgeva la villa fatta costruire da Clodio, nel I secolo a.C., forse per rivalsa sul legittimo proprietario che non gli aveva venduto il terreno, ma sicuramente perché questo era un ambito posto di villeggiatura, dall’aria sana e piacevole, a differenza della palude che sarebbe poi diventata nel corso degli anni.

Probabilmente, durante il Medioevo, qui fu edificata l’Abbazia di San Pancrazio al Fango, della quale rimangono solo pochi ruderi a conferma che, anche allora, il lago continuava a rappresentare una fonte economica fondamentale per l’estrazione del sale e per la pesca. Nel XVI secolo le condizioni ambientali della Maremma cambiano in modo significativo. Con la peste nera e la decisione di destinare più terre al pascolo, viene a mancare la presenza degli agricoltori e la corretta manutenzione dei terreni e dei corsi d’acqua; inevitabilmente si diffonde la zanzara anofele e l’epidemia di malaria. Furono i Lorena a iniziare grandiose opere di una bonifica che si concluderà definitivamente tra il 1950 e il 1960 con la riforma agraria dell’Ente Maremma.

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La Casa Rossa

Oggi all’interno della riserva c’è un moderno centro visita e museo multimediale, la Casa Rossa, costruita come un grande regolatore idraulico dall’ingegnere e matematico Leonardo Ximenes, su commissione di Pietro Leopoldo di Lorena, affinché la zona non fosse completamente prosciugata e si continuasse a controllare il deflusso delle acque. Il museo, centro di documentazione e informazione, è anche un ottimo punto di osservazione, per ammirare le diverse specie di uccelli, durante lo svernamento, la sosta e la nidificazione. E proprio da qui partono le visite guidate con il barchino, mezzo ideale per apprezzare lo spettacolo di grande armonia e bellezza offerto dal rigoglio della flora e della fauna.

La Diaccia Botrona, infatti, è tra le poche zona in Italia dove migrano i fenicotteri rosa e non solo! Qui è possibile seguire lo splendido volo di falchi, aironi bianchi e cinerini, cuculi, albanelle reali, cavalieri d’Italia o lasciarsi incantare dal canto di cannaiole, allodole, usignoli di fiume. Una splendida riserva popolata da oche selvatiche, anatre, germani reali, ma anche mammiferi quali volpi, tassi, ricci, istrici, lepri, martore oppure rettiliche si muovono tra pini, olmi, salici, lecci, tamerici, pioppi bianchi e un fitto sottobosco dove fioriscono cisti, rosmarino, mirto, lentisco, ginepro, erica arborea, multiflora.

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I fenicotteri di Diaccia

Insomma la Diaccia Botrona è proprio la perla rara di questa incantevole Maremma che offre uno spettacolo unico in ogni stagione dell’anno. Ma se l’estate è il periodo meno adatto per visitarla perché il caldo, l’afa e le zanzare possono ridurne il fascino, la primavera e l’autunno offrono i momenti più suggestivi. In primavera, con l’avvio della stagione riproduttiva, tutto il padule risuona dei melodiosi canti di uccelli intenti ad attirare un partner, mentre si può assistere alle laboriose costruzioni dei nidi tra la vegetazione che si risveglia con la fioritura delle tamerici o si accende con il canneto sempre più verde e rigoglioso negli stagni d’acqua dolce.

Le prime piogge autunnali e i segni di un inverno ormai vicino, arricchiscono di colori intensi la flora palustre, mentre partono gradualmente gli uccelli migratori e passano quelli che sosteranno brevemente per avviarsi presto verso sud, nelle aree di svernamento. Alcune specie rare come la cicogna nera si fermeranno solo per pochi giorni prima di migrare, così come i fenicotteri rosa raggiungono i numeri maggiori proprio in questo periodo. E la magia non scompare neanche nei mesi invernali quando i livelli delle acque sono finalmente più alti, il padule è animato da una moltitudine di uccelli e nel cielo è facile vedere i tipici stormi a forma di V delle oche selvatiche e delle anatre, che si spostano o fuggono dalle minacce di qualche falco. Un vero paradiso, un angolo incredibilmente suggestivo, dove vivere un’esperienza diversa ma di grande intensità.

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1 Comment

  1. Bellissimo articolo, scritto con la mente e con il cuore. Non manca nulla, slo la voglia e l’interesse per visitare questa importantissima riserva naturale.

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